lunedì 8 giugno 2015

E dopo sei mesi...

Il benvenuto della Famiglia di Eddi. Grazie !!!
Elegantemente vestito all'interno del Parco del Timanfaya
Il sogno di ogni partecipante...
Yogurt gelato , una bontà !

......mi sono rimesso in gioco, sportivamente parlando,e quale migliore palcoscenico potevo scegliere se non quello dell'Ironman Lanzarote ?
La lunga sosta forzata, generata dalla logorante pubalgia, ha cambiato in maniera significativa la mia vita d'atleta, principalmente improntata ad allenarsi gareggiando, vivendo del fondo costruito in tanti anni senza mai fermarsi.
12 mesi all'anno, saltando dalla triplice al podismo, sfruttando l'endurance dell'una per buttarsi alla cieca nell'altro ,senza aver preparato nessun evento in modo specifico e soprattutto senza porsi domande. Non avendo fini cronometrici prestabiliti  o persone a cui rendere conto delle prestazioni,  l'unico imprescindible comandamento era l'impegno e rispetto della competizione.
Il tutto rapportato a quanto potevo "elargire" fisicamente in quel dato giorno poichè, sebbene gareggi da quasi un ventennio, trovo difficile fare previsioni sulla forma del momento.
Stanco di finanziare inutilmente dottori e fisioterapisti e conscio del fatto che la pubalgia è una patologia subdola, della quale nessuno sa dirti quando scomparirà , ho preso la drastica decisione di riprendere l'attività podistica a metà marzo. Buffamente vestito da corridore improvvisato, indossando calzoni di una tuta ,alternando corsa e cammino..
La domanda spontanea, percorsi 100 metri, è stata: "dopo tanti mesi senza poter correre un metro , come reagirà il corpo abituato a rimenere perennemente attivo?"
La catastrofe fisica prevista non si è fortunatamente materializzata ed il dolore ha lasciato spazio ad un fastidio col quale convivere in attesa di momenti migliori. D'altronde avevo solo due mesi di tempo per poter scongiurare una lunga camminata, nel caso in cui fossi riuscito a concludere le prime due frazioni dell'IM canario.
Morale della favola, prima della spedizione per Lanzarote , avevo incamerato nel serbatoio della corsa continua un'ora abbondante, evitando di sperimentare lunghi , i quali avrebbero potuto risvegliare ed infiammare il pube . Meglio arrivare all'appuntamento podisticamente impreparati, senza ulteriori complicazioni fisiche, considerando che nella maratona i ristori saranno posti ogni 2,5 km e molteplici le possibilità di rifiatare.
L'approccio nelle altre due discipline è stato come negli anni precedenti ,senza particolari patemi , ma piuttosto distaccato sapendo di dover affrontare una prova con l'ultima frazione molto penalizzata.
La trasferta nella magica isola di Lanzarote è una prassi consolidata sin dal secolo scorso, allorchè decisi d'esordire nella distanza regina della triplice disciplina. Nonostante diversi cambiamenti, determinati dalla crescita esponenziale di turisti, il fascino dell'isola vulcanica e dei suoi paesaggi mozzafiato è rimasto immutato, la forza della natura pure.
Quando il volo atterra all'aeroporto di Arrecife noto con estremo dispiacere l'intensità del celeberrimo vento canario. La speranza è di trovarlo "docile" nel giorno in cui dovremo assecondarlo mentre pedalaremo, altrimenti sarà una battaglia continua con un incontrastato dominatore, lui.
In questi casi l'unica soluzione a disposizione è limitare i danni e munirsi di tanta pazienza evitando lo scontro ad armi impari. La borsa per il trasporto bici ,acquistata per l'occasione, viene subito battezzata al primo volo e, quando la tolgo dal nastro trasportatore, noto con rammarico un bel foro...
Abbraccio l'amico Eddi . residente nell'isola, il quale gentilmente m'accompagna nell'appartamento prenotato per la settimana di soggiorno e poi a casa sua, dove la moglie Viviana ha preparato la cena per tutti. Risotto ai frutti di mare, seguito da un bis di crepes alla nutella completano il lauto pasto.
Il giorno seguente è,da protocollo,  dedicato alla visita del monumentale complesso sportivo "Club la Santa" per il ritiro del pettorale e visita al piccolo expo.
Dicono che l'intensità del vento calerà nei giorni a venire,  però la realtà delle cose si dimostrerà l'esatto contrario e ne subiremo le conseguenze durante la gara.
Osservo, nel consegnare bici e sacche al tradizionale "bike check- in" della vigilia, la cospicua presenza fra gli amatori di ruote anteriori ad alto profilo, come se codesti "genialoidi" dovessero gareggiare in percorsi filanti con vento assente. E pensare che sino a qualche anno fa si notavano solo a basso profilo....
Nottata abbastanza tranquilla,con Eolo impegnato a fare le ore piccole coi suoi sibili poco promettenti. Sveglia alle ore 4,10 e curiosamente il vento sembrerebbe andato in letargo, ma l'esperienze passate consigliano di ripescare il saggio motto di trapattoniana memoria, cioè  "non dire gatto se non ce l'hai nel sacco". Giunto in zona cambio alle 5,45 gonfio le ruote , sistemo barrette e gel nel box posizionato sul tubo orizzontale e scendo in spiaggia.
L'attesa nel tendone è logorante, il tempo trascorre lentamente e cerco di stemperare l'innata tensione con alcuni amici italiani. Il fluido della prima frazione è notoriamente nemico del sottoscritto e trovarselo di fronte la mattina presto contribuisce ad abbassare il morale.
Al colpo di pistola segue una breve passeggiata e la traumatica immersione della "cabeza" nelle gelide acque oceaniche la quale, seppur protetta da una cuffia in neoprene, subisce uno shock termico "agghiacciande"!
Sono in balìa dell'orda d'animali inferociti che mi scavalcano pur di guadagnare spazio nel convulso start, tipico dell'IM Lanzarote. La prima boa, posizionata a circa 170 mt dalla linea di partenza, determina un inevitabile caos generato dai 1700 triatleti, intruppati e desiderosi di trovare un varco liberatorio. Pura utopia.
Il vento inizia a salire e lo si nota nell'ultimo tratto del quadrilatero con una corrente contraria al senso di marcia. La seconda tornata sarà, sul finire dei 3800 metri, una lotta per combattere il freddo corporeo, e proseguirà quando cercherò di togliermi la muta in preda ai brividi.
Vestito con una maglia da ciclismo decisamente naif risalgo la spiaggia, attraverso la lunga zona cambio ed inizio l'avventura sui pedali. All'uscita da Puerto del Carmen, sulla circonvallazione esterna alla cittadina turistica, vengo letteralmente sballottato dalle forti raffiche di vento ed a malapena riesco a condurre il mezzo meccanico . In un tratto, una violenta folata, determina l'invasione della corsia opposta e ringrazio la buonasorte che il traffico è a senso unico.
Yaiza, Salinas de Janubio, Los Hervideros, El Golfo per poi risalire il Parco del Timanfaya continuamente alla mercè di un ronzìo che t'accompagna ovunque. Il nuovo tratto, sostitutivo della discesa verso Tinajo, con passaggio da La Vegueta si rivela a favore di vento. L'approdo all'esterno del Club La Santa rappresenta da sempre uno spartiacque mentale perchè, a mio modesto parere, inizia un segmento ostico che condurrà i concorrenti alla volta dei due Mirador. Noto inaspettatamente l'ovazione degli spettatori, quando quest'ultimi s'accorgono del mio abbigliamento e rispondo con un sorriso di compiacimento.
Pedalo risparmiando energie preziose nella risalita al Mirador de Haria e pongo particolare attenzione nel percorrere i tornanti della pericolosa discesa verso il centro del paese, da dove comincia un tratto indigesto "contaminato"da strappetti killer. Nel classico muro di Guinate, arranco vistosamente, fermo sul posto con effetto moviola , maledicendolo per la diciottesima volta.
Relax nella picchiata successiva per poi godere della magnifica vista sull'Isola Graciosa nel momento in cui gridando "spettacolooooooo !" cerco di giungere al Mirador del Rio evitando il prosciugamento delle risorse fisiche. Occorre mantenere qualche stilla di glicogeno muscolare per sopravvivere alle violente sollecitazioni presenti dopo Nazaret, l'unico segmento rimasto con un manto stradale decisamente deteriorato.
La stanchezza e le vibrazioni rendono indimenticabili questi pochi chilometri e quando si svolta a sinistra al termine dello "shakeraggio" ti sembra di pedalare sul velluto.
Il più è fatto, occorre solo gestire le gambe per presentarsi al via della maratona in condizioni accettabili sennonchè accade l'imprevedibile.
All'altezza del 160° km vi è l'ultimo ristoro e, affiancato ad un altro concorrente (che scoprirò nei giorni successivi  essere un atleta italiano), rallento per prendere una borraccia.
Un emerito demente con tanto di pettorale ,sicuramente in trance agonistica, giunge da dietro e con la sua bicicletta mi scaraventa bruscamente al suolo. E' una tramvata, il cui risultato risulta essere una serie di abrasioni e botte alla parte sinistra del corpo. Il malcapitato,invece di sincerarsi delle condizioni fisiche di chi ha investito , sgancia la sua bici dalla mia e risale in sella come se nulla fosse.
Accorrono i volontari, li rassicuro  sul mio stato di salute , ed il primo pensiero va alla bicicletta sperando sia intatta e funzionante. Così è, ringrazio la buona sorte e copro i restanti 20 km  pedalando con un dolore all'anca che abbassa notevolmente l'umore e innesca pensieri negativi nella mente.
Riuscirò a correre la maratona? Lo scoprirò solo....provandoci.
Nella tenda della seconda transizione una volontaria nota le abrasioni e cerca di convincermi a medicarle ma gentilmente le faccio capire l'intenzione di ripartire il prima possibile.
Correre, al termine di una pedalata faticosa, è già di per sè un gesto complicato.  Se si somma anche una compilation di fitte ogni qualvolta appoggio l'arto sinistro al suolo, diventa una probabile via crucis. Memore d'aver vissuto situazioni simili, cerco di resistere per qualche chilometro poi deciderò il da farsi nel caso in cui il dolore all'anca rimanesse tale e quale.
In effetti pur correndo con spinta prevalentemente a carico della parte destra, acquisto fiducia e salvo cedimenti improvvisi potrò continuare. La pubalgia? La mente è concentrata su altri dolori e se n'è dimenticata. Meglio così ...
Da quando il percorso della maratona è stato modificato bisogna mettere in preventivo un bel venticello contrario presente sulla ciclabile parallela all'aeroporto e sino al giro di boa situato a Playa Honda.
La visiera viene divelta per due volte dal vento impazzito e dopo aver completato il primo dei tre giri previsti l'attesa crisi si materializza. Sono pronto, considerando la mancanza d'allenamento nella corsa, quindi qualche salutare passeggiata è opportuna e necessaria ad alleviare i dolori ai quadricipiti. Dimenticare l'assunzione di un gel, fornitore di carboidrati di pronto utilizzo, aumenta la sofferenza e solo nei 5 km finali rivedo la luce e le gambe tornano a simulare un gesto prossimo alla corsa. Affaticamento e fastidi vari s'attenuano quando, giunto all'ultimo strappetto, mi concedo una brevissima camminata sapendo che poi s'apriranno le "porte della gloria". Così immagino ogni anno la successiva discesa verso il traguardo, un sussulto d'emozioni, adrenalina ovunque ed una gioia intrinseca difficile da spiegare.
Il transitare sotto il traguardo è stata la felice conclusione dell'ennesima "battaglia" sportiva, stavolta condita da qualche ostacolo inaspettato in più e superato con una buone dose di fortuna.
Complimenti ad Alessandro Degasperi, primo vincitore italiano nella storia dell'Ironman Lanzarote in virtù di una fenomenale rimonta nella corsa, ed a tutti i partecipanti.
Questa edizione la ricorderemo a lungo e sarà maggiore la soddisfazione d'averla portata a termine.
Garze grasse e diligenza sono state necessarie per curare la "sbucciatura" all'anca e poter continuare, seppur in tono, minore la stagione. E' iniziata una seconda carriera sportiva ancora più "easy" di prima ma con l'identico duplice obiettivo: concludere le gare e vivere l'evento in compagnia.
Grazie a tutte le persone che, con la loro presenza, hanno allietato il mio soggiorno.
Un particolare menzione meritano, per l'accoglienza e fraterna amicizia dimostrata, l'amico Eddi e la moglie Viviana . Un abbraccio ai loro due figli Nicolas e Leonardo.

God bless you !!!



2 commenti:

Mauro Battello ha detto...

ben tornato.. Grande!

Ame ha detto...

grazie ! :)