venerdì 19 agosto 2016

Slow..vakman

L'invito ricevuto dall'amico veneto Valentino, d'accompagnarlo nella sua seconda trasferta dell'anno oltre confine per un IM "pane e salame", era ghiotta per mantenere la condizione atletica.
Slovakman. Conoscevo la gara in quanto l'avevo affrontata tre anni or sono ed il percorso ciclistico noioso, totalmente "flat", a parte un cavalcavia, mi concedevano l'opportunità di gestire la prova.
Un buon allenamento, nulla più e l'occasione di trascorrere un lungo fine settimana low cost a Piestany, località dotata di terme e un centro cittadino abbastanza movimentato considerando la latitudine.
Per spezzare il lungo viaggio, raggiungo martedi sera la dimora di Valentino in quel di Conegliano e l'indomani mattina partiamo in direzione Slovacchia attraversando tutta l'Austria. Rimango sempre affascinato dalla visione di paesaggi da cartolina brutalmente attraversati dall'autostrada....
Qualche problema d'orientamento alla periferia di Bratislava e quasi all'ora di cena, decisamente esausti, riusciamo finalmente a raggiungere la destinazione prefissata.
Allogeremo in una casa -pensione a prima vista carina, col senno di poi deludente per quanto concerne il rapporto qualità -prezzo.
Salutare doccia e cena nella zona nevralgica della cittadina slovacca, purtroppo non nella pizzeria che utilizzavo come base per i pasti durante la passata vacanza. In effetti la pizza si è rivelata di scarsa qualità, ma l'accentuato appetito ci ha fatto chiudere uno occhio. Abituati a quanto si spende in Italia per la classica accoppiata  "pizza + birra" rimaniamo positivamente sorpresi dall'irrisorio importo sborsato.
L'indomani mattina, prima di colazione, ci sgranchiamo le gambe imballate dalla lunga trasferta in auto con una corsetta lungo la strada che costeggia il fiume Vah, dove fra l'altro verrà effettuata la frazione natatoria della gara.
Colazione alquanto deficitaria e rimpiango quelle consumate all'Hotel Magnolia tre anni or sono. Occorre fare di necessità virtù e tesoro degli sbagli commessi nella scelta dell'alloggio, nel caso in cui dovessi tornare in queste lande. Con Valentino decidiamo di perlustrare il tratto ciclistico e l'intento, durante la competizione, sarà quello di mettere il pilota automatico ed estraniarsi. Un bastone A/R di 29 km circa, da ripetere sei volte percorrendo una strada statale. Occorrerà avere molta pazienza resettando la testa da eventuali pensieri paranoici :)
Per ammazzare il tempo lancio l'idea di spostarsi in auto per visitare la città di Trencin , facilmente raggiungibile tramite autostrada e famosa per un vecchio castello.
Scarpinata sotto un sole cocente per raggiungere l'entrata di questa fortezza, dalla quale si domina l'intera città, e scoprire di poter usufruire di una guida solo in slovacco....
Un bel ciao ciao con la manina e ritorniamo nella vasca centrale a gustarci un gelato seduti comodamente su una delle panchine a bordo strada.
La cena serale finalmente è al Central, il locale cercato il giorno precedente e non trovato , mangiando una pizza decente accolti dal classico trattamento slovacco riservato alla clientela. Cortesia e gentilezza sconosciute dal personale, cosa già sperimentata dal sottoscritto nella precedente visita.
Il giorno seguente iniziamo a preoccuparci delle previsioni meteo, le quali contemplano  l'arrivo di un'acquazzone serale che dovrebbe dissolversi all'alba. Durante il ritiro del pacco gara facciamo la conoscenza dello svedese Magnus , mio coetaneo, atleta di livello alla fine del secolo scorso.
Riuscì a qualificarsi tre volte per Kona sfoderando performance di tutto rispetto , e sull'isola hawaiana fece registrare prestazioni degne di nota. Poi smise di gareggiare prendendosi quasi un "ventennio sabbattico" riapparendo lo scorso anno all'Ironman di Maiorca. Rimane incuriosito e sorpreso  quando Valentino gli spiega il mio percorso sportivo, ma tengo subito a precisare l'amatorialità dei risultati.
Vogliamo parlare del piatto di pasta in bianco condita da olio e formaggio ordinato al Central per cena ? Ebbene il cuoco s'inventa una sua versione , aggiungendoci peperoncino e aglio. Valentino cade nella trappola dello spicchio d'aglio vagante e per tutta la serata avremo un alito che uccide ed una certa difficoltà a digerire. Nemmeno una Coca riesce a fare tabula rasa nello stomaco dell'incoveniente venutosi a creare :)
Ed a tutto ciò aggiungiamoci le patate bollite riscaldate malamente, immagino nel microonde, perchè parecchie di loro erano ancora fredde :O
Entriamo in camera e si scatena un bell'acquazzone, però confidiamo al risveglio di trovare condizioni di tempo migliori. Invece la pioggia continua a scendere al pari dell'umore, soprattutto quando con nostro immenso dispiacere troviamo la zona cambio allagata. E a quanto pare ci verrà a trovare l'indesiderato vento.
Ma porca miseria abbiamo trascorso tre giorni a boccheggiare per il caldo ed ora pioggia e vento? Altro che allenamento tranquillo , ci sarà da sgobbare. Il percorso natatorio si sviluppa su tre giri con uscita dall'acqua ed immediato rientro, utile per chi ha bisogno di tirare il fiato. Io sono fra quelli :)
Esco come  al solito stordito, ha smesso di piovere, indosso capi asciutti e parto curioso di verificare l'intensità del vento. Dall'uscita della zona cambio occorre percorrere un tratto per immettersi all'interno di quello che sarà l'amato -odiato "andata e ritorno". Ce lo dovremo sorbire per  ben 12 volte.
E mentre nell'andare viaggiavamo speditamente, nel rientrare eravamo in balìa di Eolo, accompagnati da folate a tratti impetuose ed i km percepiti come se fossero miglia marine. :)
Commetto un comico errore di percorso al penultimo giro quando, dopo il ristoro ubicato nei pressi della zona cambio, invece di svoltare a destra per raggiungere la strada statale proseguo diritto. Quando avverto d'aver perso la rotta mi mando a quel paese da solo e suppongo lo abbiano sentito a 1 km di distanza.
Le ultime due tornate controvento prosciugano le poche energie mentali rimaste e poter scendere dalla bicicletta per il secondo cambio è una liberazione! Manco fossimo a Lanzarote.
L'ultima frazione, ovverosia la maratona ,presenta un mix di sterrato ed asfalto e il desiderio è quello di faticare il meno possibile. Cosa molto improbabile dopo una la precedente pedalata dispendiosa e difatti riesco a correre decentemente solo per 15-16 km. Per vincere la monotonia invento un numero circense e,  "fantozzianamente", nel sorpassare un altro partecipante incespico e cado rovinosamente a terra. Qualche escoriazione ed una botta all'anca sinistra senza però compromettere la prosecuzione della gara.
Qualche camminatina me la concedo e le soste ai ristori si fanno più prolungate, considerando che siamo quasi al termine della fatica.
Ultimo tratto di sterrato , voglio gustarmelo, rallento e laggiù in fondo sento Vlado l'instancabile  speaker dell'evento, capace di coinvolgere il pubblico presente.
Riesco, in prossimità del traguardo , a sbagliare strada dirigendomi a destra verso il giro di boa invece che proseguire dritto .  Sorrido,  riprendo la via maestra e come di consuetudine a braccia alzate, mentre varco la finish line, godooooooo !
Attendo l'arrivo di Valentino e l'immortalo scattando una bella foto ricordo. Good job anche per lui.
Ringrazio Valentino per l'ospitalità e la piacevole compagnia e complimenti a Magnus brillante vincitore della mia categoria d'età. Alla prossima .....

God bless you !!!

 Gelato a Conegliano con Valentino
 Pizza al Central di Piestany
 Castello di Trencin
 Con lo speaker Vlado
Giù basso in favore di vento


martedì 19 luglio 2016

Enrico You are still with us!

Lo scorso anno fu una vera e propria festa, ritrovarsi con gli amici veneti la sera prima di partire per la trasferta a Roth .
Tra loro anche Enrico Busatto, promotore della serata e col quale si era stabilita una sana amicizia ,considerando che avevo assistito al suo battesimo sulla distanza Ironman a Klagenfurt, un lustro fa.
Era sempre complimentoso nei miei confronti e ci teneva a sottolineare , a chi non mi conosceva , il numero di Ironman conclusi. mettendomi in grossa difficoltà. E quando gli dicevo di smetterla, lui sorrideva di gusto sapendo quanto detestavo parlare di questa cosa.
Una settimana fa accade quello che non pensi possa accadere, e quando ricevo la drammatica conferma , un forte brivido attraversa tutto il corpo lasciandomi immobile e senza parole.
A confermare la tragica notizia è la voce disperata e piangente della sorella ed amica Lisa,  chiamata dopo aver letto alcuni post su facebook con la scritta "Ciao Enrico...." .
Per tutto il giorno stento a credere sia reale la fulminea e sconcertante scomparsa di Enrico, sentito telefonicamente due settimane or sono perchè intenzionato ad iscriversi all'IM Austria . Alla fine della telefonata ricevetti l'invito per un pranzo insieme il lunedì dopo la gara. Purtroppo la stanchezza, il caldo ed il dover guidare per diverse ore m'indussero a rimandare il nostro incontro. Che disdetta!
Successivamente alla fase di stordimento, tornato coi piedi per terra, la prima cosa a cui ho pensato è stata quella di ricordare sportivamente Enrico in occasione dell'imminente Challenge Roth .
Come? A modo mio , correndo la maratona con una dedica speciale stampata sulla canotta.
Dopo un consulto con l'amica Teacher Agnese la frase prescelta è stata " Enrico you are still with us!".
Il sogno poteva già infrangersi nel corso della frazione natatoria, poichè l'indesiderato ed inaspettato freddo percepito e poi patito nel canale, mi ha letteralmente prosciugato fisicamente. L'idea del ritiro è stata più volte scacciata dalla mente perchè oggi l'imperativo era arrivare a tutti i costi.
Fuoriuscito vivo e vegeto dall'acqua, nonostante una condizione fisica precaria, acchiappo la sacca contenente l'abbigliamento utile per la seconda frazione ed entro nel tendone. Sono visibilmente tremante e solo grazie all'assistenza di un volontario riesco a togliermi la muta. Chiuque tu sia, grazie di cuore !
Durante i primi chilometri in sella, l'intento era quello di riscaldare la muscolatura dei quadricipiti e poter pedalare il prima possibile come desideravo. Ero stanco di sbattere i denti.....
Il Challenge Roth è una grandiosa festa sportiva, con un'imponente e ben orchestrata macchina organizzata, e viene vissuta come tale dagli abitanti dei paesi attraversati. Il passaggio fra due ali di folla sulla Solarerberg ha fatto il giro del mondo così come la folla festante all'interno dello stadio dov'è situata la finish line.
Sono il  marchio di fabbrica d'una competizione unica al mondo e lo slogan coniato dagli organizzatori  "Challenge Roth We are triathlon !" calza a pennello.
Il clima favorevole e la gamba tornata a girare a buon regime mi hanno permesso di concludere decentemente i 180 km. Togliere la maglia da ciclismo ed indossare la canotta con impressa la dedica ad Enrico si è rivelato come l'avevo immaginato. Elettrizzante.
Sono partito molto carico per la maratona e sino alla mezza il ritmo tenuto era quello previsto , poi è subentrata una generale spossatezza e la mente ha deciso di prendersela con filosofia.
Particolarmente monotono correre sullo sterrato che costeggia il canale e lo si deve fare prima in un senso e poi nell'altro per ben due volte.
Abbandonatolo si fa ritorno verso il centro di Roth ed al termine dello strappo asfaltato incontrato all'uscita dal bosco si svolta a destra per un mini circuito. Ultima breve erta di giornata con tanto di speaker , il quale chiama a raccolta la gente presente per incitare l'italiano in transito. Rispondo con un applauso mentre inizio a pregustare il significativo arrivo nello stadio. Le gambe, come spesso accade in prossimità del traguardo, ritrovano vigore e spinta.
Ci siamo , mancano solo pochi metri per dare un senso ad una faticosa giornata iniziata nel peggiore dei modi e conclusasi con tanta tristezza nel cuore, lo sguardo e le mani rivolte lassù.
Nessuno lo riporterà fra noi , ma dovremo sempre ricordarlo per quello che ci ha lasciato. Ognuno a suo modo.
ENRICO YOU ARE STILL WITH US!

God bless you !!!





mercoledì 6 luglio 2016

A.A.A.


Ame. Aironman. Austria.
Un legame che si perpetua da 18 anni con una breve interruzione , ma poi ripreso senza soluzione di continuità.
La Carinzia e la sua capitale Klagenfurt, una città bomboniera ,a misura d'uomo dove tutto sembra svolgersi perfettamente e raramente noti qualcosa di negativo.
Per metterla sul ridere anche il prezzo dei carburanti ti lascia senza fiato, ma è il lago Worthersee a stupirmi con la sua immensa bellezza ,nonostante l'abbia ammirato in svariate occasioni.
Quest'anno non avrò compagnia per la trasferta e come da tradizione (degli ultimi due anni) farò tappa a Feletto Umberto per riabbbracciare l'amica Simonetta e con lei gustarmi una coppa gelato. Per l'occasione si aggregherà anche la Teacher Agnese e Monica, un'amica di Simonetta.
Il caldo è veramente opprimente ed è fuoriuscito tutto d'un botto cosa che ha impedito un graduale acclimatamento. Viaggio costantemente con l'aria condizionata per evitare di boccheggiare.
L'incontro in terra udinese si è rivelata salutare per il morale  e spezzare il viaggio. E' sempre e comunque incoraggiante attornarsi di persone allegre e positive come lo è Simonetta. Lei di battaglie ne ha combattute e vinte , è un esempio per tutti noi ed ora dovrà affrontare anche un problema di glicemia. Scherzosamente mi dice che abbandonerà i dolci solo dopo la "nostra" coppa insieme. Ovviamente il tutto condito da sfottò e foto ricordo.
Dopo 8 ore di trasferimento raggiungo l'uscita dell'autostrada e poi svolto a destra pronto ad immergermi nella caotica zona dedicata all'expo con l'intento di ritirare il pacco gara, La motivazione di tanta fretta è impossessarsi del braccialetto indispensabile per accedere al pasta party. Esplicata l'annosa formalità, vado frettolosamente alla Pensione nella quale soggiornerò per scaricare bici e bagagli. Il tutto a tempo di record poichè ho appuntamento al pasta party con l'amico Luigi.
Anche in questa occasione numerosi sono gli amici incontrati e personalmente vivo questi eventi con l'intento di rivederli perchè apprezzo la loro sincera amicizia.
La solita vigilia pre gara , osservo e sorrido nel vedere atleti che , con temperature africane, corrono o pedalano forse per saziare la fame di sport. Rinuncio alla cena nella solita pizzeria per condividerla con Luigi ed assaggiare il suo mix di cereali , pollo e verdure.
Si discute anche delle preoccupanti previsioni meteo del giorno seguente e purtroppo si segnalano forti temporali . E per chi come il sottoscritto utilizzerà ruote in carbonio le preoccupazioni salgono....
Ritorno alla base affrontando la classica nottata prima dell'evento, cercando di dormire ad orari inusuali, con la paura di restare sotto le coperte, nonostante la sveglia :)
Fortunatamente  alle 4 sono già cosciente, sgranocchio tre barrette veicolate da te freddo e concludo rapidamente la triste colazione. Ritroverò un po' di smalto quando, arrivato in zona cambio al posto assegnatomi, rivedo con piacere Louis Moschetta, un amico di vecchia data trasferitosi negli Stati Uniti per lavoro. La sua bici in titanio è proprio accanto alla mia...
Con lui e la moglie americana, molto affabile e sorridente, compio il tragitto che ci separa dalla zona cambio agli Strandbad. All'interno i prati sono presi d'assalto dai partecipanti e dagli accompagnatori, in attesa di prendere posto nelle griglie di partenza della frazione natatoria.
La novità quest'anno è rappresentata dall'introduzione del "rolling swim start" con l'entrata in acqua degli atleti uno di seguito all'altro in base al tempo stimato, da quest'ultimi, per completare i fatidici 3,8 km.
Ovviamente, considerato quanto sono ridicolo nel gesto natatorio, staziono nelle retrovie in paziente attesa di transitare sopra il tappeto, predisposto alla rilevazione del chip.
Quant'è arduo spezzare il fiato alle 7 del mattino e come accade da 20 anni, fatico a trovare una simbiosi con l'acqua. Conscio di dover sguazzare 1h30 all'interno del Worthersee e d'uscirne rintronato, penso solamente a gestire la fatica.
L'ultimo chilometro nuotato nel canale sarà infinito, però ritrovo vivacità quando scorgo la sagoma del megahotel situato nel pressi dell'uscita. Anche stavolta posso affermare d'avercela fatta a sopravvivere.
Sosta in bagno, cambio d'abiti e finalmente cavalco la nuova bici assemblata per l'occasione con qualche grattacapo e testata solo due volte prima della competizione austriaca.
Il passaggio dal nuoto al ciclismo mi causa sempre uno sgradevole mal di gambe nei primi 10 km per poi scomparire cammin facendo. Stavolta decide di persistere a lungo, inizio a spazientirmi e si preannuncia una pedalata sofferente.
Senza riferimenti cronometrici faccio affidamento alle sensazioni e procedo prendendola con filosofia perchè incazzarsi servirebbe a nulla. Come preannunciato si presenta un bel temporalone a dare un po' di suspence e, nei pressi dei punti critici, metto in pratica il consiglio impresso sui cartelli stradali posizionati ai lati della strada.
CAUTION ! E non vedo altra via d'uscita se desidero rimanere in sella  perchè quando cerco di frenare avverto un tardivo rallentamento della velocità :)
La pioggia ed il brusco raffreddamento dell'aria generano brividi e solo nel momento in cui la perturbazione c'abbandona ritrovo una temperatura corporea decente.
Salire a Rupertiberg risulta faticoso, soprattutto nella seconda tornata, però è assai divertente sentire l'incitamento degli amici friulani Denis e Monica capitanati da Fabio , il quale urla a squarciagola e ti strappa un sorriso. Grandi.
"Dai Ame che anche la seconda frazione l'hai messa nel cassetto". Lo ripeto a me stesso per preparare corpo e mente alla maratona conclusiva. L'obiettivo è faticare  intelligentemente, amministrando la seconda mezza ed evitando d'arrivare stremato al traguardo. Il caldo umido la fa da padrone, quindi urge bere e spugnarsi molto, distogliendo se possibile la mente dalla fatica. Come? Salutando gli amici incrociati, dando un cinque ai bambini , camminando ogni tanto per dare alle gambe la possibilità di allentare le tensioni muscolari venutesi a creare col passare dei chilometri.
Quando si percorre nuovamente il tratto che collega il centro città con la zona d'arrivo,situata di fianco all'expo, inizia il countdown dei chilometri, aumenta l'adrenalina e ci si rende conto d'aver sconfitto qualsiasi crisi perchè d'ora in poi sarà solo gioia pura.
Ho descritto svariate volte cosa si prova a concludere una gara d'endurance qual è l'Ironman e finiti gli aggettivi lascio a voi lettori immaginare l'emozioni o le delusioni provate.
Alcuni atleti fissano un obiettivo cronometrico o vanno alla ricerca della famigerata slot hawaiana e si sacrificano per svariati mesi dedicandosi anima e corpo per realizzarlo. Come nella vita di tutti i giorni gli incidenti di percorso sono da contemplare, a maggior ragione in una gara così complessa e di difficile gestione. Personalmente ,vivendo lo sport con spirito marcatamente amatoriale, accetto il verdetto del campo sempre con positività.
Unica nota dolente del lungo fine settimana in Carinzia il furto della ruota anteriore subito nel parcheggio della Pensione.
Sarò ripetitivo nel ringraziare gli amici incontrati, ma li ritengo la componente più importante dell'intero evento e li ringrazio per l'accoglienza festosa.
Una menzione speciale la dedico a Luigi, in compagnia del quale ho trascorso piacevoli momenti d'ilarità .

God bless you !!!


                               Coppa gelato con Simonetta e Agnese

                                Al pasta party con Federico e Luigi
                                            con Gianluca Cogliati
                        L'immancabile gelato alla Gelateria Arcobaleno

  Con la splendida coppia bolognese formata da Andrea e Monica
                    La tirata d'orecchie a Giacomo è ormai un rito
                                In zona cambio con Louis Moschetta
Simone always presente .....
The day after



martedì 14 giugno 2016

Accoppiata devastante...

....E non parlo solo fisicamente perchè la componente psicologica influisce molto sulla prestazione nelle gare d'endurance.
Quale accoppiata? Ironman Lanzarote e 100km del Passatore, interrotta lo scorso anno per un'annosa pubalgia.
La prima competizione, come ben sanno i lettori del blog, è la più amata dal sottoscritto mentre la seconda è il ricordo del compianto Simone Grassi, amico cesenate scomparso qualche anno fa dopo aver combattuto ,con l'ironia che lo ha sempre contraddistinto,un maledetto tumore ai polmoni.
Non mi sento di aggiungere altro e lascio parlare le immagini....
Ringrazio di cuore l'amica Alina ,mio angelo custode in bici durante la trasferta podistica da Firenze a Faenza . La sua assistenza si è rivelata fondamentale per scongiurare le numerose crisi e consentirmi d'arrivare al traguardo in Piazza del Popolo.
Non ho degnamente onorato la memoria di Simone a livello prestazionale, ma posso dire d'avere profuso il meglio di me stesso .
God bless you !!!
Benvenuti al Club La Santa
 con Denis . qualified to Hawaii , e la Testa di Udin Monica
 Con l'organizzatore della gara Kenneth Gasque
 col mio compagno di vacanza Daniele
 Saluto con Paolo Marescotti , un patacca faentino :)
 con Fabrizio, un'amicizia di lunga data ed un piacere ritrovarlo
 l'inconfondibile sorriso di Sara, bresciana responsabile degli atleti in gara
 coi vincitori dopo la premiazione
 la meritata paella ......
 il traguardo qualche giorno dopo....
Run baby run....

 Sorridenti con Alina prima della partenza
 Saluto con Silvia e Marco al loro esordio al Passatore
 bradipando (foto Francesca Soli)

venerdì 18 marzo 2016

Maratonando ....

Solitamente cerco di mettere nero su bianco, descrivendo fatica ed emozioni provate .
Stavolta lascio parlare le immagini .....
VERDI MARATHON
 Allegramente in discesa verso Fidenza con Andrea Rigo e Lara Mustat. Perchè la corsa è anche divertirsi faticando  (foto Morselli)
Siamo quasi a metà gara e già si comincia ad avvertire il peso dell'età :D (foto Morselli)

BRESCIA ART MARATHON 
 Prima della partenza ci si diverte con alcuni amici "pagliacci" :D


 Si vede che non siamo molto in là col chilometraggio .....
 Finalmente l'agoniato traguardo !!!
 E subito dopo fuoriesce la fatica ...

God bless you !!! 

lunedì 11 gennaio 2016

Ritorno al passato...


Rettilineo d'arrivo a Trino (foto F.  Deandrea)
                         In versione Babbo Natale a Reggio (foto S. Morselli)

Lo sport amatoriale, per come l'interpreto da un ventennio, è un momento di condivisione, sentirsi partecipi di un evento, mettersi alla prova, affrontare situazioni a volte scomode come possono essere le crisi durante una prova.
Considero poco importante per noi amatori il discorso legato a tempi e classifiche, però l'essere costretti ad uno stop forzato per diversi mesi e quindi l'impossibilità di poter assaporare quel mix di fatica e convivialità  sportiva, mi ha infastidito parecchio.
Quando scoprii a metà novembre 2014  d'essere affetto da pubalgia non immaginavo il lungo calvario per tornare ad indossare in modo continuo le amate scarpe da corsa.
L'iniziale ottimismo si tramutò in scoramento allorchè risultarono inefficaci i diversi trattamenti a cui mi sottoposi e nessuno poteva fare previsioni riguardo la definitiva guarigione.
Dopo quattro mesi di totale astinenza , stanco di spendere soldi inutilmente, infilai un paio di pantaloni della tuta, e uscii di casa con l'intento di riprendere a correre e camminare.
Trascorsi più o meno  duecentosettanta giorni se ripenso a quanto sono riuscito a fare, sportivamente parlando, in questo arco di tempo posso ritenermi ampiamente gratificato e felice d'aver riacquistato la forma fisica. Sinceramente ritenevo impossibile riprendere a correre come prima dell'infortunio e avevo metabolizzato questo status futuro, perchè è fondamentale accettare il declino prestazionale dettato dall'inesorabile trascorrere degli anni.
Durante la lunga ed impegnativa stagione dedicata alla multidisciplina , soprattutto nelle notti successive agli Ironman, qualche fitta in zona pubica ha fatto vacillare le mie sicurezze sulla completa guarigione. Fortunatamente erano solo episodi sporadici ed è stato molto importante curare i riposi post gara, scongiurando pericolose ricadute.
Lo scoglio più arduo da superare erano i tre IM in un mese e se ne fossi uscito indenne potevo sperare di poter completare il programma concordato con l'amico Marco Scotti. Ora posso confermare quanto sia stato elettrizzante festeggiare in casa un traguardo inizialmente riposto nel cassetto prima ancora che iniziasse la stagione agonistica.
In questo caso lo stereotipo "mai smettere di sognare" calza a pennello...
Terminato l'Elbaman dovevo rimettermi in gioco affrontando le gare di pura corsa con l'incognita di verificare quanto smalto avevo perso durante questi undici lunghi mesi d'assenza.
Il rientro era stato fissato alla Maratonina di Novi Ligure , una competizione alla quale sono molto legato perchè ben organizzata e con un tracciato piuttosto scorrevole.
L'intento era di rimanere sotto l'ora e mezza e sarei comunque stato ampiamente soddisfatto di riuscire a completare la distanza senza soluzione di continuità. Nelle maratone corse durante gli IM  faccio sosta ad ogni ristoro per spugnarmi e bere quindi le interruzioni sono molteplici.
L'enorme soddisfazione percepita subito dopo il traguardo ,come se fossi un novello podista alle prime armi, mi ha riportato indietro di quasi vent'anni. Il buon ritmo tenuto durante i 21 km era alla vigilia inimmaginabile ed anche questo particolare ha contribuito ad aumentare la soddisfazione finale.
Una volta accesa la fiamma, con l'entusiasmo di chi ripercorre la via maestra come se nulla fosse successo, l'ho mantenuta viva affrontando altre due mezze maratone , Lecco e Busto Arsizio, concluse sulla falsariga di quella Novese.
Tutto ciò per riabbracciare il primo amore podistico, il sogno nel cassetto di tutti gli appassionati corridori, vale a dire la Maratona. Avevo interrotto il feeling con la Regina delle corse su strada , subito dopo aver concluso la 100 esima a Ravenna e l'impellente desiderio era quello di togliere la polvere da quel numero e ricominciare a frequentare un mondo che mi mancava.
La scelta è caduta sulla Verona Marathon e nonostante l'esperienza sulla distanza ero intimorito quasi fossi un principiante. Come avrebbe reagito la muscolatura impegnata nello sforzo dopo svariati chilometri e quanto la mancanza d'allenamento nel mantenere una determinata velocità ?
L'innata "idiosincrasia sportiva" dell'affidarsi a strumenti tecnologici ,la propensione a seguire l'istinto,nonchè l'ascoltare le sensazioni percepite durante la competizione sono state le armi utilizzate per affrontarla. Stavolta però dovevo necessariamente dosare l'energie, evitare di strafare e cercare un po' di compagnia , qualcuno col quale condividere la fatica al ritmo prescelto.
Desiderio realizzato riuscendo, con immenso stupore e contentezza, a gestire perfettamente lo sforzo pur dovendo pagare il solito dazio in termini di sofferenza. Ma si sa ,questa è la maratona.
L'arrivo in Piazza Bra è stato emozionante, l'ultimo come se fosse il primo, i brividi avvertiti gli stessi di sempre , la grande ricompensa per cotanta fatica.
L'appetito vien mangiando, in questo caso correndo, sennonchè sospinto dalla ritrovata brillantezza, dal positivo responso del fisico, ritornato efficente, ecco riemergere la curiosità di sondare il recupero dello stesso se sottoposto a due maratone ravvicinate.
Due settimane dopo Verona, mi sono schierato al via della prima edizione della Maratona delle Terre d'Acqua a Trino (VC) con un clima ostile ed una temperatura percepita ben al di sotto dello zero. Percorso ostico ed ottima "amministrazione" della gara, considerata la poca partecipazione e il doversi improvvisare pacer per un debuttante sulla distanza. Impegno gravoso sia muscolare che di testa, dovendo dettare il ritmo per tutti i 42 km.
Per concludere il tris di maratone corse nell'arco di un mese, eccomi al via di quella alla quale sono più legato sentimentalmente, ovverosia la Maratona del Tricolore di Reggio Emilia.
Organizzazione perfetta, il calore delle genti emiliane, il tracciato con qualche insidia e l'inaspettata prestazione, frutto dell'ostinazione nel rimanere aggrappato ad un treno rivelatosi decisivo.
E come ciliegina sulla torta ricevere medaglia ed abbraccio delle amiche Alina e Cinzia.
Avevo concluso il trittico con un crescendo verdiano, pensando di rivedere il Maestro subito dopo il traguardo della prossima fatica sui 42,195 km , ma ahimè sono "ricaduto nella malattia"....
Morale della favola, l'ultimo "pettorale" indossato è stato in occasione della Maratona di S.Silvestro il 31 dicembre, un classico, così come la visita della vigilia a casa Girasole . Bello riabbracciare i due padroni di casa Federico e Silvia e consegnare  il regalo di compleanno alle due gemelline Alice ed Agnese, cresciute e vitali più che mai.
Buon anno podistico a tutti e.......

God bless you !!!


lunedì 12 ottobre 2015

Festa con suspense...

Catu , Brunone e Ame e la Zafira strapiena
Cancer Off presente
Leggermente sofferente... :)

Dire "la paura fa 90" forse sarebbe troppo banale ma, considerati i fatti accaduti , poteva concretizzarsi proprio il giorno dove "era già tutto previsto" e dato per scontato. Ma lo sport è imprevedibile e riserva sempre qualche sorpresa.
Elbaman, l'Ironman di casa, organizzato dalla mia società d'appartenenza, l'Elbaman Team, dietro al quale vi è tutta la volonterosa famiglia Scotti.
L'amico Marco, organizzatore e Presidente del club elbano è il "deus ex machina" di questa manifestazione sportiva, resa unica nel suo genere sia per quanto concerne la cornice naturalistica, con scorci mozzafiato, che per il clima familiare instauratosi fra i partecipanti.
E' una specie di ritrovo di fine stagione , una festa all'insegna della fatica sportiva e del divertimento, rappresentato dagli sfottò coi vari amici incontrati.
Centro nevralgico per rivederli ,la famosa gelateria Zero Gradi a Marina di Campo sede dell'evento.
L'equipaggio allestito per la trasferta di fine settembre era composto dal sottoscritto , Fabio Catufi detto "Il Catu" e dal "Colosso di San Colombano" Brunone Marini.
Viaggio con partenza all'alba da Lodi e prima sosta a Piombino per bere un caffè , incontrare l'amica Debora e imbarcarci sul traghetto prenotato.
Un'ora di trasbordo ed altri 30 minuti d'auto prima di giungere alla segreteria della gara dove incontriamo i simpatici volontari e l'intera famiglia Scotti indaffarati nella preparazione dei pacchi gara.
Siamo i primi a ritirarlo con tutto l'occorrente per la prova domenicale ed a mettere la firma sul "pannello ricordo" creato appositamente dall'organizzazione. Carino il pensiero d'attribuirmi il numero 90 e per fortuna non sono un soggetto scaramantico.
Depositiamo Brunone all'Hotel Montecristo del quale è ormai un aficionados come del resto lo sono io dell'Agriturismo Orione, gestito dal mio fratello elbano Gianluca. Il Catu ha scelto di seguirmi ed è rimasto entusiasta dell'amena struttura immersa nel verde e la pace ivi presente.
Venerdì sera dopo la cena ci fiondiamo da Zero Gradi ,incontrando persone che non rivedevo giustappunto dallo scorso anno, ed è sempre una festa irrinunciabile.
La vigilia inizia con una breve corsa mattutina, resa necessaria per riavvivare il corpo intorpidito dal viaggio del giorno precedente, poi è il solito cercare di far trascorrere il tempo ammazzando la noia.
Ed una cosa utile a questo scopo è il bike check-in pomeridiano , grazie al quale incontro gli amici arrivati all'ultimo momento sull'isola ed inizio a respirare profumo di Elbaman.
Faccio uno strappo alla regola durante la cena, lasciandomi attrarre da un primo a base di penne condite, invece del canonico piatto di pasta con olio e grana. Scelta poco azzeccata in quanto risulterà pesantuccio a livello digestivo, ma gioca a mio favore l'avere consumato presto la cena.
Rientrato alla base mi metto sotto le coperte e la desuetudine a coricarsi ad orari insoliti, unita alla classica tensione pre gara, generano un sonno discontinuo. Svegliarsi alle 4,10 contempla uno stato larvatico con la susseguente colazione "masticata" senza avvertire alcunchè. Della serie "I sapori questi eterni sconosciuti".
Cerco di riprendere conoscenza mentre percorro, camminando, il chilometro per raggiungere la zona cambio. Sono ben coperto ma col passare del tempo la temperatura diventa gradevole ed aspetto sino all'ultimo ad indossare la muta. Gli atleti, abbandonata la zona cambio, si trasferiscono in spiaggia attendendo lo start con un cielo oscurato e la visibilità delle boe ancora approssimativa.
Al momento dello sparo scaccio l'ansia generatasi dal dover affrontare la frazione a me indigesta e cerco, nel limite del possibile , di "sguazzare" i primi 1900 metri con oculatezza. La mancanza di fondo è un limite preoccupante, tuttavia fuoriesco indenne dalla baia di Marina di Campo.
Corsetta per sconfiggere lo stordimento, prima transizione effettuata con la dovuta calma e via in sella per affrontare un percorso ostico spalmato su tre giri, forse il più impegnativo dell'annata.
Il primo scorre velocemente, la gamba c'è, le sensazioni buone, sennonchè nella discesa da Sant'Ilario accade il misfatto. Di colpo sento la ruota posteriore completamente a terra ,sbando vistosamente e quando realizzo d'aver forato il tubolare lo sconforto è notevole.
Inutile il tentativo d'iniettare la schiuma anti foratura, il danno procurato si rivela oltre l'immaginabile e la vedo fuoriuscire ovunque. Giunge una moto con due persone dello staff , chiedo se vi sia un'assistenza meccanica  sul percorso ricevendo risposta negativa.
Ultimo tentativo,per continuare a sperare di proseguire la competizione, è la sostituzione del tubolare, operazione indigesta ma assolutamente necessaria in siffatte situazioni.
Qualche "smadonnamento" ci scappa però l'operazione riesce ed ora l'obiettivo principe è quello di concludere i circa 110 km rimanenti. Li affronto col cuore in gola, perchè il tubolare non è incollato a dovere, pertanto dovrò far attenzione nell'approcciare le curve per scongiurare una sua fuoriuscita dal cerchio. L'energie nervose spese durante la sosta forzata vengono a mancare nell'ultima tornata, ma poco importa. Mettere il piede a terra in zona cambio significherà aver vinto la personale battaglia con la sfortuna. Missione compiuta!
Seconda transizione, indosso la canotta con dedica a Simone poichè, dopo aver festeggiato la 100esima maratona insieme, occorre suggellare anche quest'altro traguardo.
Rimango positivamente impressionato dalla reattività dei quadricipiti sin dalle prime falcate e nonostante una crisi alla mezza rimango concentrato e riesco, calando un filino il ritmo, a mantenere una velocità decente.
Emozionante ed adrenalinico ricevere così tanto sostegno dagli amici a bordo strada ed i chilometri scivolano velocemente accompagnati dai pensieri, immaginando quale stato d'animo pervaderà corpo e mente nel momento in cui varcherò la linea del traguardo. Ci siamo quasi....
Curva  a destra in prossimità del Montecristo, è l'ultima volta che percorrerò il lungomare, me lo voglio godere sino alla fine e raccolgo gli ultimi incoraggiamenti prima d'abbandonarlo.
La svolta per immettersi sul breve rettilineo finale rimarrà in eterno nei miei ricordi così come il festoso arrivo con tanto di coriandoli e striscione dedicato. Ringrazio pubblicamente l'amico Marco per questa gradita sorpresa inaspettata che mi ha molto emozionato. Rimasto senza parole ed intervistato subito dopo il traguardo ero incapace di pronunciare una frase di senso compiuto.
Oltre ai soliti e meritati complimenti a tutti i finisher vorrei condividere il gentile pensiero del vincitore della prova con tanto di record , il belga Lucky Berlage, applaudendo tutti i volontari.
Figure fondamentali per la buona riuscita di qualsiasi evento sportivo, senza il loro apporto  NOTHING IS POSSIBLE.
Una lieve correzione del motto coniato dall'organizzazione dell'IM pallinato.
Un grazie anche ai miei due compagni di viaggio, entrambi  finisher dell'Elbaman 73, per la spassosa compagnia ed un caloroso abbraccio a chi mi ha incoraggiato anche in maniera colorita :)

God Bless you !!!