mercoledì 1 agosto 2018

Tripla cifra....

Avevo perso smalto, motivazioni e ,come si suol dire, la poesia di raccontare, sempre fedele ad uno stile prettamente ironico, le mie escursioni sportive soprattutto dopo i continui stop fisici con la corsa ed il sensibile calo prestazionale.
Vivendo di rendita e senza specifici allenamenti atti a migliorare il "motore" la caduta è stata fragorosa e l'ultimo obiettivo personale,sportivamente parlando ,rimarrà credo un sogno nel cassetto difficilmente realizzabile. 
Nel triathlon, con costanza e dedizione , le uniche qualità che mi riconosco, si è intravisto all'orizzonte un traguardo appetitoso, insidiatosi nella mente circa un lustro fa.
Alcuni incidenti di percorso , indipendenti dalla mia volontà , l'hanno procrastinato, perchè il palcoscenico designato e idealmente prenotato per la messa in scena era quello dell'Ironman Lanzarote, dove esordii sulla distanza vent'anni fa. 
E sempre sul magico suolo canario, dieci anni dopo,  terminai il 50° Ironman .
L'annullamento dell'Elbaman 2017 ha causato una revisione dei piani e il 100° sarebbe coinciso con l'Ironman Austria, un'altra competizione alla quale sono "sentimentalmente" legato.
Messo in archivio positivamente il 99° a Lanzarote (con lo spauracchio paventatosi sotto forma di fitta nei pressi del soleo destro durante gli ultimi 5 km della maratona) mancava l'ultimo tassello.
Ad accompagnarmi, nella trasferta di Klagenfurt in Carinzia,il fratello Sergio , fedele scudiero presente in svariate trasferte nel primo decennio. Dopo molti anni d'assenza si era prenotato per assistere e immortalare gli accadimenti del movimentato fine settimana, coadiuvato dall'amata macchina fotografica.
Da diversi giorni giungevano messaggi d'incoraggiamento da parte degli amici e un po' di pressione addosso l'ho percepita senza però lasciarmi sopraffare. Considero la pratica dello sport amatoriale uno svago , quindi il destino deciderà se il traguardo prefissato sarà raggiunto o meno. Purtroppo l'infortunio accusato a Lanzarote si è rivelato più annoso del previsto e si preannunciava una terza frazione assai problematica.
Come recita una frase presente in codesto blog, ispirata alla mia filosofia legata all'Ironman "Finita la bici , finito l'IM al massimo cammino...." motivo per cui ci penserò solamente quando proverò a correre. 
Prima d'attraversare il confine , come da copione, sostiamo a Tavagnacco per incontrare le amiche Simonetta e Nicoletta e gustare la tradizionale coppa di gelato. Prima di lasciarle mostro loro il logo CANCER OFF posizionato sul tubo obliquo del mio telaio.
Dopo due giorni dedicati ad incontrare i numerosi amici e riempire di glicogeno e gelati l'apparato muscolare è giunta l'ora di mettersi in moto. 
Il nuoto è sempre stato il mio tallone d'Achille,  però farlo nelle acque caraibiche del lago Worthersee con l'ausilio della muta in neoprene, è pur sempre meno pesante psicologicamente . Temperatura dell'acqua perfetta e, con l'introduzione delle partenze scaglionate, nuotata senza patemi d'animo o botte ricevute. Prima transizione all'insegna della tranquillità con l'applicazione di un cerotto medicamentoso sotto il polpaccio infortunato. Per evitarne il distaccamento utilizzo un booster per coprirlo. 
Clima ideale e, mentre pedalo, l'unica nota stonata è la sgradevole presenza di un vento contrario. Nei tratti in leggero falsopiano la velocità cala bruscamente. 
Le salite, terreno dove annaspo per innata idiosincrasia, cerco d'affrontarle col minimo dispendio energetico e rapporti agili. Al secondo passaggio a Rupertiberg, dove le pendenze a tratti raggiungono la doppia cifra, partono diversi improperi mitigati dalla presenza degli amici dell'Udine Triathlon. Quest'ultimi attendono il mio passaggio per testare la durezza del casco indossato. Sono mazzate che lasciano il segno, ma con un duplice effetto positivo. Si sorride e distolgono la mente dalla fatica. 
Ringrazio Denis and company per l'esclusivo trattamento, anche se il capo tribù Fabio è tornato ad indossare il pettorale e quindi eviterà d'accanirsi verbalmente nei confronti della sua cavia preferita, vale a dire lo scrivente :)
Finalmente raggiungo l'agognata zona cambio e sostituisco il booster con uno a compressione maggiore. Sono scettico sulla possibilità di poter correre e le speranze ridotte al lumicino. 
Ipotizzando un arrivo al calar del sole ho lasciato un gilet windstopper a Sergio e parto volontariamente col freno tirato. 
Correre con l'angoscia di doversi fermare in qualsiasi momento è particolarmente frustrante , così come accadeva durante le uscite domestiche post Lanzarote, nonostante il beneplacito del fisioterapista. Nell'ultima, a dieci giorni dalla gara, è stato comico doversi trascinare a casa per 3 km zoppicando vistosamente. Rivivevo le stesse sensazioni e paure allorché avvertivo un minimo fastidio, temendo fosse giunto l'inizio della lunga camminata.
Sarà lo stop dalla corsa per più di 10 giorni, qualche Santo in Paradiso fatto sta che sono riuscito a correre da un ristoro all'altro, sostando una tantum per scambiare due parole con gli amici incontrati sul percorso. 
Nessuna fretta di finire, il cerchio si stava chiudendo passo dopo passo, cercando di rimanere concentrato poichè, per dirla alla Boskov, "gara finita solo quando si passa linea arrivo".
Il problema al soleo avrebbe potuto presentarsi senza preavviso e sarebbe stata una mazzata psicologica, seppur accettabile perchè prevista alla vigilia.
Nel marasma del tifo, caratteristico dell'IM Austria dove il supporto morale è una costante per tutta la giornata, cerco di regalare un sorriso agli spettatori. 
Secondo passaggio in centro città e giunti al giro di boa inizia il viaggio di ritorno verso la meta, dalla quale mi separano solo 5 km.
Me la prendo comoda e vedo sfrecciare, ansimanti , diversi atleti,  i quali stanno per attingere alle ultime energie rimaste per chiudere al meglio la loro prova.
E nei pressi dell'ultimo km. realizzo che 20 anni di fatiche stanno per confluire in un traguardo singolare. 
Quest'anno il cambio del percorso che conduce alla finish line è teatro di una caduta fantozziana. Sulla strada sterrata parallela all'expo, mentre sono in sorpasso, incespico e striscio con il palmo della mano sinistra e l'anca. 
Tutto quanto fa spettacolo.... 
Riprendo la marcia passando accanto all'arrivo e correndo parallelamente al lago sino a raggiungere il giro di boa. 
In prossimità di quest'ultimo si era piazzata l'intera famiglia Orlando con Luigi, amico e triatleta salentino trapiantato a Trieste, la moglie slovena Petra ed i tre splendidi figli. Durante il nostro incontro, avvenuto il sabato pomeriggio, Luigi m'aveva avvertito di una sorpresa preparata ad hoc per l'occasione. 
Di cosa si tratta? Un simpatico striscione con la scritta "100 x AME", ed è stato emozionante portarselo sino alla linea del traguardo. 
Grazie Luigi and Family!
Così come il "dare un cinque" a Sergio situato sul rettilineo finale.
Tu chiamale se vuoi emozioni (cit. L. Battisti)
Una volontaria ,vedendo tracce di sangue su canottiera e calzoni , fa segno di seguirla in infermeria per medicare le abrasioni.
Considerando le scarse probabilità , era difficilmente ipotizzabile riuscire a correre , seppur piano, la maratona. E' accaduto e ne sono particolarmente felice.
Ringrazio ed abbraccio virtualmente coloro i quali hanno condiviso trasferte o situazioni divertenti prima , durante o dopo questi 22.600 km. girovagando un po' ovunque.
E una dedica speciale la riservo a  Simone e Enrico , due amici sfortunati e indimenticabili.
God bless you !!!

Con Simonetta e Nicoletta
 Bici CANCER OFF in zona cambio
 Con Denis prima della nuotata
 Col gemello Mirco 
 Sergio col brezeln

Petra con lo striscione a me dedicato 

1 commento:

Stefano La Cara ha detto...

sei un esempio per tutto il triathlon italiano!