lunedì 15 settembre 2014

Estate a Zofingen.....

                    Gruppo vacanze Powerman alla fontana in centro
                     Caloroso saluto della compagine italiana :)
                        Con Caterina , Simona e Sabrina prima del via....
                     Impossibile resistere al tiramisù
                        un saluto alle mie fans pavesi :)

....ed è una rarità ad inizio settembre, perchè ipotizzo accada in termini temporali come il periodo intercorrente fra un'eclissi solare e l'altra.
Scaramanticamente tendo a guardare le previsioni meteo relative alla gara da disputare solo nei 3-4 giorni antecedenti, per evitare inutili "seghe mentali". Trattandosi del Powerman Zofingen, un evento spesso flagellato dal cattivo tempo, dedico maggiore attenzione nel cercare di capire quale sarà l'abbigliamento necessario a scongiurare possibili casi d'ipotermia. In passato ci sono andato assai vicino, ragion per cui sono particolarmente condizionato da tali spiacevoli ricordi e, nel dubbio, tendo a coprirmi forse oltremisura.
E' considerata una "gara-mito" per gli amanti della duplice disciplina, la Mecca del duathlon, ed associata a condizioni atmosferiche ostili. Personalmente sono legato a questa competizione interpretata alla stregua di una sfida con me stesso, un'autopunizione goliardica se consideriamo quanto detesti la strada salire. Sarà nuovamente Campionato Mondiale di Duathlon sulla Lunga Distanza.
La stanchezza mentale accumulata e culminata nella maratona del Polskaman e la successiva vacanza m'avevano consigliato di staccare la spina conscio della durezza dell'imminente impegno svizzero. Se la forma se n'è andata ed il fisico te lo conunica, fare lo gnorri è la corretta via per suicidarsi sportivamente.
Il compare per il quarto anno consecutivo sarà l'amico Franchino, impegnato nella short distance, con la novità rappresentata dalla partenza anticipata al venerdì, in modo tale da poter presenziare al pasta party e relativa serata con distribuzione dei pettorali per i big e gli affiliati al Jubilee Club.
Nessuna strategia si rivela efficace a scongiurare l'annosa coda in entrata alla Galleria del San Gottardo e da qualche anno, i genialoidi gestori del traffico, hanno magistralmente pensato di bloccare i mezzi due volte. Oltre alla tradizionale sosta prima dell'ingresso del tunnel ve n'è un'altra, posta a ridosso di una galleria lunga 300 metri, ed è questa a generare serpentoni allucinanti. Alla fine della fiera circa un'ora e venti il tempo perso e tante maledizioni rivolte alle menti pensanti di tutto ciò.
Per il resto viaggio piacevole così come la temperatura percepita giunti a destinazione in quel di Zofingen , cittadina "bomboniera" tipica della Svizzera tedesca dove nulla è fuori posto ed immediatamente si nota l'elevato standard di vita della popolazione. Ritiriamo la busta contenente pettorale, vari gadgets ed il voucher mediante il quale si può usufruire del pasta party offerto dall'organizzazione. Bevande escluse e questa cosa l'ho sempre mal digerita.....
Menu della cena composto da : spaghetti ,presi rigorosamente in bianco con l'aggiunta di formaggio grattuggiato, penne con panna e spinaci, verdura mista composta da insalata verde e carote tagliate a julienne. Dopo l'immancabile bis, un bel piatto con fette di plum cake alla vaniglia, al cacao ed alle nocciole, tutti quanti un po' asciuttini ma gustosi al palato.
Spesso ci domandiamo se siamo effettivamente in Argovia e nel mese di settembre oppure in riviera romagnola ad agosto considerato il clima strabiliante. E nel percorrere la via principiale del centro storico c'imbattiamo nella comitiva pavese già presente lo scorso anno e rappresentata dagli amici Andrea e Mauro con al seguito le relative famiglie. Serata all'insegna del buon umore e poi risalita nella frazione dov'è ubicato il ristorante dove tradizionalmente prenoto una camera doppia.
Al termine di una lunga giornata trascorsa senza soluzione di continuità, addormentarsi è stata una formalità col risveglio l'indomani caratterizzato da un'insolita nebbia. Ritrovo nella zona nevralgica con altri atleti italiani e dopo aver presenziato al briefing in inglese giro del percorso ciclistico col gruppo pavese e spassosa fermata in cima al mitico Bodenberg GPM della prova. Abbiamo scattato divertenti fotografie e mi sono divertito con le figlie di Mauro e Sabrina sfruttando alcune balle di paglia "incelofanate" presenti sui verdi prati.
Ritornati alla base andiamo a riposarci in camera e trascorse un paio d'ore siamo pronti per la cena e, pur consci dei prezzi stratosferici della classica pizzeria gestita da emigranti italiani , fa sempre un certo effetto leggere il costo di una pizza margherita. Tradotto in euro sono la bellezza di 12,50 quindi il triplo rispetto agli italici prezzi. Optiamo come lo scorso anno per un piatto di penne insaporite con olio extravergine d'oliva e grana grattuggiato seguito da una mezza pizza. Al termine della cena mi sposto di poche centinaia di metri per far visita, nell'altro ristorante, a tutta la truppa capitanata da Andrea e Mauro. All'entrata incrocio Giambattista Rota amico triatleta di lunga data, il quale mi presenta Claudio suo socio nella trasferta d'oltralpe.
Vorrei controllare l'innata golosità però, quando il cuoco ticinese Ferruccio suggerisce a Mauro il tiramisù della casa , cedo alla tentazione e in due minuti lo divoro !
Saluti a tutti e giunti in camera una doverosa occhiata alle previsioni meteo . Ormai è una certezza e l'indomani, scongiurata la pioggia, potremo godere di un percorso asciutto e col passare delle ore anche di una temperatura elevata.
Bello svegliarsi alle 6 del mattino evitando levatacce che di norma anticipano il canto del gallo! Biscotti, barrette e poi controllo finale dei due zainetti, di cui uno destinato alla zona cambio e l'altro negli spogliatoi. Stavolta, pur arrivando di buon'ora , niente parcheggio fortunato vicino alla zona cambio quindi, stanchi di girare a vuoto, ci posizioniamo appena fuori dal centro abitato.
Rapido bike check -in e vestizione negli spogliatoi adiacenti l'Arena,discutendo con gli amici italiani riguardo l'insolito calore e sul cosa indossare nella seconda frazione. L'esperto Federico Girasole, venuto a sostenere e tifare il socio in affari Tiziano, consiglia solamente l'uso del body per l'intera competizione. Breve riscaldamento, qualche foto scherzosa in attesa d'entrare nella griglia di partenza, e l'ennesimo pit stop dietro una siepe dettato dalla tensione pre gara. Nulla al confronto di quando ,dinanzi a me, vedo lo specchio d'acqua sapendo le mie difficoltà ad avanzare in codesto fluido :)
Presentazione degli atleti dati per favoriti e trascorsi pochi minuti il via. Percorso mezzo chilometro, sto già sbuffando sulla prima indigesta erta di giornata, descritta ampiamente nei post degli anni precedenti. Considerata la scarsa forma nella corsa mi sono ripromesso di salvaguardare i quadricipiti pur sapendo la durezza del percorso e l'inesorabile sollecitazione degli stessi nei continui saliscendi. Nella seconda tornata cammino a tratti nel ripido tratto precedente l'entrata nel bosco e gestisco le forze sino al termine dei quasi 10 km. Prima transizione e svaniscono i dubbi sull'indossare o meno il gilet windstopper ,complice la presenza di un sole splendido sole ed una temperatura gradevole.
Partenza cauta, curioso di scoprire come si comporteranno le gambe dimostratesi poco reattive nelle uscite pre Powerman. Preferisco sfruttare sin dalla prima salita rapporti molto agili, conoscendo lo scarso feeling del sottoscritto quando la strada s'impenna. Elettrizzante buttarsi a capofitto, sfruttando l'asfalto asciutto, nella ripida e dritta discesa in mezzo al bosco. Sino all'attacco della mitica ascesa al Bodenberg vi è la possibilità di rifiatare e l'esperienze passate consigliano sin dai primi metri d'azionare il pignone più grande. Noncurante della presenza d'alcuni validi grimpeur ,salgo a velocità costante, sudando abbondantemente malgrado la quota sia prossima agli 800 mt.
Discesa composta da tre tornanti, col primo "easy" mentre gli altri due necessitano di particolare attenzione poichè un eventuale errore verrebbe pagato a caro prezzo. La salute in primis....
Al termine della stessa, per gli amanti della velocità, si presenta un segmento velocissimo dove verrebbe naturale andare a tutta commettendo, in tal senso, un grave errore. Alla terza tornata la deflagrazione sarebbe la logica risultante dello scellerato comportamento.
Sarà questo colpo di coda dell'estate, la pedalata scevra dalle celeberrime piogge a farmi avvertire buone sensazioni? Temo i 50 chilometri finali, sudo parecchio allorchè debbo affrontare la faticosa risalita al Bodenberg ed essendo al terzo passaggio cerco di limitare i danni. Pendenze costanti,oscillanti fra l'8 ed il 10% col famigerato strappo al 14%, numeri impegnativi per chi  non "mastica" in allenamento simili pendii :)
Al termine dei 150 km sui pedali sono soddisfatto della prestazione, scaturita da un'oculata gestione dell'energie fisiche. Il desiderio sarebbe quello di correre degnamente, pur sapendo d'attraversare un periodo in cui le prestazioni di corsa lasciano a desiderare. E per chi conosce il tracciato della terza frazione può ben capire come sia ancor più arduo affrontarlo se la condizione fisica  è lacunosa.
Camminerò parecchio, perchè dopo 5 ore di gara doversi sorbire simili salite ed un dislivello di 700 metri contribuiscono notevolmente alla causa. Le forze sono al lumicino ed i secondi 15 km infiniti, così come le passeggiate nei boschi sopra Zofingen. Durante gli ultimi 2 km, nella lunga discesa verso il centro cittadino, rilasso la mente e respiro aria di gloria perchè entrare nell'Arena applauditi dal pubblico presente sulle tribune, è come sentirsi un vincitore . Tutti lo sono, dal primo all'ultimo, e ricevono personalmente le congratulazioni dal Presidente Stefan Ruf , immancabile nei pressi dell'arrivo.
Doccia, massaggi, un piatto di penne leggermente stracotte, baci ed abbracci con gli amici italiani incontrati . Ringrazio tutti per la divertente compagnia e mi complimento con loro, perchè portare a termine il Powerman Zofingen è qualcosa che ti entra nella pelle, con un impeto emotivo ed una  passionalità unici. Queste sensazioni le conserverai nei tuoi ricordi per sempre....
Un grazie di cuore a Sabrina, alle sue simpaticissime figlie e Caterina per il tifo da stadio :)

God bless you !!!

martedì 2 settembre 2014

Polskaman e giro turistico......

piastra arrugginita ........
 Arrivo
la carina piazza nel centro di Wolsztyn

Sullo sfondo la Torre della Televisione
Porta di Brandeburgo by night

 dentro lo Stadio Olimpico 
Vista notturna di una delle due Torri del Ponte Carlo 
Cattedrale di San Vito
Lindau, città vecchia

Associare una gara vicino a qualcosa da visitare è stato il leit motiv estivo degli ultimi quattro anni. Dopo Budapest, ammirata lo scorso anno,un mio pallino da sempre era poter mettere piede in due famose capitali europee, Berlino e Praga , città decisamente attraenti per svariati motivi.
Quale competizione poteva conciliarsi con questo progetto vacanziero? Sfogliando il calendario degli Ironman fuori circuito WTC la scelta è caduta forzatamente sul Polskaman ed una volta trovato nell'allievo Roberto il compagno di viaggio ho dovuto pianificare le varie tappe e relativi pernottamenti.
Booking.com  è il sito che utilizzo per cercare sistemazioni alberghiere,con un buon rapporto qualità-prezzo, ed occorre fidarsi delle valutazioni ed impressioni di chi ha già soggiornato nelle strutture prescelte.
La tratta d'andata, con destinazione Wolsztyn, lunga 1200 km si è deciso di frazionarla con due soste, la prima poco prima di Norimberga, la seconda poco distante dal confine polacco.
Divertente ammirare in Baviera il Gasthof col tradizionale marchio di fabbrica, rappresentato dai soliti pensionati intenti a scolarsi un'infinita serie di birre medie come se fossero acqua naturale. Ci vuole un fisico bestiale, tanto per citare un brano tormentone del passato...
Accolti dalla possente "sciura" bavarese veniamo dirottati in un altro Gasthof lontano circa 2 km scortati da un tipo pittoresco di nome Heinz marcatamente teutonico nel suo approccio pseudo -militaresco. Essenziale e quadrato, senza fronzoli, ma cordiale ci mostra la nostra ampia stanza. Ottima, sia quest'ultima, che la colazione del mattino successivo e per fortuna avevamo l'amena cittadina di Anbach a 18 km altrimenti avremmo incontrato notevoli difficoltà riguardo la cena della sera precedente. Impensabile, almeno per noi due, consumare i pastrocchi tedeschi. Ci siamo accontentati di una pseudo-pizza, però la fame era tanta ed in questi casi si chiude uno occhio, anzi due direi :)
Lasciata la sempreverde Baviera coi suoi vasti prati ,che si perdono a vista d'occhio, la seconda tappa di trasferimento programmata era Bautzen, città dell'ex Germania dell'Est dove veniamo accolti da un'atmosfera veramente familiare. La signora proprietaria dell'appartamento è di una gentilezza infinita e rimaniamo stupefatti dalla grandezza dello stesso , notevolmente accessoriato soprattutto in cucina. 
"Nemmeno casa mia è così bella !" è la frase che sgorga spontanea alla vista di tutto ciò seguita da una risata d'entrambi :)
Unica nota stonata il meteo piovoso associato ad una temperatura autunnale, nonchè la diffidenza della popolazione locale poco propensa al dialogo ed a fornire informazioni al turista disorientato. Nessuna banca si degna di cambiare euro in zloty utili per le future spese polacche, allora non ci resta che affidarci ai celeberrimi Kantor durante una sosta nel trasferimento verso Wolsztyn. Provvidenziale è stato l'acquisto di una cartina del territorio polacco.
Indimenticabili quei 250 km , fermamente convinti di poter viaggiare, oltre al primo tratto autostradale, su strade a scorrimento veloce (segnalate in rosso sulla mappa) invece è stata la tratta più corta e sofferta dal punto di vista psicologico. Il culmine è stato raggiunto allorchè un poliziotto piazzatosi in mezzo alla carreggiata ci ha costretto a deviare in una strada secondaria. 
"Dai pensiamo positivo, avranno messo cartelli per riportarci sulla retta via ..." ho erroneamente esclamato ma poi cammin facendo ci siamo arrangiati trovando una via di fuga e la soluzione a questo inconveniente. Ma che stress !!!! E poi ci lamentiamo dell'Italia senza conoscere queste realtà....
Suggestivo attraversare minuscoli paesi ,composti da quattro case a tratti non interamente intonacate mentre transitando in piccole città era meno evidente la differenza col mondo occidentale. 
La nostra meta, Wolsztyn, si è rivelata una cittadina tranquilla ben curata e con un piccolo centro caratterizzato da una piazza all'interno della quale verrà posizionata la zona cambio del Polskaman. Full distance per il sottoscritto, Half per Roberto.
Non sempre le ciambelle riescono col buco ed infatti , la scelta del camping e del relativo chalet prenotato per il soggiorno, sono risultate infelici. Ricordo lo shock alla vista del tugurio dove avremmo dovuto dormire e possibilmente consumare i nostri pasti. La piastra elettrica aveva i due fuochi arrugginiti, i materassi a dir poco sudici ed immediatamente coperti con doppie lenzuola. Primo ostacolo da superare è stato scovare un modo per riuscire a portare ad ebollizione l'acqua per cuocere la pasta e subito si è compreso la scarsa potenza del fornello. Benedetto bolittore portato da casa capace di portare l'acqua ad un'alta temperatura e poi trasferimento della stessa nella pentola. In tal modo, seppur con tempi piuttosto dilatati, si riusciva a sopperire al problema riuscendo a cucinare un buon piatto di fusilli con tonno e sgombri.
E' un continuo sbirciare il meteo previsto per il giorno fatidico, le previsioni sono contrastanti, e l'unica certezza sarà la bassa temperatura dell'aria quando dovrò inforcare la bici. Si parla di 13-14 gradi quindi imperativo coprirsi per scongiurare possibili colpi di freddo causati dallo sbalzo termico.
Partenza in acqua ore 6 per il Full e 9 per l'Half,  ma Roberto condividerà la sveglia alle 3.30 e successivamente verrà gentilmente ad accompagnarmi in zona cambio. Il bike check-in della vigilia è rapidissimo considerata l'esigua presenza d'iscritti alla distanza Ironman. All'incirca 60 i partenti e decido di coprire solo la sella confidando nelle previsioni meteorologiche, le quali indicano nuvolosità senza pioggia. 
E difatti qualche ora dopo arriverà un bell'acquazzone tanto per smentirle.......
Nonostante lo scomodo giaciglio la nottata scorre tranquillamente a differenza del brusco risveglio procurato dalla sveglia dell'odiato,in questo caso,cellulare. Agghiacciande ! :-)
Sbircio fuori dal tugurio e noto un cielo nuvoloso, perciò rimarrà un rebus capire come s'evolverà la situazione. Fa freddo e durante il breve tragitto per raggiungere il centro di Wolsztyn il termometro dell'auto di Roberto segna 13 gradi. L'umidità dell'aria, a mio avviso, fa percepire una temperatura minore. 
Trasferimento, con una camm inata di 10 minuti, alla zona di partenza della frazione natatoria ed arrivati sulla spiaggetta sento qualche goccia cadere.Inizia a piovere con una certa intensità, ragion per cui, cerchiamo riparo sotto al chiosco del bar utile per indossare la muta e mantenere la temperatura corporea costante. L'umore ovviamente è pessimo e nel breve briefing prima dello start cerco di capire il posizionamento della prima boa. Un ragazzo indica come riferimento una spiaggia all'orizzonte però il mistero rimane intatto.
Partenza bagnata dentro e fuori il laghetto e come riferimento nessuna boa direzionale, solo un'isoletta e subito dopo avrebbe dovuto esserci la boa dove svoltare a sinistra. Da lì  ridiscendere nuovamente in direzione dell'isoletta , circumnavigarla e poi puntare il gonfiabile azzurro Decathlon posto sul molo che dal centro città conduce verso il lago. Un tragitto "leggermente" arzigogolato :-O
Passo la suddetta isoletta, alzo diverse volte la testa e mi chiedo se sono ancora assonnato perchè non si scorge nessuna boa. Morale della favola, la fatidica svolta era molto più in là di quanto credessi ed alla fine dell'interminabile nuotata mi sono reso conto della distanza fasulla. Erano sicuramente 4 km abbondanti :O
Esco frastornato, aiutato dai volontari a mettere piede sulla terraferma e corricchio con cautela il segmento di porfido sino all'imbocco della zona cambio. Classica transizione godereccia perchè occorre indossare il gilet windstopper (Santo sia l'inventore del tessuto antivento), i manicotti ed una fascia sottocasco.
Ha smesso di piovere ,l'asfalto è bagnato, l'anello da ripetere sei volte è privo d'asperità , devi sempre pedalare e presenta qualche falsopiano che diventano ostici nei tratti in cui il vento è contrario al senso di marcia. Col passare dei giri aumenta d'intensità, al contrario della condizione atletica pertanto ritengo opportuno diminuire la velocità per "schivare" implosioni e trovarsi a pedalare a fondo lento. Incrocio Roberto e lo vedo in gran forma.
Se il nuoto era sovrastimato la frazione ciclistica risulterà 5 km inferiore ai canonici 180 km e giunto alla seconda transizione rimane l'incognita di constatare, col passare dei chilometri, come reagirà il fisico alla stanchezza accumulata sin qui. Scevro da riferimenti cronometrici affronto con cautela i primi giri e procedo ad una discreta andatura, sennonchè s'accende la spia della riserva con largo anticipo e le gambe, di comune accordo con la testa, decidono di prendersela comoda. Quando vedo Roberto rallento e gli spiego la decisione presa, poichè oltre alla mancanza di condizione sto pensando alla settimana di ferie che verrà.
Un violento scroscio s'abbatte sulla corsa e rinfresca l'ambiente senza però risvegliare il torpore atletico in cui sono caduto nè la speranza di un'eventuale rinascita. All'inizio dell'ultima tornata raccolgo l'incitamento di Roberto e, sentendo il profumo del traguardo, cerco di limitare le camminate.
Ultima svolta a destra ed immissione nel parco, all'interno del quale è situato l'hotel più lussuoso della città e l'arrivo della prova.
Concludere un IM tralasciando l'aspetto cronometrico, insignificante per un amatore come il sottoscritto, è motivo di soddisfazione e godimento personali. Anche stavolta ho portato a spasso la spilla dell'Associazione Simone Grassi,  il fiocco rosa della Lilt e questo credo sia l'aspetto più significativo. 
Ottima performance dell'allievo Roberto presente al traguardo e col quale si è brindato alla buona riuscita della nostra avventura sportiva. 
Lunga attesa il giorno seguente per il posticipo, senza preavviso, delle premiazioni e partenza per Berlino, capitale federale della Germania. Saranno due giorni con una sostanziosa tabella di marcia e numerosi chilometri percorsi a piedi per visitare le cose più significative della città. La visita al Museo DDR è doverosa e ,seppure in maniera piuttosto turistica ad uso e consumo del turismo di massa, fornisce una quadro di com'era la vita del tedesco d'oltre cortina. Una vita di privazioni e sotto costante sorveglianza sembrerebbe il messaggio trasmesso al visitatore.
Attesa di oltre 3 ore per salire sulla Torre della Televisione , uno dei simboli della metropoli germanica, alta più di 300 metri con sosta a 203 raggiunti in 40 secondi. Suggestivo il  panorama ammirato, forse un po' caruccio il ticket ma a Berlino, per usare una frase fatta, si paga anche l'aria respirata :)
Altre irrinunciabili visite sono state : Porta di Brandeburgo , Reichtag, Alexander Platz, la Statua della Vittoria, il Muro poco lontano dal famoso Checkpoint Charlie, nome attribuito dagli Alleati occidentali al  punto di passaggio del Muro tra Berlino Est e Berlino Ovest durante la Guerra Fredda.
Nota positiva la moderna Stazione Centrale e la Metropolitana cittadina che vanta ben 10 linee. 
Prima di trasferirci a Praga visita allo Stadio Olimpico dove nel lontano 1936 il mitico Jesse Owens vinse quattro ori di fronte ad Adolf Hitler e l'Italia calcistica due Mondiali, uno nel 1936 e l'altro nel 2006 . Ora ci gioca l'Hertha Berlino.
Altri due piacevoli giorni trascorsi a Praga respirando un'aria diversa rispetto alla multietnica Berlino, in quanto la capitale boema trasuda storia di un'epoca più antica se si pensa che a suo tempo fu Capitale del Sacro Romano Impero. 
Non vorrei dilungarmi troppo e cito come monumenti interessanti d'ammirare il Ponte Carlo con ai lati le due Torri, la Città Vecchia ed il Municipio caratterizzato dalla Torre con l'orologio astronomico, il Castello di Praga con la maestosa Cattedrale di San Vito
Lasciata la capitale Ceca con l'intenzione di spezzare il viaggio abbiamo pernottato sopra il Lago di Costanza e la mattina seguente, rimessi per l'ultima volta i panni del turista, siamo scesi a Friedichshafen e Lindau. Di quest'ultima avevo visto numerose foto del centro storico ubicato su un'isola collegata alla terraferma tramite un ponte stradale e ferroviario. Malgrado temperature autunnali siamo rimasti positivamente colpiti dalla sua bellezza.
Germania , Austria e Svizzera e rientro in patria al termine di un lungo tour con all'attivo 2931 km. percorsi.
Ringrazio l'allievo Roberto per averlo condiviso in mia compagnia :)

God bless you !!!

lunedì 21 luglio 2014

100 km di Asolo : una lunga passeggiata....

 Saluto di prassi prima della partenza

In linea col mio stile naif, abile nell'improvvisare appuntamenti sportivi al di fuori del periodo legato alla multidisciplina, ho sciaguratamente pensato di riempire il vuoto venutosi a creare fra un Ironman (Austria) ed il successivo . Sfogliando i calendari podistici, l'occhio si è soffermato su un evento intrigante , capace d'accendere la lucina del mononeurone.: la 100 Km di Asolo.
Decido d'approfondire l'argomento chiedendo info all'amico trevigiano ultramaratoneta Daniele Cesconetto che l'ha già corsa e rimango colpito dalla sua descrizione.
"Spettacolare, unica, la più scenografica ed impegnativa d'Europa non rimpiangerai d'averla fatta...."
La logicità del dover recuperare la stanchezza accumulata, dopo un periodo in cui ho richiesto molto al fisico, viene accantonata dal desiderio di sperimentare qualcosa di nuovo.
Contattato l'amico cremonese Ireneo, presente nella lista partenti e felice di condividere il viaggio col sottoscritto, ed aver ottenuto dall'organizzazione la possibilità di pagare la quota d'iscrizione sul posto sono state le due conferme che hanno contribuito alla celeberrima "quadratura" del cerchio o per meglio dire del futuro girone dantesco :)
Clima caldo, in quel di Asolo, alla partenza ,nel primo pomeriggio, dell'omonima 100 km ed il meteo prevedeva sole per tutta la giornata persino nel punto più alto e temuto della gara , ovverosia il Monte Grappa, teatro d'epici e sanguinosi scontri durante la prima guerra mondiale. A ricordare questi tragici eventi la presenza di un sacrario militare raggiunto dai partecipanti sia della 50 che della 100km.
Evito di dilungarmi oltremodo e col senno di poi avrei dovuto fermarmi al traguardo della 50km  ascoltando la stanchezza proveniente dalla muscolatura delle gambe, funestata da lunghe e ripide erte. Purtroppo l'innata testardaggine, presente nel mio dna sportivo, ha optato per proseguire la fatica complice la t-shirt indossata in onore di Simone cercando di gestire lo sforzo durante la lunga discesa. Nonostante alcune salutari camminate per lenire il dolore provocato dalla fase eccentrica, questo stratagemma si rivelerà insufficiente poichè saranno ben 25 i km percorsi per scendere di quota ...
Rieccomi sul piano con dolori allucinanti alle gambe ed una dura realtà sportiva d'affrontare. Considerate le asperità altimetriche ancora presenti sul percorso e l'incapacità ad avanzare col gesto classico della corsa la domanda è sorta spontanea : proseguire o ritirarsi dalla competizione?
In tali momenti, in cui il morale è ai minimi storici ed è naufragata l'opportunità di concludere con un'ottima prestazione la gara, occorre resettare gli obiettivi . Decido di provarci e lo stimolo per continuare si rivelerà la dedica a Simone stampata sul petto e l'opportunità d'onorarne la memoria sino al traguardo.
Come un karma ripeto a me stesso: " Lui non si sarebbe ritirato in queste condizioni, quindi Ame vai avanti !"
Sarò costretto a camminare, inserendo alcune soste dove mi distendevo su panchine o muretti per ritrovare un po' di sollievo e cacciare dalla mente brutti pensieri.
Quando raggiungo i vari ristori i volontari, notano lo stato sofferente in cui verso, e nel momento in cui comunico loro l'intenzione di voler staccare le spille dal pettorale, vengo caldamente sollecitato a proseguire. Dopo l'80° km. si presenta  la salita  verso Cassanego, immersa nell'oscurità, interrotta dalle luci fluorescenti poste dagli organizzatori per facilitare l'orientamento dei concorrenti. E' lunga e faticosa e se accenno a corricchiare i quadricipiti, indolenziti all'ennesima potenza, rimangono quasi  incollati al suolo .
Ma le sorprese sono all'ordine del giorno,come la brusca risalita allo splendido centro storico di Asolo dov'era avvenuto lo start e la successiva infinita discesa scarsamente illuminata. Ultima crisi conntraddistinta da una sosta romantica dove, seduto su un muretto, ascolto i rumori provenienti dal bosco.
Ma l'arrivo dove cavolo è? Ed io convinto fossimo agli sgoccioli.....
Invece m'innervosisco ulteriormente perchè, dovendo camminare lentamente, vorrei terminasse l'agonìa di questa  via crucis della quale vorrei vedere materializzarsi la fine e ciò determina un'innalzamento dello sconforto.
Finalmente in fondo ad un lungo rettilineo noto un'atleta svoltare a destra e capisco che l'afflizione sta per terminare.
Mantengo il trend degli ultimi 25 km oltrepassando la linea del traguardo con una camminata stanca :)
Lo sport ha le sue leggi non scritte, e come nella vita può capitare di doversi adattare ad improvvise e spiacevoli situazioni, cercando di porvi rimedio. Fatta salva l'integrità fisica, mai messa a repentaglio nonostante momenti poco idilliaci e crisi passeggere, se tralascio la pessima seconda parte della prova ritengo d'aver optato per la giusta soluzione.
Complimenti al compagno di viaggio Ireneo, il quale ha concluso l'ennesima ultra ed a tutti i finisher delle due distanze. Arrivare là, in cima al Monte Grappa, con le proprie gambe e polmoni è motivo d'orgoglio per chiunque....
Spero di poter ricominciare a camminare presto :)

God bless you !!!

sabato 5 luglio 2014

Ironman Austria

Il saluto in compagnia delle Sisters Giuliana e Simo :)
 Prego per gli amici Roberto e Maurizio 
Bacio alla Testa di Udin Monica :)
Paolo in spinta......
Run con fiocco e spilla....
 il regalo delle Sisters coi loro nick name :D

Klagenfurt, Carinzia ed i pensieri ,a pochi giorni dall'evento, scorrono speditamente a ritroso nella memoria sportiva, sino alla prima edizione. E' disarmante constatare come il tempo sia trascorso senza che me n'accorgessi. Sembrano frasi di circostanza ma non è così.
16 anni e non sentirli , 122 atleti al via di una gara, all'edizione 0, denominata Trimania.
Abbiamo posato le fondamenta del futuro Ironman Austria , una macchina organizzativa imponente capace di portare ai nastri di partenza quasi 3000 atleti provenienti da ogni angolo del pianeta. La fama di prova veloce, in un contesto affascinante,  rendono il tutto attraente e nel mio caso romantico.
Sarà pure un percorso reclamizzato come rapidissimo, tuttavia chi si cimenta per la prima volta senza conoscerlo profondamente è portato ad esclamare :"alla fine non è così piatto come immaginavo.....".
Due le salite degne di nota, con la seconda classificata impegnativa per coloro i quali aborrono la strada salire, ed io faccio parte dalla nascita di questo partito. Il pignone 25 sarà l'arma da utilizzare mentre sbuffando salirò sino a  Rupertiberg , punto più alto dell'intera frazione.
Partenza a due giorni dal d-day accompagnato da Paolo Zucca acquese, personaggio pittoresco, ipocondriaco, dalla riconosciuta parsimonia, a tratti spinta all'eccesso e per questo motivo bersaglio costante del sottoscritto :)  Legato al passato e poco votato al futuro,rifiuta la tecnologia e lo ricopro amichevolmente d'insulti perchè per arrivare a destinazione da me si stampa tutto il tracciato mentre potrebbe acquistare un banale navigatore. E dove ha stampato il tutto? Ovviamente sul lavoro perchè sprovvisto a casa di stampante e con monitor del computer casalingo vecchio stampo. Il portatile o lo schermo piatto? Non sia mai,è un qualcosa d'ultramoderno e lui rifugge quest'ultimi ritrovati del 21 secolo :)
Identico il discorso per l'abbigliamento, anche quello da indossare in gara . Una simpatica macchietta, con un ironico lato umoristico del carattere di matrice piemontese.
Il viaggio ha una tappa prefissata in quel di Tavagnacco per abbracciare due grandi donne, Giuliana e Simonetta, quest'ultima attiva nella lotta contro il tumore al seno , sconfitto caparbiamente. Con lei sin dallo scorso anno c'è una simbiosa sportiva poichè, quando gareggio cerco di farlo mostrando sul petto il fiocco rosa della LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) accoppiata alla spilla dell'Associazione Simone Grassi.
E' stato emozionante abbracciare le due Sisters,amiche nella pagina facebook da me ideata per condividere la nostra passione musicale. Inizialmente pubblicavo un brano al giorno sulla bacheca di Simonetta, alias Simo Run, poi il cerchio si è allargato e sono diventato "spacciatore musicale" (definizione coniata dall'amica udinese) di altre tre donne. Ritrovo fissato fuori da una gelateria e successiva consumazione di succulenti spaghetti  gelato offerti gentilmente dalla Crapa Rossa (il nick name atrtibuito a Simo) e la consegna di una t-shirt con tanto di dedica al loro Brother Ame da parte delle tre Sisters, tra le quali figura oltre alle due sopraccitate la salernitana Giovanna :)
Le ringrazio pubblicamente con un affettuoso abbraccio e ritorno al racconto della trasferta oltre confine.
Giunti nella graziosa ed incantevole capitale carinzia svoltiamo in direzione Expo,col fine di ritirare la celeberrima  busta contenente oltre al pettorale il braccialetto passepartout indispensabile per accedere al pasta party.
Divido lo stesso tavolo, così come accadde lo scorso anno, con Roberto, Maurizio e Simona, simpatica e preziosa fotografa, gustando la pasta fornita dall'organizzazzione e rimanendone sufficientemente soddisfatti riguardo la qualità.  Per chiudere in dolcezza la serata la tradizione vuole che si debba passare dalla gelateria Arcobaleno , ubicata in centro città. Sono di casa, infatti incrocio ed inizio a conversare col solito tipo, molto probabilmente uno dei titolari e faccio il bis di gelati soddisfando l'innata golosità.
Dal cuore di Klagenfurt raggiungiamo la Pensione situata in un paesino confinante con la periferia della città e prendiamo possesso della camera n. 12. In accordo col titolare Andreas, in qualità d'aficionados, posso usufruire di tale alloggio al piano terra estremamente comodo per evitare il fastidioso trasporto delle bicicletta ai piani superiori .
Nottata tranquilla ed al risveglio nonostante la scarsa volontà di Paolo calziamo le nostre scarpe da running per 5 km, corsi a ritmo blando per riprendere confidenza col gesto motorio dopo la giornata precedente passata prevalentemente in auto.
La colazione a buffet incentiva ad introitare un buon numero di calorie che verranno in parte bruciate girovagando per l'expo, ammirando il disordinato e massiccio afflusso negli stand, trappola fatale per le carte di credito degli assetati triatleti in cerca dell'ultima novità.
Quanto sarei curioso di sapere l'ammontare dell'incasso del tendone dedicato al marchio Ironman considerato il frenetico via vai e le numerose borse contenenti il variegato merchandising esposto. Si vende dalla felpa al campanellino, il bicchiere,la mantellina antipioggia il tutto rigorosamente griffato con la M tentatrice.
Il fruscìo delle Visa è paragonabile a quello di una ruota disco in movimento :D
Bello ritrovare il compagno di merende a Kona Denis e l'amica Monica venuti a pedalare e supportare i partecipanti, coadiuvati da altri compagni di squadra in arrivo da Udine. Prevedo un'accoglienza piuttosto rumorosa nonchè folkloristica  quando passerò per Rupertiberg.
Il lato negativo di codesti Ironman pallinati è l'annoso bike check-in, in quanto dobbiamo parcheggiare l'auto a quasi 1 km dalla zona cambio , entrare per la foto segnaletica , depositare le due sacche e la bici al posto assegnato e nell'uscire ritirare il chip.Quello positivo l'essere giunti in un momento propizio e l'aver scongiurato "pruriginose" code sotto il sole....
Di notevole rilevanza è il conoscere una buona pizzeria -ristorante per l'ultima cena ed in questo caso sfrutto l'esperienza più che decennale,  andando sul sicuro e scongiurando problematiche a livello intestinale.
Alla Trattoria Siciliana sono una presenza costante da svariati anni e l'incontro col titolare Carmelo ed il fratello Mimmo, in particolar modo con quest'ultimo, è molto colorito.
Menu classico: Pasta condita con olio extravergine d'oliva e parmiggiano grattuggiato seguita da una mezza pizza.
Noto con piacere l'appetito di Paolo, timoroso d'eventuali  complicanze digestive al punto da rifiutare un misero gelato all'Arcobaleno. Due palline sono il minimo sindacale e pongo freno al desiderio di bissare.
L'ho scritto e ribadito numerose volte quanto sia complicato riuscire a dormire con continuità e difatti sono giù dal letto prima delle 4, svogliatamente pronto ad ingurgitare qualche barretta. Il tutto seduto al tavolo della sala colazioni accompagnato da un tè caldo.
Ore 5,10, si parte alla volta del parcheggio adiacente al Minimundus e seguendo il serpentone arriviamo in zona cambio per effettuare le ultime operazioni prima d'abbandonarla e giungere nello stabilimento balneare fulcro nevralgico della frazione natatoria: gli Strandbad.
Manca poco meno di un'ora al via e m'intrattengo con i triatleti dell'Udine Triathlon ed oltre ai citati Denis e Monica rivedo Fabio Santini capo animatore della simpatica combriccola.
Entro nel tendone per infilarmi il sarcofago in neoprene , ancòra di salvezza per gli scarsi nuotatori quale io sono e deposito la sacca con gli indumenti personali.
Ci siamo, ancora pochi minuti e sarò nel bailamme acquatico, impegnato a fronteggiare i 3.800 metri all'interno del Lago Worthersee, uno splendore naturale dalle acque limpide quasi fossimo ai tropici.
Si parte! Cammino qualche metro, mi  butto, e sin dalle prime bracciate il timore è di subire colpi assassini dei bisonti assatanati , infervorati e disposti a sgomitare pur di trovare un pertugio nella selva neoprenica. Siamo all'antipasto, state tranquilli !
Evito diretti e se noto troppo ardore lascio passare il leone marino per riprendere con calma a sguazzare. L'assembramento alle boe è notevole perchè tutti vorrebbero stringere e passare nei pressi delle stesse. Nell'ultimo lato che conduce all'imbocco del celeberrimo canale vengo strattonato e sento l'orologio penzolare in acqua. Sosta per infilarlo sotto la muta e riparto per "incanalarmi", pronto alla battaglia finale. Il chilometro nel caratteristico Lendkanal risulta essere ,stranamente, senza soluzione di continuità e con l'approdo fangoso nei pressi del sontuoso Hotel presente fra gli sponsor dell' IM Austria.
Esco dall'acqua stanco, come di norma, però senza particolari affanni, corro sino alla zona cambio , acciuffo la sacca bike ed effettuo l'immancabile pacifica transizione. Tengo a battesimo la nuova ruota lenticolare, forse un azzardo considerata la stanchezza accumulata nelle precedenti competizioni. Sarà il campo a dar la sentenza definitiva. Nella strategia sui pedali il pignone 16 sarà di basilare importanza per la corretta gestione dello sforzo, scongiurando in tal senso precoci affaticamenti. Il lungolago porterebbe avventatamente ad accrescere la velocità di percorrenza, cosa saggiamente sconsigliata se si conosce l'intero anello.
E te pareva che andasse tutto per il verso giusto!  E di mezzo c'è, come nella passata edizione, il deragliatore privo di forze allorchè deve risalire dal 39 al 53. Saranno in totale 3-4 soste con molto nerovosismo accumulato e l'irrefrenabile volontà di scagliare la bici in un prato. Fortunatamente la ragione ha la meglio sull'istinto impulsivo.
Da "scherzi a parte" il passaggio a Rupertiberg,  acclamato a gran voce da Fabio, Denis, Monica e condito da tante "mazzate" sul casco di fronte ai numerosi spettatori presenti , divertiti dal siparietto creato ad arte.
L'urlo finale col microfono preso in prestito dal deejay, presente in pianta stabile sin dalla prima edizione , è stata la degna chiusura di una gag dai profondi significati comici :D
Ovviamente evito di riportare quanto gridato da Fabio per  motivi di decenza e rispetto nei confronti dei lettori :))))
Senza riferimenti cronometrici pedalo a sensazione, affrontando ogni salita con rapporti agili e malgrado tale precauzione avverto parecchia fatica. L'assenza d'allenamento in salita è la logica risultante di tutto ciò.
Seconda tornata e aumento dell'affanno nelle due erte principali con qualche scroscio di pioggia ed un vento contrario avvertito nel segmento del lungolago.
Giungo in seconda transizione contento dalle sensazioni percepite e, tolta la maglia smanicata da bici ed indossata la canotta con fiocco rosa Lilt e spilla dell'Associazione Simone Grassi, parto a buon ritmo per i 42,195 km finali. Sennonché attorno al 16° km mi rendo conto dell'impossibilità a mantenere un'andatura simile e decido sia il caso di farsene una ragione , camminando quando la fatica diventa elevata.
Rimango infastidito dal baccano sfrenato di chi tifa esageratamente per un conoscente o familiare ed apprezzo gli incoraggiamenti di Denis e di Monica, alla quale, mentre corre al mio fianco, confido il momento di difficoltà.Il passaggio nel centro abitato con giro di boa attorno al Drago, simbolo della città , rimane una caratteristica immutata e personalmente la ritengo una scelta azzeccata.
Bevo ad ogni ristoro con soste per spugnarmi , succhio alcuni gel per scongiurare crisi energetiche e nel tornare verso il lago per concludere la lunga sfacchinata assaporo il gusto classico di questi momenti. So d'avercela fatta, le crisi lasciate alle spalle, il pubblico continua incessantemente ad incitare gli atleti.
Conosco a menadito il tracciato e, dal viale principale, giunto al punto di svolta a sinistra inizio a godere e lo sarà per tutto il lungo rettilineo dove ritrovo Denis e Monica.
Ancora l'ultima curva e subito dopo ecco materializzarsi ai miei occhi un quadro sportivamente palpitante con ai lati le tribune gremite dal pubblico ed al centro lo speaker, il quale grida a tutti i finisher la frase che ognuno di loro vuole sentirsi dire : You are an Ironman !
Non mi sento tale, ma sono raggiante come se fosse il primo. E' il segreto per potere continuare, nonostante siano trascorsi svariati anni, senza particolari fini se non quello di condividere momenti di sport in compagnia d'amici e rallegrarsi con loro. Sinceramente, perchè invidia è una parola sconosciuta nel mio vocabolario......
Complimenti a Paolo per il suo quinto sigillo e spero desista dall'idea di fermarsi qui con la distanza IM, alle Sisters, a chi mi ha sostenuto durante la gara e naturalmente a tutti i Finisher .

God bless you !!!

domenica 22 giugno 2014

Balatonman

                                Banella , Coppo, Ame , Mino, Carrara
                               Bungalow e furgone 
                               Il traguardo, il giorno dopo....

L'accoppiata IM Lanzarote-Passatore è stata, com'era logico prevedere, ardua da smaltire e non parlo solo dal punto di vista muscolare poichè in siffatte occasioni è la testa a dettare legge sul corpo.
Chi mi conosce da diversi anni è al corrente della mia personale avversione alle uscite d'allenamento settimanali e se c'aggiungiamo il freno psicologico dovuto alla stanchezza, nonché zero voglia di faticare potete immaginare cosa ne è scaturito.
Quando ricevetti l'invito proveniente dal gruppo selvinese di prendere parte alla trasferta ungherese per gareggiare sulle rive del Lago Balaton ma più avrei pensato ad una tracciato ciclistico impegnativo.
Credevo fosse un leggero vallonato, ma fui smentito allorchè il buon Massimo Carrara m'inviò l'altimetria presa dal sito ufficiale, il quale indicava circa 2000 metri di dislivello.
La vicinanza dell'Ironman in terra ungherese col classico appuntamento in Carinzia (Ironman Austria) , distanti fra loro solo due settimane, veniva in tal modo inficiato da un appuntamento archiviato preventivamente  nella mia mente come "easy".
E col senno di poi posso confermare sia stato l'esatto contrario....
La formazione per la spassosa Irongita oltre confine era comosta da tre agguerriti atleti delle montagne orobiche, fiore all'occhiello di Selvino, località situata a circa 1000 metri d'altitudine e famosa per aver sfornato ottimi sciatori. Ne cito due su tutti: Paola e Lara Magoni.
Oltre al sopraccitato Massimo Carrara, finisher all'IM Austria di due anni fa, due esordienti sulla distanza, innamoratisi della triplice in tarda età e smaniosi di provare quest'esperienza.
Massimo Grigis appartenente alla stirpe dei Banella , over 50, elemento molto spensierato e col giusto approccio mentale, cioè quello di chi si cimenta per la prima volta in una competizione d'endurance lungo.  Parola d'ordine : Arrivare.
Sulla stessa lunghezza d'onda un altro Massimo, il Camozzi detto Mino, ottimo podista con una Marathon des Sables in saccoccia e diverse maratone. Entrambi hanno preso dimestichezza con la bici da corsa solo sei mesi or sono, pertanto è la frazione ciclistica ad incutere maggiore preoccupazione nei loro pensieri. C'accumuna la lentezza nel coprire i 3,8 km a nuoto con la speranza di poter utilizzare la muta in acqua.
Dei tre è Carrara a mostrarsi particolarmente istrionico, iscritto alla distanza ibrida denominata Special (1,9-180-11) con l'intento d'affinare la preparazione in vista dell'appuntamento clou della stagione, il Challenge Roth.
A fargli compagnia in Baviera un altro selvinese doc, Livio Magoni, amico di vecchia data anche del sottoscritto, riconfermato allenatore della nazionale femminile di sci alpino. Nel suo ricco palmares come tecnico segnalo le vittorie mondiali ed in coppa del Mondo ottenute mentre allenava la slovena Tina Maze.
Ritrovo zona Seriate ,al capannone del Banella, dove lascio l'auto mentre attendo l'arrivo del furgone noleggiato dal Carrara, giunto con Mino a mezzogiorno. Durante il tragitto faremo sosta nell'afosa Mestre per "raccattare" un altro Massimo detto Koppen perchè di cognome fa Coppo.
Con 102 maratone al suo attivo , un paio di IM Austria disputati oramai ad inizio secolo viene amichevolmente preso in giro dal gruppo per la sua "irritante" gentilezza e l'abbigliamento da immigrato clandestino. Gli viene affibiato giustamente lo pseudonimo di "Albanese" :D
Un uomo d'altri tempi , buono d'animo ,capace di stare al gioco delle parti.
900 km sono un bel viaggetto però scorrono veloci fra una risata e l'altra , attraversando la verde Slovenia, un quadro naturale con immensi prati e paesi cartoline.
Trascorse quasi 10 ore dall'aver lasciato il suolo nostrano eccoci all'entrata del campeggio ubicato a Balatonfured , piccola cittadina turistica, dimora prescelta per il soggiorno magiaro. Entrati nel bungalow prenotato veniamo assaliti dall'umidità elevata presente al suo interno e rimaniamo positivamente colpiti dall'ampiezza dello stesso. Due camere , due bagni di cui uno spazioso con doccia , cucinino ed una sala enorme.
Dormire la prima notte si è rivelata un'impresa titanica per l'afosità percepita ed al nostro risveglio mattutino , come da copione, usciamo per una leggera corsetta, indispensabile a sgranchire le gambe e rimetterle in sesto dopo il lungo viaggio del giorno precedente.
Colazione e, successivamente, ricognizione dell'anello ciclistico con amara constatazione della sua "rognosità" ed un manto stradale decisamente rovinato in un bastone andata-ritorno lungo circa una quindicina di chilometri. Metto il cuore in pace in quanto la bici da crono è inadatta alla tipologia del percorso , per i continui saliscendi presenti nella prima parte dello stesso.
"E' stancante averlo visto da seduti , chissà pedalarlo per quattro volte..." è la frase scherzosamente rivolta da uno di noi agli altri e quando Carrara confida di volerlo visionare nuovamente il giorno successivo per memorizzarlo meglio, gli rifilo una serie d'insulti in brianzolo.Il  gruppo scoppia a ridere cosa che avverrà spesso grazie ai siparietti, degni di Zelig, fra noi due :)
Panico alla cena dell'antivigilia, causa disguidi con la piastra elettrica per comprendere in quale posizione girare la manopola e poterla sfruttare alla massima potenza. Se trascorsa un'ora, l'acqua per cuocere la pasta fatica a raggiungere il bollore un motivo ci sarà no? :) Alla fine riusciamo a scovare il bandolo della matassa ed ha inizio il primo carboload cucinato dal sottoscritto .
Il giorno seguente l'Albanese e Carrara propendono per una nuotana mentre io e Mino sgambettiamo per una ventina di minuti.
Ricca colazione e passaggio in zona traguardo per sapere quando potremo prendere possesso della busta contenente il pettorale. Siamo in largo anticipo, motivo per cui ,ammazziamo l'attesa facendo la spesa in una Coop locale e visitando una chiesa situata sopra Balatonfured. Riscendiamo ed espletiamo velocemente le formalità del ritiro pacco gara contenente pettorale, chip e qualche gadgets. Viene confermata la partenza in acqua alle ore 8 e la notizia è accolta con immenso piacere da tutta l'italica truppa.
In questi IM familiari non vi è il tradizionale e irritante bike check-in della vigilia, quindi ci s'ingegna affinchè il tempo scorra il meno noiosamente possibile  . Mino sopporta a malapena lo stress derivante dall'aspettare il momento topico, il giorno in cui lui ed il Banella si toglieranno la soddisfazione di concludere un IM. Prendiamo boniariamente in giro l' "albanese" Coppo e vedendo il Banella continuamente attaccato al cellulare conio il nick name ad hoc per lui , ovverosia Call Semper !
Cena senza eccessi ,seppur abbondante, e visita alla "vasca" del centro cittadino dov'è concesso lustrarsi gli occhi ammirando le bellezze locali, sicuramente di prim'ordine :)
A nanna e pur senza avvertire particolari tensioni è comunque arduo dormire con una certa continuità e difatti il risveglio è notoriamente una levataccia nel senso più stretto del termine. Deambulo per il bungalow sgranocchiando qualche barretta mentre nel forno a microonde riscaldo l'acqua per il tè.In questi frangenti, a fatica, percepisco i sapori di cosa sto masticando :O
Meglio portarsi avanti e salire in sella pedalando il breve tragitto che separa il campeggio alla zona cambio. L'essere giunti di buon'ora ci consente di riporre bicicletta ed abbigliamento nell'ampio spazio messo a disposizione dall'organizzazione. Nel frattempo rivedo i bresciani Luisa e Marco,conosciuti in occasione della Maratona dei Luoghi Verdiani . Lui si cimenterà nel suo secondo IM , lei sulla distanza Special.
Inizia a far caldo, attendo sino all'ultimo prima d'indossare la muta ed entrare nel celeberrimo Lago Balaton in compagnia degli amici bresciani.
Ma come , c'è una lunga coda per entrare in zona cambio da parte degli iscritti al 70.3 e mancano si e no 10 minuti allo start? Sarà partenza ritardata con i piedi immersi nella fanghiglia del fondo lagunare ed un malcelato nervoso accumulato durante la sosta forzata in ammollo.
In questo frangente avrei voluto poter incontrare il ragazzo dell'organizzazione, il quale aveva rassicurato circa il posizionamento di boe direzionali, per spiegargli la scarsa visibilità di quelle due bianche principali lontane 800 metri dalla riva.
E difatti erroneamente punto quella sbagliata e quando me n'accorgo sono decisamente infastidito ma la frittata è fatta. Seconda tornata praticamente in solitaria e mi sembra d'aver nuotato un'eternità.
Glory Glory Hallelujah ! Raggiungo la terra ferma ed ogni volta è come se finisse il mio primo Ironman di giornata. Transizione abbastanza rapida, considerando la pole position in zona cambio, e lunga passeggiata per uscirne. Percorro i due chiometri di congiungimento fra centro cittadino ed il fatidico l'anello cercando di far girare la gamba però alla prima impennata sono in affanno....
Inutile reagire impulsivamente ,sarebbe solo un modo per finire anzitempo la prova ed allora cerco di trovare dentro me un briciolo di convinzione. La salita verso il GPM del circuito sebbene non contempli pendenze proibitive sarà, col passare dei giri, devastante muscolarmente. Sfrutto ampiamente tutto il pacco pignoni e cerco di recuperare nei tratti in leggera discesa. Un discorso a sè stante merita il celeberrimo andata-ritorno prima di ridiscendere verso Balatonfured.
Lo sballottamento avvertito sul pulmino durante la perlustrazione è lo stesso provato sui pedali ed in alcuni punti debbo abbandonare la posizione sulle appendici complice il pericolo di cadere. La strada è per la quasi totalità chiusa alle auto ma, il traffico venutosi a creare per la presenza dei partecipanti al mezzo Ironman, consiglia prudenza.
L'ultima tornata l'affronto con le pile scariche, il motore batte in testa, penso alla maratona successiva e scalo due marce giungendo in seconda transizione dubbioso. Sarà stato sufficiente ridurre la velocità risparmiando energie per poter correre decentemente, oppure ho tirato troppo la corda?
Lo scopriemo solo......correndo e col senno di poi verrò facilitato dall'assenza di vere e proprie salite. Solo un leggero falsopiano a salire da ripetersi 12 volte tanti quanti erano i giri da percorrere. Le sensazioni sin da subito sono positive e faccio della regolarità la linea guida sino a quando le gambe, la testa  e l'energie m'assistono. Purtroppo nell'ultima tornata scema la voglia di soffrire, combattere le crisi e le camminate, previste unicamente per le soste ai ristori, si fanno consistenti.
Incrocio tutti gli amici e li vedo correre senza particolari problemi e la speranza di vederli tutti finisher oramai è quasi una realtà. Nel lungo rettifilo che conduce al traguardo trovo il tempo per un'ultima breve passeggiata utile a resettare la mente affaticata e presentarsi festante ,a braccia alzate,sotto lo striscione d'arrivo.
Provato, ricevo la medaglia da una gentile volontaria e cerco subito un posto a sedere per recuperare la capacità d'intendere e di volere scomparsa. Giunge Carrara e chiedo gentilmente di tornare in campeggio per riposare e lavarmi. Verrà a riprendermi per tornare con Mino nei pressi dell'arrivo ed attendere l'arrivo del Banella, il quale giungerà felicemente poco prima delle 23. E' raggiante, euforico e festeggiamo assieme a Mino il loro battesimo con l'Ironman,  purtroppo con una cena a base di panini e birra, perchè a quell'ora nessuno vuole .prendersi la briga di cucinarti qualcosa.
Complimenti vivissimo a tutti quanti Marco e Luisa compresi,  perchè a posteriori posso confermare la difficoltà della gara soprattutto per i due selvinesi al loro primo approccio con la distanza regina del triathlon.

God bless you !!!

mercoledì 4 giugno 2014

Di nuovo al Passatore

Finalmente rivedo Siro !!!!
 con Mauro prima della partenza
 Eppur si muove !!!  Impossibile fare la moviola :-) grazie Gessica :*

Lo scorso anno ero particolarmente preoccupato d'affrontare nell'arco di una settimana due competizioni sportive decisamente impegnative sotto l'aspetto fisico e mentale.
Ero molto motivato perchè "in missione per conto di Simone" e sconfissi un meteo infame con una prova insperata. Stesso fine quest'anno con un clima diametralmente opposto ed un caldo quasi estivo già al ritiro dei pettorali in centro Firenze, letteralmente invasa da turisti e ultramaratoneti.
Un caos fastidioso e se invidio i fiorentini per la bellezza della loro splendida città non posso dire altrettanto per il viavai generato dalle frotte di visitatori. Sono i pro e contro riscontrabili in qualsiasi cosa...
Nel ricordare Simone Grassi vorrei segnalare un suo caro amico, nonchè tra i fondatori dell'Associazione no profit a lui dedicata, il laziale Mauro Battello. Sarà anch'egli impegnato nel valicare, correndo, l'Appennino tosco-emiliano pronto a raccogliere i festeggiamenti di rito al suo arrivo faentino
Spesso avevo ricevuto da quest'ultimo attestati di stima e riconoscenza per l'aver ricordato in diverse competizioni sportive il compianto Atleta cesenate.
Stavolta sarà protagonista, insieme ad altre 2000 persone, in quella che pomposamente viene definita la "corsa più bella del mondo" e sin dai giorni precedenti, sulla sua pagina facebook , si notava una certa fibrillazione in vista dell'evento. Ci siamo dati appuntamento prima del via per una significativa foto ricordo e così è stato :)
Un'altra storia ricca d'amarcord è quella generata dall'incontro con l'amico Siro Tortorici, palermitano trapiantato in Toscana, testimone vivente del mio e suo battesimo Ironman a Lanzarote nel lontano 1998.
C'eravamo persi di vista e trascorsi 16 anni era giunto il momento di rivederci :)
Svariate volte aveva manifestato il desiderio d'incontrarmi e quale migliore occasione quella di riabbracciarci in centro a Firenze sempre in concomitanza di un evento sportivo ? Detto, fatto.
Siro ha raggiunto in scooter Piazza della Repubblica dove, sotto i suoi portici, avevo effettuato il cambio d'abiti ,ed è stato emozionante rivederlo dopo tanti anni.  Da lì ci siamo diretti in zona partenza raccontandoci un po' di quanto succcesso nelle nostre vite durante questo lungo lasso di tempo.
L'attesa è snervante, fa caldo e sinceramente necessiterei ancora di una giornata di riposo considerando che sono rientrato a casa, dalla trasferta canaria, alle 2 di notte del giovedì. Dopo soli due giorni eccomi al via di una lunga e gravosa corsa ed ogni eventuale lamentela lascia il tempo che trova poichè, come si suol dire, non me l'ha ordinato il dottore. Gambe e cuore gli ingredienti indispensabili per giungere, un passo dopo l'altro, in Piazza del Popolo a Faenza . Al tradizionale colpo di pistola corriamo i primi chilometri all'interno della città incitati dal pubblico e nemmeno il tempo di carburare che s'inizia a salire verso Fiesole e lo sapete quanto destesto vedere la strada impennarsi dinanzi a me...
Salgo con regolarità, cercando le zone d'ombra per scansare la calura e questo sino al il 16° km quando la strada scenderà in direzione Borgo San Lorenzo. La mente è già proiettata all'erta più significativa dell'intera gara . vale a dire l'arrampicata che di porterà a 900 slm al Passo della Colla.
Già transitando nel centro di Borgo San Lorenzo le sensazioni sono preoccupanti, provo un senso di disagio e rallento. Alternando corsa e brevi camminate, nei tratti pendenti, giungo al Passo, entro nella tenda contenente le sacche con gli indumenti personali ed indosso, sotto la canotta, una maglia da ciclo traforata.
Maledetta la discesa verso Marradi e lo sapevo di dover pagare dazio in quanto, pur scendendo con andatura controllata , sento i quadricipiti urlare !!!!
Ed infatti vengo "sverniciato" da diversi atleti raggiunti e sorpassati nella precedente salita ma se dovessi tenere il loro passo probabilmente rischierei di terminare anzitempo la competizione.
A complicare la situazione ci si mette pure lo stomaco in disordine e giunto ai ristori, ogni qualvolta bevo, corro per un centinaio di metri e vomito tutto il liquido ingerito. Siamo a posto!
Ame, senza poter bere nè mangiare dove vuoi andare ? Comica la scena quando mi fermo per far pipì , mi scappa però non riesco a farla !!! Riparto sconsolato, non è giornata e mancano ancora 35 km alla fine, un'eternità......
In questi casi vorresti reagire ma lo sconforto ha la meglio su tutto quindi cerco d'evitare il totale tracollo correndo e camminando. Il buio, la quasi totale assenza di pubblico, tranne al passaggio in qualche paese , contribuiscono a rendere piuttosto pesante il proseguire, sapendo di farlo a ritmi da lumaca lenta.
La speranza è l'ultima a morire ed ecco che transitato da Brisighella all'88° km circa lo stomaco si sblocca e riesco a bere e correre decentemente senza trascinarmi . Bello incrociare l'amica Gessica, la quale nota lo stato pietoso in cui verso e gentilmente cerca di rincuorare una larva vestita da podista :)
Ogni tanto rifiato con qualche passeggiatina e vedo all'orizzonte le luci della periferia di Faenza, grossa iniezione per il morale. Gli ultimi 2 km. sembrano infiniti ma giunto in prossimità dell'agognata meta, provo l'enorme felicità d'aver concluso una gara sofferta, onorando, come meglio potevo, Simone . Ricevuta la medaglia finalmente trovo una sedia su cui poggiare gli arti inferiori "devastati", rivedo Gessica e la ringrazio per il supporto psicologico. Anche se espressamente vietato dal regolamento, la quasi totalità dei partecipanti ricorre all'assistenza esterna di parenti od amici. Impegnare una persona a seguirti per 100 km è un compito gravoso ed in entrambe l'edizioni corse ho preferito evitare di farlo.
Complimenti a tutti gli arrivati , soprattutto a Mauro riuscito nell'intento di concludere la sua prima 100 km e d'aver mantenuto la promessa fatta a Simone ricordandolo, come il sottoscritto, in una manifestazione a lui cara. Bravo.

God bless you !!!

giovedì 29 maggio 2014

Sempre magica Isla

 in piedi Alberto ed Eddi sotto Alex ed Ame
un soddisfatto Giò con i segni della battaglia natatoria :)
Attacco alla M pallinata della torta dedicata alla gara
col nipotino Alex subito dopo l'arrivo

E' la manifestazione sportiva alla quale sono legato a doppio filo, un amore iniziato 16 anni fa, proseguito sino ad oggi come se fosse un rituale sacro. Gli aficionados del blog avranno intuito che si tratta dell' Ironman Lanzarote, punto di partenza del mio lungo viaggio all'interno del mondo Ironman.
Quest'anno ero presente in duplice veste e cioè sia d'atleta che d'accompagnatore del gruppo Lanzaroteforever progetto concepito dall'amico Eddi Manzatto, italiano residente sull'isola canaria. L'idea di collaborare con lui è l'ho colta con molto entusiasmo perchè adoro l'ambiente sportivo ed il magnifico contesto naturalistico sede delle nostre attività.
Tre gli "atleti-clienti" al seguito (Alex, Giovanni ed Alberto) ed ovviamente il fine principale era quello di svolgere il nostro compito nel miglior modo possibile, con professionalità, soddisfacendo i loro desideri,sulla base di un programma prestabilito.
Ryan Air, causa lavori alle piste d'atterraggio dell'aeroporto di Orio al Serio , ha spostato la partenza e l'arrivo dei voli diretti e provenienti da Lanzarote allo scalo di Malpensa situato a ben 75 km da casa.
Quest'anno la pattuglia italica era piuttosto consistente, quindi numerosi erano gli amici presenti sul volo che ci ha portato, con una bella mezz'oretta di ritardo sulla tabella marcia, all'aeroporto d'Arrecife.  Ritirati i bagagli noto una maniglia, della borsa imbarcata, strappata  e sporgo reclamo a Ryan Air. Avrò 7 giorni di tempo per richiedere il risarcimento del danno però, guarda caso, il link dove dovevo completare la procedura non si apre. A pensare male questa volta ci si azzecca.....
Abbraccio Eddi e noleggiamo un taxi per raggiungere l'Atlantis Las Lomas , la struttura prescelta per alloggiare durante la nostra settimana di permanenza a Lanzarote. La presenza in calendario di una competizione così celebre capace d'attirare a sè una notevole affluenza d'atleti provenienti da tutto il globo , genera un sensibile movimento turistico e l'età media s'alza notevolmente :)
Con Alberto ebbi modo in passato di condividere una trasferta in occasione di un IM ad Hannover così sfrutto la serata di mercoledì sera ,dinanzi  ad una pizza, per far conoscenza con Alex e Giovanni e spiegare il "menu turistico"dei giorni seguenti.
The day after, sarà un vero tour de force a partire dalla colazione a buffet dove Alex si dimostrerà un vero "Englishman" con piatti in cui spiccavano  fagioli ed uova fritte. E sarà così per tutta la vacanza. Considerando i suoi trascorsi come studente e turista nella terra d'Albione, unito al suo carattere poco espansivo, ironico il giusto se deve punzecchiare, credo abbia tutti gli ingredienti per esserlo :)
Alberto è un militare forgiato all'accademia quindi nulla lo spaventa e spalleggia Alex nelle colazioni anglosassoni. Praticamente fra me e loro c'è "un'oceano di dolcezza" perchè , a parte qualche gustoso toast prosciutto e formaggio, mi sazierò di cibarie dolci fra le quali cito delle simil- crepes addolcite con una pseudo-Nutella :D
Giovanni da Colico è all'esordio in un IM, cerco di farlo sorridere per mitigare la comprensibile tensione, sfoggia una spiccata propensione per i social network spesso pizzicato con lo smartphone a "ciattare" a velocità supersoniche. Ed il buon Alex a sfotterlo amabilmente.
Successivamente al ritiro dei pettorali e briefing in italiano, tenuto dal sottoscritto e Dario Nardone, nel celeberrimo Club la Santa siamo partiti in auto per visionare il tratto presente nella frazione ciclistica che conduce al Mirador del Rio.
Soo, Caleta de Famara, Teguise, Mirador de Haria, Haria, Guinate, e nei pressi ecco materializzarsi quello che personalmente definisco il Muro di Grammont poichè, arrivati a questo punto, questo breve strappo è spesso una lama di coltello nei quadricipiti. Delusione della truppa allorchè raggiunto il punto più affascinante e spettacolare di tutta l'isola ci ritroviamo immersi nelle nuvole. La possibilità d'ammirare il mare cristallino con le varie tomalità d'azzurro e La Graciosa in fronte ci è precluso.
No problem, ritorneremo come da programma nei giorni successivi alla gara col gruppo di Lanzaroteforever quando dedicheremo un'intera giornata alla parte nord.
Il tempo a nostra disposizione è risicato,incombe il pasta party previsto sempre al Club la Santa, motivo per cui ripercorriamo a ritroso la strada che ci ha condotti sino al Mirador del Rio. Ricco come di norma il buffet allestito e ci siamo disimpegnati alla grande fornendo una prestazione degna di nota.
L'indomanì ,vigilia della gara, scorre all'insegna del riposo e dei preparativi per presentarsi, nel primo pomeriggio, al tradizionale bike check-in  depositando in zona cambio bici e sacche per le due transizioni.
L'ultima rifinitura del gruppo è un carboload serale tutti insieme ed il menu è quello trito e ritrito delle cene pre -IM. Pasta col tonno. Un must !
Una passeggiatina sull'Avenida di Puerto del Carmen e poi risalita all'appartamento attraverso una delle tante rampe dalle pendenze allucinanti che dal lungo oceano arrivano alle vie sovrastanti. Non siamo a livello di San Francisco tuttavia ,nel percorrerle, i vasti mediali tendono a lamentarsi :)
Il nemico giurato dei triatleti iscritti all'Ironman Lanzarote è da sempre considerato l'ostile vento canario e chi meglio di Eddi , istruttore di Kite e quindi profondo conoscitore del movimento degli stessi, potrà darci utili info? Purtroppo si prevedono alisei con direzione Nord- Est e se ciò verrà confermato significherà affrontare i saliscendi della Montana del Fuego nonchè i due Mirador controvento. Alleluia !!!
La nottata antecedente un IM dormo a sprazzi, il classico dormiveglia ed il puntare la sveglia è solo un modo per scongiurare eventuali "cadute" di sonno improvviso. Alberto rimane a letto, salterà la colazione e se dovessi seguire l'istinto eviterei anch'io di farla. Ingurgito tre barrette, una tazza di tè e ritorno a sdraiarmi sul letto. Prima di lasciare l'appartamento ricontrollo d'avere tutto il necessario per affrontare la rinfrescante nuotata oceanica ed in compagnia d'Alberto scendiamo in zona cambio.
Rimango dell'idea che 2200 triatleti per questo evento sono troppi, lo spazio a disposizione è parecchio ridotto, occorrerebbe diminuirli. Gli organizzatori, con abilità, cavalcano l'onda del momento ,sfruttano questo impellente desiderio di divenire IM Finisher e fanno cassa intascando notevoli cifre.
Scendo nel tendone in spiaggia, indosso la muta, esco e vorrei non averla perchè avverto caldo. Entro in griglia di partenza e, poco dopo, gli archi gonfiabili dei vari sponsor iniziano lentamente perdere pressione  presumo per un guasto elettrico ai generatori . Intervento dei volontari per tenerli sollevati sino al colpo di pistola dato alle 7 per la gioia di chi era stanco d'aspettare, corroso dall'estenuante attesa.
Per evitare un affollamento di concorrenti alla prima boa l'organizzazione ha studiato una modifica al primo lato facendoci giungere non direttamente bensì con un tragitto arcuato. Ciò nonostante inizia l'immancabile tonnara ed a farne le spese saranno l'Englishman e Giovanni centrati da due diretti. Lo "Smanettatore dell'Alto lago" dovrà far ricorso alle cure mediche per curare le ferite sulla fronte.
Alzi la mano chi è riuscito a schivare le botte ed a districarsi in quel marasma.
E' universalmente nota la mia scarsa propensione per il gesto natatorio ed essendo privo di tecnica cerco rifugio nell'utilizzo della muta in neoprene. E' un'ancòra di salvezza , un aiuto indispensabile per poter terminare la frazione più ostica.
Il tendone in cui avviene la trasformazione da pinguino ad aspirante ciclista sembra un formicaio con gli atleti intenti a cambiarsi con frenesia e mentre tolgo la muta noto un'abrasione all'interno dell'ascella destra. Asciugo le zampe intrise di sabbia lavica, una volontaria distribuisce velocemente la crema solare sulle spalle e, uscito dal marasma, salgo con calze da buttare e scarpe in mano, la rampa che collega la spiaggia alla zona cambio. Prendo la bicicletta, corro spingendola sino all'uscita della stessa ma debbo levare le calze ed indossare le scarpe se desidero pedalare....
Incrocio Kenneth Gasque, ideatore e icona dell'IM Lanzarote e d'istinto gli faccio segno se può reggermi la bici . Sorride, così come le persone vicine, augurandomi una buona gara.
I primi 25-30 km sono noiosi ed i più trafficati, malgrado abbiano chiuso al traffico la corsia, della carreggiata, a noi destinata.Si riescono ad apprezzare le prime bellezze "lanzarotegne" allorchè s'imbocca l'anello che fiancheggia le saline e le cartoline naturalistiche iniziano a generarsi dinanzi ai nostri occhi, mentre il cuore pompa forte così come le raffiche assassine dell'odiato vento.
A tratti, la ruota anteriore le subisce, e debbo correggere pericolosi sbandamenti, ma la sorte benigna ci consente di risalire la pittoresca Montana del Fuego piuttosto agevolmente, sennonchè accade un episodio direi clownesco. Mentre sgranocchio una barretta sento la capsula di un dente staccarsi , riesco forunatamente a bloccarla con l'intenzione di riporla nell'involucro della barretta. Destino vuole che in quel frangente si materializza una folata di vento ed il tutto finisce alle mie spalle!!!
Blocco la bici sul posto, torno indietro di pochi metri e scorgo un puntino bianco sulla superficie nera dell'asfalto. Tiro un sospiro di sollievo e colloco la suddetta capsula nel box portaoggetti.
Nel momento del misfatto stavamo affrontando uno strappetto impegnativo pertando qualche pedalatore situato alle mi terga, immagino, m'avrà tirato qualche accidenti per lo stop improvviso.
Gestisco saggiamente l'energie sino a Mancha Blanca, l'unico pueblo dove ogni anno si ritrova un gruppo di gente del luogo, generosi nel trasmettere il loro entusiasmo a tutti i partecipanti. Li ringrazio calorosamente gesticolando ed il saluto viene accolto festosamente.
Sento l'incoraggiamento di Eddi, affronto in scioltezza la lunga discesa sino al Club la Santa conscio che, arrivato alla rotonda situata in prossimità del famoso centro sportivo, inizia uno spartiacque mentalmente difficile.Si dovranno affrontare le salite dei due Mirador e nel mezzo un segmento ostico, con piccole erte e l'indigesto Muro di Guinate.
Temo di subire il percorso per mancanza d'allenamento ed i pochi chilometri nelle gambe, quindi nessun azzardo e la solita regolarità per giungere al Mirador del Rio in condizioni fisiche decenti.
Svolgo il compitino e nella lunga discesa lascio passare i velocisti sapendo che le insidie non sono terminate,  pensando al falsopiano vero Nazareth, celeberrima località caratterizzata da un fondo stradale seriamente dissestato, detestato dal primo all'ultimo degli iscritti.
Le sorprese sono dietro l'angolo ed alla rotonda di Tahiche svoltando verso Nazareth vorrei far scendere la catena sul 39 . Vorrei, invece non posso e "smanetto" con la leva collegata al deragliatore. Innervosito e col terrore di rompere il cavo accetto l'inconveniente meccanico affrontando il rognoso tratto col 53.
Grosse crisi sui pedali non ne ho avute e giungo a Puerto del Carmen felice d'aver superato un altro ostacolo, forse quello più oneroso e dispendioso. Il vento è stato protagonista, forse senza esserlo in maniera poderosa però, al solo pensiero di dover correre una maratona l'entusiasmo, scema conoscendone la difficoltà. In effetti mantengo un discreto ritmo per un terzo della distanza poi cala il sipario , improvvisamente inizia a girarmi la testa e nemmeno un copioso utilizzo di acqua fresca versata sul capo riesce a svegliarmi dall'intontimento. Devio in una via adiacente al percorso e ,con la scusa di un pit stop fisiologico, faccio sosta forzata nel tentativo di riprendere conoscenza e morale. Sarà una lotta impari con la mente intenzionata ad entrare in sciopero e dovrò cedere ai suoi voleri camminando parecchio. Nell'ultimo giro, più breve dei due precedenti, un moto d'orgoglio mi spinge a tener duro per porre fine a questo malessere. Incrocio Alex e lo vedo pimpante e sono felice perchè ha trascorso un inverno con problemi fisici e nella corsa ha dovuto interrompere spesso la preparazione. In bicicletta, sua grande passione soprattutto se la strada sale parecchio, era ottimamente preparato quindi in maratona ha potuto correre senza aver gambe troppo affaticate.
E lo smanettatore a due mani di smartphone? Sono preoccupato in quanto Giovanni risulta assente mentre Alberto corre a buon ritmo fasciato dalla sua CCC hot a maniche lunghe.
Cammino sull'ultima salitella  sapendo d'essere giunto nel punto cruciale di tutta la competizione. Ogni passo sino al traguardo sarà adrenalina pura, voglia di abbracciare tutti gli spettatori, sfogare la contentezza e liberare tutte l'emozioni che s'avvertono mentre lo si raggiunge.
Arrivo a braccia alzate e subito dopo trovo il nipotino Alex pronto a scattare una foto ricordo. Massaggi nel tendone in spiaggia (più lontano no è?) e bradipo rientro in appartamento per una doccia rigenerante. Eddi dice d'aver visto correre Giovanni, la cosa mi tranquillizza ed è stato emozionante sentirlo felice dopo l'estenuante prova festeggiato dagli amici accorsi dalla Valtellina per sostenerlo. Bravo Giò !!!
I giorni successivi saranno dedicati all'escursioni col gruppo, condite da grasse risate e sfottò reciproci consapevoli d'aver trascorso una divertente settimana di vacanza, con la cieliegina sulla torta rappresentata dall'aver raggiunto tutti quanti l'obiettivo sportivo prefissato.
Un caloroso ringraziamento al socio Eddi ed ai tre Ironmoschettieri Alex, Giovanni ed Alberto.

God bless you !!!