venerdì 24 luglio 2015

10 anni dopo....

 Frauenkirche in piazza mercato
 Cancer off sempre in bella vista .....
 Numero tatuato
 Ultimi metri prima del traguardo

Raccogliendo l'estate scorsa l'invito d'uno pseudo amico, entusiasta di volere rivivere l'esperienza maturata in passato, avevo preso la decisione di seguirlo e ripresentarmi al via dell'Ironman che ha fatto la storia della triplice e continua a farla nel panorama mondiale, il Challenge Roth.
Purtroppo il personaggio di cui sopra ha ritenuto opportuno non iscriversi alla gara, lasciando il sottoscritto in brache di tela.
Cosa fare? L'affannosa ricerca di un compagno di viaggio si è risolta solo all'ultimo in virtù all'amicizia con Max Scandolara, triatleta conosciuto in occasione dell'Ironman Lanzarote 2013 e Presidente del Castelfranco Triathlon.
Lui vivrà l'esperienza sportiva coi genitori, sfruttando il loro camper,  ma si è adoperato affinché riuscissi  a trovare qualcuno con cui condividere il viaggio. Questa gentilezza avvalora lo spessore umano dell'amico veneto e contribuisce ad aumentare la mia stima nei suoi confronti.
Per schivare sveglie all'alba ho raggiunto il ritrovo di Cittadella la sera prima della data di partenza prestabilita, sfruttando la ghiotta occasione di passare una gradevole serata con alcuni amici del posto.
Enrico Busatto, triatleta cittadellese, si è preso cura d'organizzare una pizzata e successivo gelato alla quale hanno aderito oltre alla sua famiglia anche quella di Diego Pasinato, fra i partenti a Roth e due altri triatleti della zona. A supportarlo la compagna Angela ed il piccolo Cesare, un adorabile pargoletto di 5 mesi.
Pernotterò dall'amica Lisa, da me soprannominata "la stangona",  per l'altezza ben al di sopra della media italica così come la sua simpatia. Grazie infinite ! :*
Ritrovo alle ore 9 a Tezze sul Brenta,località situata sul confine vicentino-padovano per poi sorbirci un lungo viaggio durato la bellezza di 8h30' con una lunga coda, peraltro  preventivata, nei pressi di Monaco di Baviera.
Viaggio con Andrea , giovane triatleta costretto all'abbandono durante l'IM France di due settimane prima e deciso a riprovare l'esperienza in Baviera. Sull'altra auto la Pasinato family.
Giunti a destinazione, inizia il peregrinare attraverso le vie di Roth alla ricerca spasmodica di uno spazio dove potere parcheggiare le nostre auto. Qui tutto è ingigantito a dismisura considerata l'enorme affluenza d'atleti ed accompagnatori al seguito. Possiamo ritenerci fortunati ad averlo trovato nei pressi del sontuoso Expo.
Credo che qualsiasi casa produttrice ambisca a poter mostrare i propri prodotti in un simile palcoscenico ed immagino i costi per poterlo fare....
Sbrigata la prima coda di giornata col ritiro del pacco gara ed incamerato l'ennesimo immancabile zainetto, incontriamo Max e ci dirigiamo verso il tendone all'interno del quale si sta svolgendo il caotico pasta party. Pasta e verdure vengono portati senza soluzione di continuità e l'unico dispiacere è l'essere arrivato tardi alla distribuzione di un dolce, tipico locale, andato a ruba.
No problem, mi sono rifatto assaltando più volte l'altro buffet di dolci , riccamente assortito. Al termine della cena ero visibilmente e terribilmente saturo di cibo :)
Trovare una sistemazione alberghiera nei pressi di Roth è una chimera quindi, dopo aver cancellato la vecchia prenotazione, sono riuscito a trovare una camera singola nell'Arvena Park Hotel di Norimberga per soggiornare coi compagni di viaggio. Tralasciando la forzata lontananza dal centro nevralgico della kermesse, la struttura si è dimostrata di buon livello anche se a prezzi decisamente elevati. Detesto eventi con due zone cambio differenti perchè comportano notevoli perdite di tempo e, specialmente al Challenge Roth, occorre armarsi di tanta pazienza. Il bike check-in ha luogo nei pressi del celeberrimo canale a Hilpolstein, mentre la seconda transizione e la maratona finale a Roth,con finale pirotecnico nell'Arena.
Per ammazzare la noia del sabato ed evitare di girovagare fra gli stand all'Expo, decidiamo di prendere la metropolitana e fare una capatina nel centro storico di Norimberga. Ottima idea, la visita si è rivelata una scelta azzeccata.
Il caldo si fa sentire, meglio tornare per un breve spuntino in hotel e di seguito preparare sacche e bici da portare alla sfacchinata giornata , vale a dire il bike check- in .Ci tocca parcheggiare a più di un chilometro, depositare armi e bagagli per poi tornare al punto di partenza. Se in mezzo ci mettete il viaggio d'andata e ritorno il pomeriggio passa senza accorgersene. Lungimirante l'aver sbrigato il tutto attorno alle 15 altrimenti la sosta sarebbe stata ben più lunga.
A Lanzarote per completare la stessa trafila impiego 15 - 20 minuti, ma questo è il prezzo da pagare per una manifestazione di siffatte dimensioni, contraddistinta da un massiccio affollamento.
This is Challenge Roth, enfatizzato dal motto coniato dagli organizzatori : "Race the Legend".
La cena della vigilia riveste una certa importanza e Diego riesce a scovare un ristorante pizzeria prenotato ad orari tipici della tradizione germanica. Alla combriccola s'aggiunge Mirko tesserato per il Castelfranco Triathlon e trasferitosi a Stoccarda per motivi di lavoro. Avremo un ulteriore supporter e prezioso accompagnatore per il trasferimento della mattina successiva.
Spaghetti conditi con olio extravergine d'oliva e formaggio grana , mezza pizza ed una chiacchierata col cuoco Pino, un italiano trasferitosi più di 40 anni fa in Germania. Ci racconta d'alcune traversie a livello familiare subite negli ultimi tempi ed esprime il suo colirito parere sulla situazione economica del Belpaese. Le risate non mancano.
A nanna presto, considerando la sveglia puntata alle 3,50. Risveglio al solito intontito, sgranocchio barrette e bevo del tè poi scendo nella hall ad attendere Andrea e Mirko. Arrivano Diego and family e c'avviamo in direzione Hilpolstein giungendo sul posto al termine dell'ennesima coda. Avere Mirko ci permette di scendere al volo e giungere con largo anticipo in zona cambio. La temperatura è attorno ai 13 gradi e l'umidità penetra nelle ossa. Qualche brivido s'impadronisce del mio corpo.
Le batterie composte da 200 atleti partono ogni 5 minuti, come se fossimo alle prese con una catena di montaggio sportiva. Lo start viene dato in acqua, il percorso è semplice, la prestazione natatoria pietosa  come preventivato.
Trascorsi 10 anni dall'ultima apparizione, ricordavo poco il percorso ciclistico e sinceramente me l'ero immaginato meno impegnativo di quello realmente riscontrato durante la pedalata , con la seconda tornata resa ostica dalla presenza di un irritante vento contrario.
Il piatto forte, universalmente riconosciuto, sono i due passaggi sulle uniche asperità altimetriche presenti : Kalvarienberg a Greding e la mitica Solarer Berg a Hilpolstein.
Quest'ultima, emblema della prova , compare spesso nelle brochures che pubblicizzano la gara con foto spettacolari.  Elettrizzante per i partecipanti passare fra due ali di folla, sostenuti a gran voce come se fossero  atleti di livello. A tutti, sottolineo tutti, viene riservato lo stesso piacevole tifo da stadio.
Non avendo strumenti o riferimenti cronometrici, la percezione al termine della frazione è quella d'aver "mollato" forse troppo nei tratti ventosi per salvaguardare le gambe in vista della maratona finale. La stampata dei parziali delle tre frazioni smentirà la mia tesi.
Siamo all'atto finale e mentre accenno i primi passi di corsa vorrrei essere più reattivo, ma prima di darsi per spacciato occorre proseguire per qualche chilometro.Il tracciato della maratona è stato leggermente variato rispetto al 2005 con l'aggiuta d'alcune salitelle indigeste.
L'andatura è buona, il desiderio è quello di mantenerla sino alla mezza per poi calare il ritmo e contenere le crisi che immancabilmente si presenteranno. Mentalmente cerco di combattere l'inevitabile paranoia nel correre i due bastoni andata-ritorno sull'argine del canale. E sino al 34°km tengo botta concedendomi solo soste più prolungate ai ristori. Ritornato verso il centro abitato cammino lo strappo asfaltato, svolto a destra e qui ascolto la mente abbassando considerevolmente la velocità. Voglio godermi gli ultimi 4 km. raccogliendo l'incitamento degli spettatori a bordo strada.
Raggiungo l'Arena, sento la voce potente dello speaker, impossibile contenere l'emozione soprattutto quando sento gridare il mio nome. Stringo i pugni e nelle ultime falcate libero la mia gioia. Il tempo d'alzare le mani al cielo e,subito dopo aver varcato la finish line, l'adrenalina lascia spazio al proverbiale crollo fisico.
Si prospettava  un'odissea il rientro in hotel, evitata grazie ai genitori di Max, resisi disponibili a concedermi un passaggio. A parte l'abbandono anticipato di Andrea , giunto impreparato alla competizione, Max e Diego hanno coronato il loro sogno, soddisfatti della loro prestazione..
Complimenti a loro e colgo l'occasione di ringraziarli pubblicamente per l'amabile compagnia.

God bless you !!!

martedì 7 luglio 2015

A.A.A. Cercasi....

Con le Sisters Giuliana e Simonetta
Coppe gelato a pranzo....
Cancer off presente !
La prima cialda post gara

....stimoli ed enegie per affrontare la terza tappa del'Irontour 2015 nel tradizionale appuntamento in Carinzia all' Ironman Austria.
L'occasione trasforma la tranquilla città di Klagenfurt, invasa dai quasi 3000 partecipanti ed i relativi  accompagnatori al seguito. Nonostante sia la sedicesima volta che visito la capitale carinzia, rimango sempre colpito dall'ordine e pulizia presenti, quasi surreali se rapportati agli standard abituali.
Le prime due tappe si sono rivelate estenuanti considerate le avverse condizioni climatiche incontrate ed il precario stato fisico del sottoscritto. Vento, caldo, l'odissea nel lago Balaton m'avevano spaventato e prosciugato, quindi dovevo fare di necessità virtù nell'affrontare le successive competizioni.
Parola d'ordine : gestione, perchè eventuali fuorigiri del motore avrebbero potuto significare abbandono. Ripeto sempre a me stesso ed a chi si mette ai nastri di partenza di un IM una frase di per sè banale : "sai quando parti ma non sai se e quando arriverai".
Compagno per la trasferta austriaca il giovane Leo, pilota d'aereo in terra d'Albione in sintonia col suo stile British,  molto concentrato e determinato a ben figurare.
Distanza da coprire circa 530 km e sosta in terra friulana per incontrare, come lo scorso anno, le mie due Sisters Simonetta e Giuliana con l'aggiunta di Marina amica virtuale di facebook e dell'amico triatleta Fabio Santini.
A Feletto Umberto, meta prefisssata, la temperatura è decisamente calda ma confidiamo nelle previsioni meteo, le quali danno una rinfrescata l'indomani pomeriggio.
Baci , abbracci, foto di rito spassose e una spettacolare coppa di gelato come pranzo. Mostro a Simonetta la nuova ruota posteriore con la scritta Cancer Off e lei, ultimamente "intrippata" con la fotografia, non si lascia scappare l'occasione per immortalarla.
Si riparte alla volta di Klagenfurt dove giungiamo nel primo pomeriggio e la speranza di trovare un clima più fresco viene disattesa. Uno scorcio ai vari siti meteo conferma l'arrivo di temporali la vigilia e condizioni ottimali il giorno della prova.
Saluto Andreas, il gestore della pensione a conduzione familiare, sede della nostra breve vacanza sportiva e nella camera a piano terra, la solita, si trovano le chiavi nella toppa. Cosa volere di più?
Trovare parcheggio nei pressi dell'expo è un'impresa titanica ed occorre essere svegli nello sfruttare i anche i cosiddetti colpi di fortuna. Ecco un angolino di prato, sembra quasi prenotato e sfruttiamo la ghiotta occasione.
Veloce disbrigo della pratica "ritiro pettorale" con l'ennesimo zainetto come gadget ( ma qualcosa d'altro no?) e ci dirigiamo sotto al tendone per il consueto pasta party. Bello ritrovare Luigi e fare una tavolata con la truppa triestina da lui capitanata. La fantasia culinaria regna sovrana e ci gustiamo il solito mix di pasta con simil ragù e panna. Per lo meno è poco scotta e la sufficienza stiracchiata se la merita. Luigi ed un altro del gruppo accettano la mia proposta di traslocare nel centro cittadino per mostrare a Leo il giro di boa della maratona ubicato in corrispondenza del Drago, simbolo della città.
E' tassativo, nonchè ghiotto, il passaggio alla gelateria Arcobaleno gestita da proprietari italiani e notare lo stupore sul volto dei ragazzi che vi lavorano, incuriositi dal conoscere le distanze relative all'Ironman. E' logico passare per matti, accade ogni qualvolta si cerca di spiegare nei dettagli le diverse frazioni.
La cialda ed il gelato sono di buona qualità e verrebbe voglia di un bis, però la ragione prevale sulla golosità ripensando alla coppa friulana consumata a pranzo. Primo ringraziamento a Luigi , uomo di parola, per avermelo offerto.
Com'era logico aspettarsi, affiora la spossatezza dovuta alla lunga giornata quindi facciamo ritorno al nostro tranquillo rifugio. Addormentarsi solo una formalità.
La vigilia trascorre con una breve corsetta di 5 km, abbondante colazione, pranzo leggero e bike check-in effettuato al termine dell'atteso temporale refrigerante. Cena ad orari teutonici alla Trattoria Siciliana con l'immancabile accoppiata pasta con olio e grana  ed una mezza pizza alle verdure come antipasto. Concludo in dolcezza con due palline di gelato alla frutta, perchè stavolta è stato impossibile resistere alle tentazioni.
Leo vuole riposare, motivo per cui rientriamo alla base e ci mettiamo sotto le coperte. L'indomani la sveglia sarà alle 4. Nottata con sonno ad intermittenza e con la proverbiale rapidità mandibolare, termino di sgranocchiare le classiche tre barrette dell'apatica colazione alle 4,10.
La massiccia partecipazione d'atleti e simpatizzanti ci costringe a lasciare la camera poco dopo le 5 per raggiungere il parcheggio e successivamente la zona cambio.
Sono trascorse da poco le 5.30 e siamo già al suo interno, sicchè accade l'imprevisto che avrebbe potuto rovinare la festa.
Sollevo il cellophane, fornito dagli organizzatori per coprire la bicicletta durante la nottata, e scopro d'aver la ruota anteriore completamente a terra !!! Panico.
In fondo scorgo il meccanico a disposizione degli atleti e chiedo se può cambiarmi il tubolare. "Mettiti in coda" la secca risposta. E dopo questo approccio gentile mi domanda se ho "cash" con me. La mattina di un IM evito di girare con la carta di credito appresso , pertanto gli porgo il tubolare di scorta chiedendogli se può montarlo al posto di quello forato. Acconsente ma mi chiederà il costo del biadesivo e qui entra in gioco il fortunoso incontro con Luigi, il quale mi presterà il cash per ottemperare alla richiesta del meccanico.Secondo ringraziamento a Luigi e sospiro di sollievo infinito.
Seguiamo il lungo serpentone diretto agli Standbad e all'esterno rivedo Fabio Santini col mio fratello di Kona Denis , incontrato poco tempo fa a Lanzarote e Monica, da me soprannominata Testa di Udin :D
Li ritroverò a Rupertiberg al termine della salita e sarà tifo da stadio, con incitamenti gridati a 1 cm dai padiglioni auricolari e momenti d'ilarità da veri "pirla".
Partendo nell'ultima batteria credevo d'aver meno punti di riferimento in acqua invece, tutto sommato, nei primi due lati la presenza di boe direzionali ben visibili rende la nuotata semplice. Purtroppo, come accade ogni anno, il sole in faccia complica la navigazione per giungere all'imbocco delcanale e sbaglio traiettoria seguendo erroneamente un gruppetto.
Virata a sinistra per riprendere la retta via ed un "surplus" natatorio del quale avrei fatto volentieri a meno...
Alla fine dei 3,8 km avvertirò un pochino di freddo, sconfitto mentre sgambetto per entrare in zona cambio. Transizione tranquilla con pit stop fisiologico e partenza per i 180km all'interno di un anello di circa 90 km, conosciuto a memoria, veloce ma con due salite e diversi falsopiani a salire.
La stanchezza accumulata nella frazione natatoria inficia le fasi iniziali della pedalata successiva, le gambe sono poco reattive e questa sgradevole percezione di norma rimane per 10-15 km.
Stavolta , seppur intenzionato a gestire le forze, trascino il mal di gambe sino a metà giro. Come predetto, il passaggio sulla salita di Rupertiberg è particolarmente folcloristico e gli amici udinesi riescono a strapparmi un sorriso. Al termine della prima tornata le sensazioni sono buone, però i conti con l'oste (fatica) si fanno più avanti ed ai primi segnali d'affaticamento diminuisco l'impegno. Il timore è quello d'affrontare la maratona coi livelli energetici bassi e camminare oltre il previsto.
Tattica azzeccata e avrò un riscontro positivo per 30 - 32 km poi la mancanza di fondo nella corsa e
 le gare precedenti si sono materializzate. Sovente sono stato sul punto di cedere a livello di testa e l'aver calato la velocità, sia in bici che di corsa, è stata una scelta salutare per scongiurare una deflagrazione.
Interminabili gli ultimi due chilometri e mentre svolto a sinistra alla deviazione che immette nel lungo rettilineo, sento lo speaker pronunciare a gran voce il mio nome e sullo sfondo l'agoniata finish line. Quest'ultima rappresenta fine della sofferenza e l'inizio dell'ennesima esplosione di gioia, con le mani alzate, perchè ogni finisher è, a mio parere, un vincitore.
Complimenti a Leo per la stratosferica prova ed una menzione speciale va all'amico Luigi per il prezioso prestito di denaro :))


God bless you !!!

sabato 20 giugno 2015

Onda su onda

 Con Roberto ed il proprietario Attila
La bella scritta pubblicitaria dell'evento
La fine della fatica...
 
Appena il tempo di metabolizzare la traumatica esperienza canaria ed i pensieri volgono in direzione est Europa per il remake del Balatonman , gara che mi vide fra i partenti  per la prima volta lo scorso anno.
A farmi da spalla nel lungo w.e. l'amico vicentino Roberto, iscritto alla media distanza e curioso di visionare Balatonfüred, location dell'evento, nonché le bellezze locali .
E ne rimarrà paticolarmente soddisfatto considerando l'avvenenza delle donne magiare.
Più di 900 km in un giorno sono da considerarsi una bella sfacchinata, però l'alternanza alla guida addolcisce la lunghezza e pesantezza del viaggio. Dopo 11 ore abbondanti, con alcune perdite di tempo causate da errate scelte di percorso, eccoci giunti a destinazione.
Ad accoglierci nella nostra dimora provvisoria , il padrone di casa Attila, personaggio suggestivo che sin dalle prime battute si rivela molto cordiale ed insistente nell'offrirci il suo vino. Dagli addominali, tipici del bevitore, direi che il prodotto è particolarmente apprezzato e consumato :)
Il giardino presenta diverse piante di frutta dove spiccano un ciliegio stracolmo di buonissime ciliegie ed un noce dal quale Attila riesce a produrre un nocino da favola. Provare per credere. Noi l'abbiamo assaporato e ne siamo rimasti ampiamente soddisfatti.
L'alloggio è decoroso, con un piccolo cucinino ed una spaziosa camera da letto. Rapporto qualità -prezzo imbattibile. Di meglio non potevamo chiedere.
La lunga trasferta ci ha messo appetito e lo saziamo con un'accoppiata pizza + birra nella pizzeria già sperimentata lo scorso anno. Meglio andare sul sicuro. Cena discreta a prezzo modico.
L'indomani mattina, dopo qualche problema di sonno  dovuto all'eccessivo caldo, una breve sgambata per rimuovere la muscolatura "incriccata" dall'interminabile viaggio.
Roberto precauzionalmente è al mio fianco in bici, in quanto sofferente al calcagno ed intelligentemente vuole evitare d'infiammarlo. Colazionati, torniamo nella "vasca" centrale di Balatonfured contraddistinta dalla presenza di negozi e locali.
L'impressione positiva vissuta l'anno passato viene ribadita, e possiamo ammirare l'eccelsa qualità delle bellezze locali. E non siamo ancora in alta stagione, motivo per cui non oso immaginare come sarà a luglio ed agosto, i due mesi di punta. Ce lo conferma la simpatica ed affascinante cameriera che per anni ha lavorato in Italia nei rifugi delle montagne altoatesine. Sfruttando il wifi dell'appartamento entro nel sito della gara per visionare gli orari del ritiro pettorale e in grassetto, seppur in lingua magiara, comprendo l'intenzione degli organizzatori nel vietare l'uso della muta per la temperatura elevata dell'acqua del lago.
Maledizione ! ma se ieri sera la temperatura del lago su display veniva segnalata a 23 ° come può essere sopra i 24° ?
Roberto dice d'avere con sè calzoni in neoprene utlizzati nelle gare di nuoto pinnato e mi consiglia di chiedere all'organizzazione se posso utilizzarli. Ci rechiamo dove stanno imbastendo la zona cambio ed incrocio il responsabile dell'evento, il coordinatore di tutto.
Ridabisce quanto apparso sul comunicato e la muta rimarrà a far flanella in fondo alla borsa. Per quanto concerne la possibilità d'indossare i calzoni di Roberto dovrò chiedere direttamente ai giudici di gara perchè solo loro potrannono darmi il benestare o meno.
L'umore è sotto i piedi, una bella mazzata inaspettata ed inevitabilmente ci penso spesso. La mattina della vigilia visioniamo in auto il circuito ciclistico per farlo conoscere a Roberto e facciamo la conoscenza della spedizione friulana. Loro però pedaleranno sui 43 km dell'anello. Forse un po' azzardato con questo caldo ed i numerosi saliscendi all'interno dello stesso.
Un breve giro in auto della penisola che si protende nel lago Balaton con passaggio a Tihany e poi pranzo con successivo riposino. La calura si fa opprimente e l'imminente gara consiglia lo sfruttamento delle zone d'ombra. Bello l'aneddoto riguardante l'incontro con Peter Kropko, un forte Ironman ungherese del passato e vincitore di diverse gare. Riconosco la sua fisionomia ma non ne sono sicuro, allora mando in avanscoperta l'amico mestrino Massimo Coppo. Dal sorriso di Peter comprendo d'averci visto giusto. Personaggio estroverso, scherziamo sugli stereotipi attribuiti agli abitanti d'alcune nazioni europee ed il discorso diventa serioso quando si tocca la tragica situazione dei flussi migratori che colpisce purtroppo anche l'Ungheria. La semplicità è una peculiarità dei veri Campioni sportivi e Peter ne è un esempio lampante. Per il resto parla il suo ricco palmares.
L'organizzazione fornisce ai partecipanti un piatto di pasta, ma il buon senso ci consiglia di cucinare quella portata da casa condita con tonno e dell'olio extravergine d'oliva. Ennesima passeggiata in centro e poi a nanna con la fortuna di dormire un'ora in più rispetto agli IM pallinati perchè lo start sarà dato alle 8. Ottima idea e sinceramente ritengo le 7 un orario troppo mattiniero.
Sempre la stessa solfa il consumare svogliatamente la colazione alle 5,15 del mattino. Classiche tre barrette ingurgitate con l'aggiunta di una bevanda al gusto di tè. Bere qualcosa di caldo proprio non m'andava....
Fuori la temperatura è gradevole e difatti usciamo vestiti solo con una maglietta a maniche corte. Roberto dovrà attendere l'una del pomeriggio prima di poter prendere il via, poichè un megaraduno motociclistico ha determinato lo slittamento della competizione. Ovviamente il primo pensiero appena giunto in zona cambio è chiedere ai giudici l'autorizzazione ad infilarmi i "pantaloni" in neoprene. Ne interrogo due e sembrerebbero concordi, purtroppo è di parere contrario il loro capo quindi "abbondonate le speranze o voi che entrate...."
Partenza in acqua e noto con piacere la presenza d'alcune boe direzionali, ma una volta abbondata la riva del lago nell'adddentrarci incontriamo un moto ondoso imprevisto. Sarà una vera odissea natatoria.
Sembra d'essere in un frullatore, sballottato da correnti contrarie capaci di portarti fuori rotta.
Al termine del primo dei due giri esco sulla terraferma, sento l'incitamento di Roberto e gli comunico il dubbio se proseguire o abbandonare. Lui mi sprona a continuare e l'ascolto.
La forza della disperazione, il desiderio di dover tornare da dov'ero partito, sono state le due principali motivazioni grazie alle quali  ho concluso la frazione natatoria. Rintronato mi siedo accanto alla bicicletta , cerco di vestirmi con la doverosa calma e consumo un gel sperando di riprendere conoscenza. Parto per la pedalata sulle colline sopra Balatonfured e preferirei avere un inizio blando per potere riacquistare lucidità. Le gambe svuotate , la mente ancora confusa dallo shock natatorio consigliano d'affrontare il primo dei quattro giri con accortezza.
Malauguratamente la prima parte del tracciato sale e mi sembra d'essere lento ed impacciato.
Il vento vuole essere primattore e lo maledico perchè sono in continuo affanno , quando è in senso contrario o peggio ancora laterale. Vogliamo  parlare dell'asfalto pessimo? Il bastone andata-ritorno presente nel circuito ne è l'espressione massima. In un'occasione, mentre era sdraiato sulle appendici , ho rischiato il disarcionamento per un avvallamento stradale.
Quando il vento scompare è il calore a rendere difficoltosa la respirazione ed è imperativo continuare a bere per scampare alla disidratazione. In prossimità degli occhi si forma il famigerato "sale" tipico dell'eccessiva sudorazione pertanto cerco di svuotare le borracce fra un ristoro e l'altro.
Ultimo giro affrontato con un filo di gas in meno col pensiero rivolto alla lunga frazione di corsa e quando raggiungo la zona cambio stringo il pugno dalla contentezza !!!
Seconda transizione sbrigata abbastanza velocemente e l'enigma,in codeste situazioni , è verificare la reattività della gamba al termine della pedalata. Sin dalle prime falcate le sensazioni sono sorprendenti pertanto pertanto spingo sull'acceleratore per mettere fieno in cascina. Maratona caratterizzata da un consistente multilap (12 giri) , con tratti ombreggiati e con un'unica salitella, insignificante in apparenza ma ostica sul finire. Contento del ritmo tenuto nella prima metà e conscio dell'inevitabile calo fisico in arrivo, gestisco la stanchezza con qualche brevissima camminata. Gli impegni futuri ravvicinati consigliano prudenza ed oculatezza nell'amministrazione dell'energie residue.
Imboccato il lungo rettifilo finale, rallento, cammino a metà, riprendo la corsa e alzo le braccia al cielo, molto emozionato, mentre  oltrepasso la fantomatica finish line.
Subito dopo, fuoriesce perentoriamente la spossatezza, generatasi dall'energie nervose spese durante l'intensa e problematica giornata sportiva. Attendo il passaggio di Roberto nei pressi del giro di boa e non vedendolo passare ipotizzo abbia avuto problemi con il calcagno dolorante.  Tiro un sospiro di sollievo quando in lontananza riconosco la sua sagoma e lo incito negli ultimi metri della sua fatica.
Complimenti a lui ed a tutti i finisher con una particolare menzione rivolta  ai simpatici amici italiani.
Tutto è bene quel.... che si riesce a concludere positivamente e, sportivamente parlando, significa poter varcare la linea del traguardo.
Grazie al vecio Roberto per la compagnia e le grasse risate.

God bless you !!!


lunedì 8 giugno 2015

E dopo sei mesi...

Il benvenuto della Famiglia di Eddi. Grazie !!!
Elegantemente vestito all'interno del Parco del Timanfaya
Il sogno di ogni partecipante...
Yogurt gelato , una bontà !

......mi sono rimesso in gioco, sportivamente parlando,e quale migliore palcoscenico potevo scegliere se non quello dell'Ironman Lanzarote ?
La lunga sosta forzata, generata dalla logorante pubalgia, ha cambiato in maniera significativa la mia vita d'atleta, principalmente improntata ad allenarsi gareggiando, vivendo del fondo costruito in tanti anni senza mai fermarsi.
12 mesi all'anno, saltando dalla triplice al podismo, sfruttando l'endurance dell'una per buttarsi alla cieca nell'altro ,senza aver preparato nessun evento in modo specifico e soprattutto senza porsi domande. Non avendo fini cronometrici prestabiliti  o persone a cui rendere conto delle prestazioni,  l'unico imprescindible comandamento era l'impegno e rispetto della competizione.
Il tutto rapportato a quanto potevo "elargire" fisicamente in quel dato giorno poichè, sebbene gareggi da quasi un ventennio, trovo difficile fare previsioni sulla forma del momento.
Stanco di finanziare inutilmente dottori e fisioterapisti e conscio del fatto che la pubalgia è una patologia subdola, della quale nessuno sa dirti quando scomparirà , ho preso la drastica decisione di riprendere l'attività podistica a metà marzo. Buffamente vestito da corridore improvvisato, indossando calzoni di una tuta ,alternando corsa e cammino..
La domanda spontanea, percorsi 100 metri, è stata: "dopo tanti mesi senza poter correre un metro , come reagirà il corpo abituato a rimenere perennemente attivo?"
La catastrofe fisica prevista non si è fortunatamente materializzata ed il dolore ha lasciato spazio ad un fastidio col quale convivere in attesa di momenti migliori. D'altronde avevo solo due mesi di tempo per poter scongiurare una lunga camminata, nel caso in cui fossi riuscito a concludere le prime due frazioni dell'IM canario.
Morale della favola, prima della spedizione per Lanzarote , avevo incamerato nel serbatoio della corsa continua un'ora abbondante, evitando di sperimentare lunghi , i quali avrebbero potuto risvegliare ed infiammare il pube . Meglio arrivare all'appuntamento podisticamente impreparati, senza ulteriori complicazioni fisiche, considerando che nella maratona i ristori saranno posti ogni 2,5 km e molteplici le possibilità di rifiatare.
L'approccio nelle altre due discipline è stato come negli anni precedenti ,senza particolari patemi , ma piuttosto distaccato sapendo di dover affrontare una prova con l'ultima frazione molto penalizzata.
La trasferta nella magica isola di Lanzarote è una prassi consolidata sin dal secolo scorso, allorchè decisi d'esordire nella distanza regina della triplice disciplina. Nonostante diversi cambiamenti, determinati dalla crescita esponenziale di turisti, il fascino dell'isola vulcanica e dei suoi paesaggi mozzafiato è rimasto immutato, la forza della natura pure.
Quando il volo atterra all'aeroporto di Arrecife noto con estremo dispiacere l'intensità del celeberrimo vento canario. La speranza è di trovarlo "docile" nel giorno in cui dovremo assecondarlo mentre pedalaremo, altrimenti sarà una battaglia continua con un incontrastato dominatore, lui.
In questi casi l'unica soluzione a disposizione è limitare i danni e munirsi di tanta pazienza evitando lo scontro ad armi impari. La borsa per il trasporto bici ,acquistata per l'occasione, viene subito battezzata al primo volo e, quando la tolgo dal nastro trasportatore, noto con rammarico un bel foro...
Abbraccio l'amico Eddi . residente nell'isola, il quale gentilmente m'accompagna nell'appartamento prenotato per la settimana di soggiorno e poi a casa sua, dove la moglie Viviana ha preparato la cena per tutti. Risotto ai frutti di mare, seguito da un bis di crepes alla nutella completano il lauto pasto.
Il giorno seguente è,da protocollo,  dedicato alla visita del monumentale complesso sportivo "Club la Santa" per il ritiro del pettorale e visita al piccolo expo.
Dicono che l'intensità del vento calerà nei giorni a venire,  però la realtà delle cose si dimostrerà l'esatto contrario e ne subiremo le conseguenze durante la gara.
Osservo, nel consegnare bici e sacche al tradizionale "bike check- in" della vigilia, la cospicua presenza fra gli amatori di ruote anteriori ad alto profilo, come se codesti "genialoidi" dovessero gareggiare in percorsi filanti con vento assente. E pensare che sino a qualche anno fa si notavano solo a basso profilo....
Nottata abbastanza tranquilla,con Eolo impegnato a fare le ore piccole coi suoi sibili poco promettenti. Sveglia alle ore 4,10 e curiosamente il vento sembrerebbe andato in letargo, ma l'esperienze passate consigliano di ripescare il saggio motto di trapattoniana memoria, cioè  "non dire gatto se non ce l'hai nel sacco". Giunto in zona cambio alle 5,45 gonfio le ruote , sistemo barrette e gel nel box posizionato sul tubo orizzontale e scendo in spiaggia.
L'attesa nel tendone è logorante, il tempo trascorre lentamente e cerco di stemperare l'innata tensione con alcuni amici italiani. Il fluido della prima frazione è notoriamente nemico del sottoscritto e trovarselo di fronte la mattina presto contribuisce ad abbassare il morale.
Al colpo di pistola segue una breve passeggiata e la traumatica immersione della "cabeza" nelle gelide acque oceaniche la quale, seppur protetta da una cuffia in neoprene, subisce uno shock termico "agghiacciande"!
Sono in balìa dell'orda d'animali inferociti che mi scavalcano pur di guadagnare spazio nel convulso start, tipico dell'IM Lanzarote. La prima boa, posizionata a circa 170 mt dalla linea di partenza, determina un inevitabile caos generato dai 1700 triatleti, intruppati e desiderosi di trovare un varco liberatorio. Pura utopia.
Il vento inizia a salire e lo si nota nell'ultimo tratto del quadrilatero con una corrente contraria al senso di marcia. La seconda tornata sarà, sul finire dei 3800 metri, una lotta per combattere il freddo corporeo, e proseguirà quando cercherò di togliermi la muta in preda ai brividi.
Vestito con una maglia da ciclismo decisamente naif risalgo la spiaggia, attraverso la lunga zona cambio ed inizio l'avventura sui pedali. All'uscita da Puerto del Carmen, sulla circonvallazione esterna alla cittadina turistica, vengo letteralmente sballottato dalle forti raffiche di vento ed a malapena riesco a condurre il mezzo meccanico . In un tratto, una violenta folata, determina l'invasione della corsia opposta e ringrazio la buonasorte che il traffico è a senso unico.
Yaiza, Salinas de Janubio, Los Hervideros, El Golfo per poi risalire il Parco del Timanfaya continuamente alla mercè di un ronzìo che t'accompagna ovunque. Il nuovo tratto, sostitutivo della discesa verso Tinajo, con passaggio da La Vegueta si rivela a favore di vento. L'approdo all'esterno del Club La Santa rappresenta da sempre uno spartiacque mentale perchè, a mio modesto parere, inizia un segmento ostico che condurrà i concorrenti alla volta dei due Mirador. Noto inaspettatamente l'ovazione degli spettatori, quando quest'ultimi s'accorgono del mio abbigliamento e rispondo con un sorriso di compiacimento.
Pedalo risparmiando energie preziose nella risalita al Mirador de Haria e pongo particolare attenzione nel percorrere i tornanti della pericolosa discesa verso il centro del paese, da dove comincia un tratto indigesto "contaminato"da strappetti killer. Nel classico muro di Guinate, arranco vistosamente, fermo sul posto con effetto moviola , maledicendolo per la diciottesima volta.
Relax nella picchiata successiva per poi godere della magnifica vista sull'Isola Graciosa nel momento in cui gridando "spettacolooooooo !" cerco di giungere al Mirador del Rio evitando il prosciugamento delle risorse fisiche. Occorre mantenere qualche stilla di glicogeno muscolare per sopravvivere alle violente sollecitazioni presenti dopo Nazaret, l'unico segmento rimasto con un manto stradale decisamente deteriorato.
La stanchezza e le vibrazioni rendono indimenticabili questi pochi chilometri e quando si svolta a sinistra al termine dello "shakeraggio" ti sembra di pedalare sul velluto.
Il più è fatto, occorre solo gestire le gambe per presentarsi al via della maratona in condizioni accettabili sennonchè accade l'imprevedibile.
All'altezza del 160° km vi è l'ultimo ristoro e, affiancato ad un altro concorrente (che scoprirò nei giorni successivi  essere un atleta italiano), rallento per prendere una borraccia.
Un emerito demente con tanto di pettorale ,sicuramente in trance agonistica, giunge da dietro e con la sua bicicletta mi scaraventa bruscamente al suolo. E' una tramvata, il cui risultato risulta essere una serie di abrasioni e botte alla parte sinistra del corpo. Il malcapitato,invece di sincerarsi delle condizioni fisiche di chi ha investito , sgancia la sua bici dalla mia e risale in sella come se nulla fosse.
Accorrono i volontari, li rassicuro  sul mio stato di salute , ed il primo pensiero va alla bicicletta sperando sia intatta e funzionante. Così è, ringrazio la buona sorte e copro i restanti 20 km  pedalando con un dolore all'anca che abbassa notevolmente l'umore e innesca pensieri negativi nella mente.
Riuscirò a correre la maratona? Lo scoprirò solo....provandoci.
Nella tenda della seconda transizione una volontaria nota le abrasioni e cerca di convincermi a medicarle ma gentilmente le faccio capire l'intenzione di ripartire il prima possibile.
Correre, al termine di una pedalata faticosa, è già di per sè un gesto complicato.  Se si somma anche una compilation di fitte ogni qualvolta appoggio l'arto sinistro al suolo, diventa una probabile via crucis. Memore d'aver vissuto situazioni simili, cerco di resistere per qualche chilometro poi deciderò il da farsi nel caso in cui il dolore all'anca rimanesse tale e quale.
In effetti pur correndo con spinta prevalentemente a carico della parte destra, acquisto fiducia e salvo cedimenti improvvisi potrò continuare. La pubalgia? La mente è concentrata su altri dolori e se n'è dimenticata. Meglio così ...
Da quando il percorso della maratona è stato modificato bisogna mettere in preventivo un bel venticello contrario presente sulla ciclabile parallela all'aeroporto e sino al giro di boa situato a Playa Honda.
La visiera viene divelta per due volte dal vento impazzito e dopo aver completato il primo dei tre giri previsti l'attesa crisi si materializza. Sono pronto, considerando la mancanza d'allenamento nella corsa, quindi qualche salutare passeggiata è opportuna e necessaria ad alleviare i dolori ai quadricipiti. Dimenticare l'assunzione di un gel, fornitore di carboidrati di pronto utilizzo, aumenta la sofferenza e solo nei 5 km finali rivedo la luce e le gambe tornano a simulare un gesto prossimo alla corsa. Affaticamento e fastidi vari s'attenuano quando, giunto all'ultimo strappetto, mi concedo una brevissima camminata sapendo che poi s'apriranno le "porte della gloria". Così immagino ogni anno la successiva discesa verso il traguardo, un sussulto d'emozioni, adrenalina ovunque ed una gioia intrinseca difficile da spiegare.
Il transitare sotto il traguardo è stata la felice conclusione dell'ennesima "battaglia" sportiva, stavolta condita da qualche ostacolo inaspettato in più e superato con una buone dose di fortuna.
Complimenti ad Alessandro Degasperi, primo vincitore italiano nella storia dell'Ironman Lanzarote in virtù di una fenomenale rimonta nella corsa, ed a tutti i partecipanti.
Questa edizione la ricorderemo a lungo e sarà maggiore la soddisfazione d'averla portata a termine.
Garze grasse e diligenza sono state necessarie per curare la "sbucciatura" all'anca e poter continuare, seppur in tono, minore la stagione. E' iniziata una seconda carriera sportiva ancora più "easy" di prima ma con l'identico duplice obiettivo: concludere le gare e vivere l'evento in compagnia.
Grazie a tutte le persone che, con la loro presenza, hanno allietato il mio soggiorno.
Un particolare menzione meritano, per l'accoglienza e fraterna amicizia dimostrata, l'amico Eddi e la moglie Viviana . Un abbraccio ai loro due figli Nicolas e Leonardo.

God bless you !!!



martedì 16 dicembre 2014

Sosta forzata

Dopo la sequela di gare da ottobre a metà novembre, di cui le ultime affrontate con un leggero dolore al basso ventre che col trascorrere dei km diveniva solo un leggero fastidio, ho voluto indagare sul perchè e la risposta dell'amico Dott. Daniele è stata una badilata psicologica sulla testa.
"Ame per me è pubalgia...".
Trascorso un mese dove mi sono sottoposto a visita da osteopata, tecar, esercizi ed un'onda d'urto,sono ancora al punto di partenza, impossibilitato a correre nonostante il forzato riposo. E senza sapere quanto durerà. Il problema più grosso, nonchè traumatico sotto tutti i punti di vista, sarà riprendere a correre,considerato che solitamente gareggiavo per allenarmi. Ovviamente tutto il programma gare invernale e primaverile è andato a farsi benedire.
Non mi resta che esclamare l'imprecazione pronunciata dallo sfortunato soggetto in foto:
MERDA !!!!!

God bless you Ame..........


mercoledì 19 novembre 2014

Una domenica spassosa....

con Aurella e Andrea in palestra prima del via
il Brunone Marini e la figlia Ilenia
 
Torta di Aurella per festeggiare le mie 100 maratone
col discepolo Paolo Scotti :)
                                 con Luca Zava compagno di tante gare
 
Finalmente sono riuscito a sapere il motivo dell'irritante dolore al basso ventre, indesiderato compagno per oltre un mese mie uscite podistiche. Erroneamente l'imputavo a problemi di stomaco invece, al termine di un consulto con l'amico Dott. Daniele, la diagnosi è presto fatta. Trattasi di pubalgia ed avendola sperimentata durante la carriera calcistica pensavo si manifestasse solamente vicino agli addutori. Nonostante abbia ricevuto la pessima notizia che uno sportivo eviterebbe di sentirsi dire e l'inevitabile stop dalla corsa, potrò correre la Maratonina di Crema l'indomani.
Il motivo della trasferta cremasca era, come spesso capita, un combinato "corsa-pranzo",nel caso specifico organizzato con gli amici triatleti lodigiani Aurella e Andrea. Oltre a noi tre , impegnati nella disputa della mezza, s'aggregheranno a far lavorare la mandibola con le gambe sotto al tavolo, alcuni compagni di squadra (DDS) della coppia.
Ritrovo del terzetto alla periferia di Crema alle 8, parcheggio l'auto e salgo a bordo di quella d'Andrea, il quale ci porta nelle vicinanze del ritrovo gara. Fortunatamente sono già provvisto di pettorale e pacco gara, quindi evito l'annosa coda e con calma effettuo il cambio d'abiti nella palestra messa a disposizione dagli organizzatori. Si discute sul repentino cambio di clima, disastroso in tutti i sensi il giorno precedente, mentre in cielo splende un inaspettato sole associato ad una temperatura gradevole.
Ci scaldiamo correndo blandamente e se accenno ad aumentare il ritmo, ecco il dolore in zona pubica, pertando evito inutili accelerazioni.
Io ed Andrea troviamo posto in griglia immediatamente dietro agli atleti dotati di un paio di marce in più rispetto a noi ed allo scoccare delle 9,15 viene dato il via. Nessun intoppo tranne la presenza di uno spartitraffico risultato indigesto ad un concorrente intento a visionare il suo gps.
Andrea ha assistito alla scena comica e per lo sventurato podista nessuna complicazione fisica, solo un pò di spavento.
Al dolore non si fa l'abitudine, però l'esperienza accumulata nelle precedenti competizioni viene confermata anche in questa e difatti giunti al 6° km. rimane solo un fastidio a farmi compagnia sino al termine della fatica. Sono psicologicamente condizionato e, ciò nonostante, cerco d'esprimere la quasi totalità delle mie attuali possibilità atletiche tenendo conto il tour de force sportivo dell'ultimo periodo. Nella seconda parte di gara la mente sarebbe  propensa a calare vistosamente l'andatura ma ritengo opportuno scacciare ogni tentazione, facendo leva sul fatto che potrebbe essere l'ultima gara dell'anno. Col senno di poi la scelta si è rivelata corretta poichè la prova può essere catalogata sotto la voce "dignitosa" senza risentimenti dolorosi al termine della stessa.
Ritrovo il Pandinese Paolo Scotti e gigioneggio con lui, calandomi spiritosamente nella veste di suo guru, con tanto di foto ricordo dove la pirlaggine emerge perentoriamente :)
Altro incontro degno di nota è quello con Luca Zava, cremonese col quale ebbi modo di condividere in allegria svariate corse podistiche.
Ottima prova anche da parte del duo lodigiano Aurella -Andrea e dopo la doccia di rito partiamo in direzione Basiasco per raggiungere la loro graziosa dimora. Solita fragorosa e pittoresca accoglienza delle due cagne di casa, riservata a tutti i vari ospiti arrivati alla spicciolata.
Menu ricco mi ci ficco e si parte con torte salate, lasagne , polpettone, zucchine, mandarini, frutta secca e torte dolci di varia natura, tutte squisite ed apprezzate dal palato dei commensali. Ringrazio pubblicamente Aurella, la quale ne ha appositamente sfornata una al cioccolato per festeggiare il mio traguardo delle 100 maratone. Grazie infinite ! :)
E' bello poter godere dello splendido feeling instauratosi con persone conosciute da poco e vorrei rimanere sino al giorno seguente. Pur abitando ad una certa distanza sono l'ultimo, assieme a Fabio, ad abbandonare l'abitazione di Aurella ed Andrea che abbraccio calorosamente per l'indimenticabile giornata trascorsa con loro sin dal primo mattino.
Per evitare di scordare qualcuno , rivolgo un caloroso ringraziamento a tutti gli amici nuovi e vecchi presenti per l'ironia dimostrata ed il divertente pomeriggio trascorso in allegria.
Speriamo di tornare a correre il prima possibile per potere vivere giornate come questa......

God bless you !!!

venerdì 14 novembre 2014

Cent....ellinando

                                Incontro all'expo con Giovanna
                        con l'omonimo Amedeo Sargolini e Lì Farro
                               I tre moschettieri prima del via
 L'abbraccio con l'allievo dopo il traguardo
                              Saluto nel post gara con Gabriele :)
Conchiglia ripiena di gelato con panna montata.Meritatissima ! :D


Come si suol dire "tutto è bene quel che finisce bene" , ma invece di una commedia Shakespeariana ci si è messo Alfred Hitchcock a condire il tutto con una "suspense" finale degna del maestro del brivido.
Il fine settimana appena trascorso, doveva essere,ed è stato ricco di pathos e alquanto significativo sotto diversi aspetti. Correre una maratona dopo 18 anni dalla mia prima, tornare a Ravenna dove quattro anni or sono ebbi l'ultimo incontro col compianto Simone Grassi, festeggiare contemporaneamente la mia 100esima e lo sbriciolamento del muro delle 3 ore da parte dell'allievo Roberto. Quindi tanta carne al fuoco.
Ovviamente come spesso accade quando si tiene particolarmente ad un evento sportivo, arriva l'inghippo fisico a rompere le uova nel paniere ed a farti perdere quella sicurezza necessaria in una prova ostica qual è la Regina delle gare podistiche. Ed ecco affiorare un male tendineo nella settimana che conduce alla gara.
M'assumo gran parte della colpa, derivata serie infinita di competizioni, viste come momento allenante ed aggregante o forse anche al cambio di scarpe. Fatto sta che per correre ai ripari utilizzo, oltre al riposo dalla corsa, tutti quegli stratagemmi necessari per cercare di disinfiammare il tendine del soleo del polpaccio destro. Ghiaccio, argilla, arnica, tecar terapia e che Dio me la mandi buona !
Viaggio della vigilia piuttosto articolato con una prima sosta a Gongorzola per aggregarmi all'amico triatleta Stefano e con lui ripartire alla volta di Piacenza dove incontreremo Roberto. Lasciamo l'auto nella zona industriale ed in un paio d'ore siamo nella città d'arte romagnola. Dal sole padano si passa ad un clima caldo-umido ed un cielo uggioso però fortunatamente senza pioggia.
Per essere un tre stelle, l'hotel c'assegna una stanza nel sottotetto ben al di sotto delle aspettative con un clima tropicale, motivo per cui apriamo completamente la finestra sperando di rinfrescare l'ambiente.
Segue giro nell'expo della maratona per ritirare pettorale e pacco gara ma soprattutto per conoscere personalmente la "Si ster" salernitana Giovanna che amorevolmente prendo in giro sulla bacheca del gruppo musicale facebookiano da me creato. Come promesso scattiamo una foto ricordo col classico gesto dell'ombrello rivolto alle altre Sisters. Doveva esserci anche Gabriele ,l'altro maschietto del gruppo , ma giungerà in ritardo, quindi l'incontro con lui è rimandato al giorno seguente. Sosta, assaggio di torta e foto di rito con l'instancabile ed onnipresente coppia formata da Amedeo Sargolini e Lì Farro.
Abbiamo una pizzeria di fianco all'hotel, le diamo fiducia evitando di gironzolare per la città e l'unico a consumare una cena da vero atleta è Roberto col classico binomio pasta in bianco + bresaola, mentre io e Stefano optiamo per una pizza. Felice si è rivelata la scelta di prendere posto ad inizio serata poichè alle 19.30 i posti a sedere sono esauriti e l'attesa andava per le lunghe....
Vorremmo soddisfare il palato con un gelato senza andare in centro, però c'accorgiamo che la zona è tristemente insignificante così l'unica soluzione è tornare in hotel abbandonando ogni speranza.
Dormire a novembre con la maglietta a maniche corte, avvertendo caldo, è una situazione assai anomala ed al nostro risveglio il grigiore è rimasto tale. La colazione si rivelerà degna di nota con un'ottima crostata alla marmellata d'albicocche, un plum cake al cioccolato ed una simil torta Paradiso. Quattro fette, accompagnate da una tazza di tè, saranno il carburante necessario per iniziare la giornata e concludere il carico di glicogeno :)
C'incamminiamo verso la zona nevralgica della kermesse ravennate, il cui calendario presenta distanze dalla 10 km alla Maratona passando per Mezza e 30 km. Ce n'è per tutti i gusti, con l'accortezza di prendere posto in prima fila perchè l'assenza di griglie potrebbe causare "pruriginosi" contatti coi soliti genialoidi,smaniosi di pubblicità ma dal passo assai lento...
L'umidità si taglia a fette, penetra nelle ossa, perciò è opportuno rimanere coperti almeno sino a mezz'ora dal via. Rivedo Giovanna col marito , numerosi amici come Gessica, forte triatleta romagnola, il gruppo del Triathlon Pavese, Roberto Aniello e la consorte Gloria. Foto e risate stemperano la tensione che inizia a farsi viva. Consegna borse con coda in un angusta palestra e successiva corsetta sino al gonfiabile sotto al quale è posizionato il tappeto del chip per il rilevamento cronometrico.
Scavalchiamo le transenne e siamo nelle prime file mentre lo speaker presenta ed intervista Gianni Morandi iscritto come a Cremona alla Mezza.
Pronti, partenza via e subito in fondo al viale troviamo la prima delle innemerevoli curve , protagoniste assolute dei due giri all'interno della città. Sapevo della poca scorrevolezza del tracciato, del fondo sconnesso in alcuni segmenti a causa del ciottolato e temevo per il tendine di cui sopra, comunque ben protetto dalla buona ammortizzazione delle scarpe.
Conscio della mancanza di fondo adotto una tattica di gara assai spericolata , sperimentata negli ultini anni cercando di mettere il cosiddetto "fieno in cascina" nella prima mezza e poi stringere i denti calando l'andatura il meno possibile. L'obiettivo finale, sino a quando il fisico me lo concederà, sarà quello di rimanere sotto le 3h. Senza riferimenti cronometrici parto coi pacer delle 2h50 e rimango con loro nei primi chilometri poi rallento ed all'altezza del 10° km chiedo al ragazzo che corre al mio fianco il passaggio cronometrico. Sbalordito ed intimorito ripeto a me stesso "Ame rallenta altrimenti non arrivi alla mezza !"
Saggiamente ascolto la vocina interna, rimanendo praticamente da solo allorchè abbondonato la città veniamo catapultati in un "drittone" a salire sino al 31° km. Infinitamente devastante a livello mentale, inizio a percepire le pile scariche ed a nulla serve l'autoincoraggiamento. Ripercorrendolo in senso inverso, dobbiamo combattere col vento contrario ed è quest'ultimo ad infliggermi il colpo di grazia. Rientrato in città rimangono da correre "ancora" 6 km e per stemperare le crisi mentali cammino in alcuni tratti ed in prossimità dei due ristori finali.
Salvo clamorose deflagrazioni fisiche dovrei riuscire a raggiungere lo scopo prefissato e questa quasi certezza, associata alla generale stanchezza, generano un rilassamento e relativo calo della velocità. Ultimo km ed intravedere là in fondo lo striscione d'arrivo è notoriamente un'iniezione adrenalinica così come l'incitamento degli spettatori posti ai lati della lunga Via di Roma.
Sono al settimo cielo quando scorgo il cartello indicante il 42° km e percorro gli ultimi 195 metri spingendo sul tappetto azzurro, posto a coprire il manto stradale, quasi fossi al primo chilometro.
Ce l'ho fatta !!!!!! Missione compiuta caro Simone ! :)
E Roberto? Attendo il suo arrivo e l'accenno alla "suspense"d'inizio post, era relativa all'attesa di vedere transitare sotto il traguardo l'allievo prima dello scoccare delle 3 ore.
Il display segna le 2h59 ed all'orizzonte non lo vedo, inizio a preoccuparmi ma dopo una ventina di secondi lo scorgo impegnato nello sprint finale, grazie al quale riuscirà nel suo intento , degna conclusione di un cammino iniziato un paio di mesi fa in collaborazione col coach Maurizio.
"Il lavoro paga!" come ebbe a dire il suddetto coach dopo la mezza di Castellazzo e sarebbe stata una grossa ingiustizia sportiva se il sogno fosse svanito per pochi secondi...
Ed ora prevedo un ulteriore abbassamento del crono già a Reggio Emilia dove, al traguardo, dovrà essere lui ad aspettare me :)))
Un bravo anche a Stefano per la sua prova a Giovanna e Gabriele che finalmente conosco personalmente ed a tutti i finishers, perchè la Maratona ti spreme a livello fisico ma al contempo sa regalarti enormi soddisfazioni. Compreso il mal di gambe dei giorni successivi ed anche da lassù Simone, da buon maratoneta, sa cosa intendo dire ... :D
Prima di riprendere la via maestra una sosta per il meritato gelato per concludere in dolcezza una giornata indimenticabile.

God bless you !!!

mercoledì 29 ottobre 2014

Una mezza tira l'altra....

Scherzo dell'amico Alessandro portato a spasso per 21 km :-D
                        Una delle due torte degustate a Novi ;-)
 Arrivo a Cremona (foto R. Mandelli)
Gelato a Lodi col Brunone e Fabio
Arrivo sofferto a Bronzolo :)
        Selfie di gruppo con Ale al mio fianco, il Capelli ed il Prof dietro

....ed è d'aiuto all'anziano e svogliato podista, poco propenso ad allenarsi ma felice (prima e dopo mai durante) di poter attaccare il pettorale, all'affannosa ricerca di uno stato di forma atletica quasi dignitoso.
La suddetta riflessione è riferita al sottoscritto e vorrei sentitamente ringraziare l'inventore della mezza maratona, in quanto sarebbe assai improbabile poter tenere determinati ritmi, correndo in solitaria nel solito anello sopra casa.
Col passare degli anni è divenuto  particolarmente traumatico il passaggio dalla stagione multidisciplinare a quella podistica, poichè necessito di togliere la ruggine accumulata nella disputa di competizioni di lunga durata affrontate a "ritmi bradipi"
Volendo mantendere il trend sub 3h in maratona, pur senza immolarsi fisicamente a correre lunghi in allenamento  , l'unica alternativa è quella di "tuffarsi" nelle distanze più brevi con lo scopo di veloccizzarsi. Non sono veloce e mai lo sarò, in quanto la velocità va allenata con lavori specifici e nel mio caso ,correndo solo una volta a metà settimana 8/10 km., l'alternativa efficace per raggirare l'ostacolo è quella di "tirarsi" il collo domenicalmente.
Sino a qualche anno fa potevo permettermi di seguire questo trend senza pagare dazio, recuperando rapidamente la velocità perduta mentre ora il processo è assai difficoltoso.
Dopo l'Elbaman, per iniziare il tour de force, il programma sportivo contemplava il festeggiamento del compleanno in quel di Pavia e l'obiettivo principe quello d'aggrapparsi ai palloncini con la scritta 1h25'sino a quando le gambe ed il fiato l'avessero permesso. Ipotizzare l'intera mezza corsa a 4 min/km la domenica dopo un IM, nelle precarie condizioni atletiche in cui mi trovavo sarebbe stato sinceramente un pochino oltre l'immaginabile.
L'intenzione era di tener botta il più a lungo possibile, tenendo conto del tracciato sinuoso e per nulla scorrevole della Corri Pavia. Alla fine della fiera, seppur sfinito, sono riuscito sorprendentemente a giungere leggermente prima del gruppo di cui sopra. Gioia immensa !
La domenica successiva il ritorno a Novi Ligure in una prova che ho sempre apprezzato per organizzazione e percorso, accompagnato dall'allievo Roberto Cornaglia lanciato nella sua meticolosa e gravosa preparazione per abbattere il muro delle 3h a Ravenna il prossimo 9 novembre.. Considerando la mole di lavoro effettuata ed il brillante livello atletico raggiunto, non avrà alcun problema a centrare il suo obiettivo cronometrico. Sarò al suo fianco e spero d'essere testimone oculare e di poter celebrare questo suo importante traguardo. Sarà comunque grande festa anche per me ed avrò modo di parlarne, con dovizia di particolari, a tempo debito.
Bello poter rivedere Francesca , finisher all'Elbaman, presente col marito e l'instancabile figlio e ritrovarsi al termine della gara per festeggiare il suo compleanno in una pasticceria della città. Da favola le due meravigliose torte consumate per lo speciale avvenimento.
Per quanto concerne la mezza debbo ritenermi soddisfatto perchè, stringendo i denti sino alla fine, l'ho corsa più velocemente rispetto la domenica precedente. Il tracciato, piuttosto scorrevole per i primi tre quarti, presentava un breve strappo in prossimità del 17° km rivelatosi fatale per i miei arti inferiori. In questa fase di preparazione effettuata gareggiando, tutto è da considerarsi positivo ed allenante soprattutto la gestione dei momenti di difficoltà, inevitabili nei chilometri finali.
Archiviata la doppietta Pavia-Novi il menu podistico prevedeva una sosta per ricaricare le pile sennonchè l'amica Alessia, iscritta alla caotica Maratonina di Cremona , dice di voler abdicare e mi propone gentilmente il cambio di nominativo evitando in tal modo di farle perdere i soldi della quota d'iscrizione. Piacere accordato e sarà un buon motivo per poter far visita, sulla via del ritorno, alla famiglia Catufi sostando a Lodi per un pranzo.
Comun denominatore fra Novi e Cremona la percentuale d'umidità presente nell'aria, con l'apice raggiunto nella città delle 3 T, dove l'estremità del Torrazzo si mostrava agli occhi dei presenti  avvolto dalla nebbia. Prima dello start ,grondante di sudore, noto l'impressionante calca nei pressi delle transenne posizionate a circa 300 metri dall'arco gonfiabile. A pochi minuti dal colpo di pistola veniamo pilotati verso quest'ultimo e fortunatamente trovo una posizione favorevole, scongiurando pericolosi scontri durante le convulse fasi iniziali. Difficile, se non arduo, poter gestire 3000 atleti nel cuore di una città così come la logistica riguardante deposito borse , partenza, e docce al termine della fatica.
Sarà la leggerezza delle nuove scarpe, il poter correre sempre in compagnia, fatto sta che l'andatura tenuta sin dall'inizio sembrerebbe proibitiva ma sempre ragionando in ottica allenamento cerco di gestirla nel miglior modo possibile. Sarà una lotta per controbattere la battaglia innescata , come spesso accade sul finire della prova, con mente e gambe desiderose di un attimo di respiro.
Rimango positivamente sorpreso del risultato ottenuto e necessito di liquidi dopo aver sudato in abbondanza. Recuperata la borsa al deposito inizio un'interminabile camminata per raggiungere la palazzina e godere di una doccia calda, salutare come sempre. Ennesimo spostamento a piedi e ,giunto al parcheggio auto, parto alla volta di Lodi dove troverò la tavola imbandita da donna Eliana , pronto a degustare una delle sue ottime pizze. Seguirà a metà pomeriggio il classico gelato da Umberto con la piacevole presenza anche del Brunone Marini. Giornata splendida sotto ogni punto di vista :)
A completare il poker di mezze , raccogliendo il gentile invito di Alessandro, è stata quella appena corsa a Laives ,graziosa cittadina in provincia di Bolzano. La sveglia piuttosto mattutina non si è avvertita in virtù del passaggio dall'ora legale a quella solare. Raggiungo l'abitazione di Alessandro e successivamente passiamo a Ponte San Pietro a raccattare gli altri due soci : il "Capelli" ed il prof. Spagnuolo.
Giunti al centro sportivo possiamo godere di un cielo terso ed un sole abbagliante,del quale apprezziamo il calore, utile a riscaldarci dalle temperature decisamente autunnali. Eravamo abituati sin troppo bene ma occorre tener presente della stagione un cui siamo. Con stupore rivedo ancora Francesca venuta il giorno prima in gita con l'intera famiglia.
Alessandro, dopo un periodo di carico, è fermamente deciso a dare il tutto per tutto col desiderio di tornare a siglare tempi degni del suo livello podistico. La mezza è una distanza a lui congeniale e difatti sarà protagonista di una prova eccellente vincendo la sua categoria d'età.
Personalmente posso annoverare la gara fra quelle ben riuscite, perchè è maledettamente pesante correre per la quasi totalità dei 21 km in solitaria, senza l'appoggio psicologico di nessun gruppo. Nemmeno l'amenità dei passaggi vicino ai meleti, tipici della zona, riusciranno a lenire il disagio mentale venutosi a creare. Lo sport insegna a cercare dentro se stessi le motivazioni e la forza per superare questi ostacoli e, seppur sull'orlo di una crisi, tengo botta sino all'ultimo breve strappo che conduce al traguardo ubicato a Bronzolo. Subito dopo l'arrivo sono piegato in due ....
Peccato per i problemi intestinali che hanno costretto al ritiro il Capelli, mentre gara regolare per il Prof. Christian. Segue doccia e pasta party a pagamento, causa problemi di raccolta sponsors, così recita lo speaker scusandosi con gli atleti costretti a sborsare 5 euro per un piatto di penne.
Ciliegina sulla torta un bis di gelato ad Egna, a cui segue un caffè all'interno di una tipica caffetteria-pasticceria del posto.
Prossima tappa d'avvicinamento alla Maratona di Ravenna sarà la mezza a Castellazzo Bormida solitamente ben organizzata. Sarà un'altra occasione per correre in gruppo ed incontrare altri amici podisti.

God bless you !!!

lunedì 6 ottobre 2014

Da un estremo all'altro

                                            Zero Gradi : un gelato da sogno...
Il "classico saluto" in compagnia del livornese Fabio e di Gianluca
Pronta per la lunga pedalata
una bella foto scattata dall'amica Simona

con gli amici del Castiglione Triathlon Team
                                            e per finire il saluto col Brunone

La scorsa edizione fu flagellata da mare mosso e diluvio universale durante la frazione ciclistica, mentre fortunatamente quest'ultima è stata all'insegna del bel tempo con mare calmo, cielo terso e temperature quasi agostane.
Tutto ciò nel paradiso naturalistico dell'Isola d'Elba, dove da 10 anni consecutivi si disputa l'Elbaman , unico ed ineguagliabile Ironman presente nel calendario tricolore.
Fiore all'occhiello della kermesse la precisa organizzazione, orchestrata dall'amico Marco Scotti con la collaborazione dell'intera famiglia e degli imprescindibili volontari.
Giove Pluvio protagonista indesiderato nelle ultime due edizioni ha consentito , in virtù della sua totale assenza, la degna celebrazione dell'importante anniversario, regalandoci un clima estivo assaporato in pesante ritardo rispetto ai canoni tradizionali.
Viaggio condiviso con l'amico Roberto alla sua prima esperienza sul suolo elbano, preoccupato dalla durezza della gara ma determinato a vendere cara la pelle. Per la sua flemma direi che il nick name più consono a lui sia Lord Robert :D
Partenza ,come da tradizione, il venerdì mattina ed arrivo al porto di Piombino vivacizzato dalla folta schiera di triatleti, pronti ad imbarcarsi per raggiungere una delle tante meraviglie della natura presenti sul suolo nostrano. L'ora abbondante, necessaria per attraccare a Portoferraio, scorre velocemente chiacchierando con i numerosi amici presenti a bordo e sin dallo sbarco percepisco la calura dei raggi solari. Primi indizi concernenti il tardivo risveglio dell'estate...
Stessa isola, stesso Agriturismo, l'Orione gestito e curato con passione dall'amico di lunga data Gianluca col quale ho instaurato un rapporto all'insegna del reciproco sfottò. Avrò a disposizione un'intera camera riempita ovunque con bagagli , bicicletta e tutto l'occorrente per la sfacchinata domenicale. Prima di raggiungere la dimora elbana, sosta al ritiro pettorali.
Niente pasta party del venerdì sera e ne sono dispiaciuto, in quanto era un appuntamento fisso, ritrovo della famiglia triatletica legata a doppio filo con l'Elbaman e di conseguenza motivo per riabbracciare quelli che amo definire "compagni d'avventura" iscritti alle due competizioni in programma. Quest'anno è stata tolta la possibilità di gareggiare a staffetta per liberare più posti nella media distanza, il cosiddetto 73.
Cena, tramite voucher fornito dell'organizzazione, presso la pizzeria "Il Vesuvio" e se posso attribuire la sufficienza piena al piatto di spaghetti alle cozze, quando scorgo il misero contenuto del piatto contenente le verdure grigliate vorrei alzarmi ed uscire dal locale. La pochezza visiva avrebbe meritato uno scatto, ma la camera dello smartphone si sarebbe "impressionata" e schifata di fronte a tanto squallore culinario. Un locale dove ho messo la croce sopra. Scandaloso.
L'unica nota positiva a tavola è l'allegra compagnia del Brunone Marini, il Colosso di San Colombano, venuto solo e quindi ottima spalla per divertirsi. Faccio la conoscenza anche di Francesca, conosciuta vitualmente sui social come Fran Ci e desiderosa di rivincite dopo la sfortunata parentesi dello scorso anno. Come supporter avrà il marito ultramaratoneta ed il figlio inarrestabile.  Sicuramente avrà preso da lei, un peperino vivace :)
Da qualche anno l'immancabile "reunion" post cena degli aficionados è presso lo Zero Gradi e, com'era logico prevedere, conoscendo l'innata golosità del sottoscritto per i gelati, tendevano magnanimanente ad offrirmi una cialda piuttosto sostanziosa, sollecitati dal buon Cristian Fiorito. Alla quarta, di comune accordo con lo stomaco, ho preferito fermarmi per scongiurare eventuali problemi intestinali :)
Utile alla digestione la passeggiata per rientrare all'Orione e la successiva dormita al termine di una giornata iniziata con risveglio alle 6.30 e terminata sotto le coperte quasi a mezzanotte.
L'indomani mattina, "leggermente" appesantito, breve corsetta con incontro sul percorso dei Locatelli Brothers col giovane Diego al suo esordio nel 73. Il meticoloso e preparato nipotino Alex sarà protagonista sempre sulla stessa distanza ma non avevo dubbi a riguardo.
Abbondante e gustosa colazione con la truppa livornese capeggiata da Fabio e poi giro nel centro cittadino di Marina di Campo incontrando una lunga sequela d'amici, rivisti con immenso piacere. Per molti di loro accade quasi esclusivamente in occasione dell'Elbaman  ed alla fine ci torno ogni anno per il suddetto motivo....
Pranzo, come tradizione vuole , nella rosticceria di Paolo coi i due fratelli Locatelli ed il Brunone soddisfatti del delizioso piatto di gnocchi al sugo di mare.
Un classico della vigilia è il bike check- in, ennesimo ritrovo delle solite facce note con l'aggiunta degli arrivati dell'ultima ora. Depositati bici e casco rientro alla base per la preparazione della cena, caratterizzata dall'immanabile piatto di pasta al tonno con aggiunta di verdure bollite ed un filo d'olio extravergine d'oliva. Ospite invitato e soddisfatto del menu il mio alter ego del fine settimana, vale a dire il Brunone.
Sono da poco trascorse le 7 di sera ed abbiamo già cenato quindi, per ammazzare la noia, l'unica possibilità è ributtarsi in Via Roma, vasca principale del paese e sosta allo Zero Gradi. Malgrado l'insistenza del Brunone rifiuto l'invito di consumare un gelato considerando l'angosciante sveglia prevista per il giorno seguente.
Nottata tranquilla, sono in piedi intontito e non potrebbe essere altrimenti considerata l'insolita ora. Sono le 4.10, sorseggio un tè e sgranocchio tre barrette senza quasi sentirne il sapore con la mente già proiettata a controllare gli ultimi dettagli prima di lasciare la camera.
Il cielo è stellato, l'aria frizzante e cammino velocemente verso la zona cambio per scaldarmi le membra infreddolite, giungendo con largo anticipo rispetto allo start previsto per le 7.
Inganno l'attesa scherzando coi partecipanti per poi indossare l'abito neoprenico indispensabile al galleggiamento e, passata la spunta in spiaggia, lancio un'occhiata alle boe del percorso natatorio.
E' ancora buio ma la luce sta per farsi largo ed al colpo di pistola inizia l'ennesima giornata di sport "insaporita" da sudore, fatica e sorrisi sino a quando vi riuscirò.
Due giri ottimamente segnalati con boe direzionali e mare calmo ma l'innata avversione per il gesto natatorio e l'assenza d'allenamento rendono ostile un contesto perfetto.
Occorre armarsi di tanta/Santa pazienza e gestione mentale dello sforzo consapevole del fatto che emergerò dal mare piuttosto provato e fra gli ultimi...
Gesto dell'ombrello all'uscita dall'acqua e lungo trasferimento per effettuare la prima transizione effettuata con la dovuta calma.
Degusteremo il piatto forte del menu, affrontando tre giri da 60 km l'uno e ben 2700 mt di dislivello , ragion per cui qualsiasi eccesso di zelo verrà punito.
Monto il gps per la prima volta, desideroso di verificare l'altimetria e, dopo due tornate a buon ritmo , inizio ad avvertire caldo e stanchezza perciò comprendo sia doveroso e saggio rallentare l'andatura. 
Ogni anno è la stessa solfa, col terzo giro pedalato annaspando sulle asperità del tracciato e personalmente pago dazio nella salita di Chiessi mentre gestisco meglio,perchè meno ripida, quella con destinazione Marciana.
In tutti i post dedicati all'Elbaman ho sempre sottolineato l'incapacità di guidare il mezzo nella successiva discesa verso Marciana Marina e l'indecoroso manto stradale ivi presente. Un cattivo esempio di gestione ed amministrazione del territorio comunale e se fossi cittadino di questa località me ne vergognerei. Ritengo assurdo rifiutarsi d'asfaltare per un decennio un tratto davvero pericoloso per l'incolumità dei partecipanti e continuerò a citare tale grave mancanza ogni qualvolta scriverò un resoconto della gara.
Tricipiti sollecitati oltre misura al termine del toboga ed attenzione massima sino a Procchio cozzando col traffico dell'ora di punta e subendo inevitabili  rallentamenti. Un po' di nervosismo nell'essere frenati quando si potrebbe pedalare agevolmente, ma bloccare totalmente la viabilità è utopistico pertanto s'accetta la situazione e si guarda avanti, all'ostacolo successivo. E si parla della maratona, affrontata con la totale assenza di voler soffrire, nonostante l'assiduo e caloroso supporto morale ricevuto dall'esterno. Quando la testa è scollegata, rifiutando d'assecondare le gambe si è destinati a vivacchiare in attesa dell'inevitabili camminate fuori programma. Così accadrà nella seconda "mezza" e col senno di poi, ritengo sia stata una scelta imposta dall'accumulo d'impegni sportivi in un'annata decisamente stressante. E c'aggiungerei l'età che avanza, nonchè la mia personale filosofia dell'accontentarsi, avendo come unico fine l'arrivare al traguardo. Questa mancanza di "cattiveria" sportiva e competitività non dev'essere catalogata come mancanza di carattere bensì una visione prettamente amatoriale della competizione.
Quando al termine del quinto giro svolto a destra per giungere al traguardo, torna il vigore perso per strada e la contentezza s'impossessa in toto del mio corpo. Una gioia effimera ma al contempo duratura nella memoria. Così come l'IM Lanzarote anche l'Elbaman regala forti emozioni, paesaggi da cartolina ammirati durante la perlustrazione, sui pedali, della parte occidentale dell'isola.
Sarò ripetitivo nel rivolgere i complimenti a tutti i finisher ed a chi per motivi vari si è visto negare la gioia di transitare sotto il gonfiabile dell'arrivo, però in una prova sportiva d'endurance così lunga nulla può essere dato per scontato. Si ha solo la certezza di partire e la speranza d'arrivare.
Un bravo lo riservo al mio compagno di viaggio Roberto ed ovviamente a tutta la Famiglia Scotti ed i preziosi volontari. Grazie allo cooperazione d'entrambi possiamo godere di un evento, apprezzato da chiunque abbia avuto la fortuna di sperimentarlo come atleta o semplice spettatore.

God bless you !!!