giovedì 29 maggio 2014

Sempre magica Isla

 in piedi Alberto ed Eddi sotto Alex ed Ame
un soddisfatto Giò con i segni della battaglia natatoria :)
Attacco alla M pallinata della torta dedicata alla gara
col nipotino Alex subito dopo l'arrivo

E' la manifestazione sportiva alla quale sono legato a doppio filo, un amore iniziato 16 anni fa, proseguito sino ad oggi come se fosse un rituale sacro. Gli aficionados del blog avranno intuito che si tratta dell' Ironman Lanzarote, punto di partenza del mio lungo viaggio all'interno del mondo Ironman.
Quest'anno ero presente in duplice veste e cioè sia d'atleta che d'accompagnatore del gruppo Lanzaroteforever progetto concepito dall'amico Eddi Manzatto, italiano residente sull'isola canaria. L'idea di collaborare con lui è l'ho colta con molto entusiasmo perchè adoro l'ambiente sportivo ed il magnifico contesto naturalistico sede delle nostre attività.
Tre gli "atleti-clienti" al seguito (Alex, Giovanni ed Alberto) ed ovviamente il fine principale era quello di svolgere il nostro compito nel miglior modo possibile, con professionalità, soddisfacendo i loro desideri,sulla base di un programma prestabilito.
Ryan Air, causa lavori alle piste d'atterraggio dell'aeroporto di Orio al Serio , ha spostato la partenza e l'arrivo dei voli diretti e provenienti da Lanzarote allo scalo di Malpensa situato a ben 75 km da casa.
Quest'anno la pattuglia italica era piuttosto consistente, quindi numerosi erano gli amici presenti sul volo che ci ha portato, con una bella mezz'oretta di ritardo sulla tabella marcia, all'aeroporto d'Arrecife.  Ritirati i bagagli noto una maniglia, della borsa imbarcata, strappata  e sporgo reclamo a Ryan Air. Avrò 7 giorni di tempo per richiedere il risarcimento del danno però, guarda caso, il link dove dovevo completare la procedura non si apre. A pensare male questa volta ci si azzecca.....
Abbraccio Eddi e noleggiamo un taxi per raggiungere l'Atlantis Las Lomas , la struttura prescelta per alloggiare durante la nostra settimana di permanenza a Lanzarote. La presenza in calendario di una competizione così celebre capace d'attirare a sè una notevole affluenza d'atleti provenienti da tutto il globo , genera un sensibile movimento turistico e l'età media s'alza notevolmente :)
Con Alberto ebbi modo in passato di condividere una trasferta in occasione di un IM ad Hannover così sfrutto la serata di mercoledì sera ,dinanzi  ad una pizza, per far conoscenza con Alex e Giovanni e spiegare il "menu turistico"dei giorni seguenti.
The day after, sarà un vero tour de force a partire dalla colazione a buffet dove Alex si dimostrerà un vero "Englishman" con piatti in cui spiccavano  fagioli ed uova fritte. E sarà così per tutta la vacanza. Considerando i suoi trascorsi come studente e turista nella terra d'Albione, unito al suo carattere poco espansivo, ironico il giusto se deve punzecchiare, credo abbia tutti gli ingredienti per esserlo :)
Alberto è un militare forgiato all'accademia quindi nulla lo spaventa e spalleggia Alex nelle colazioni anglosassoni. Praticamente fra me e loro c'è "un'oceano di dolcezza" perchè , a parte qualche gustoso toast prosciutto e formaggio, mi sazierò di cibarie dolci fra le quali cito delle simil- crepes addolcite con una pseudo-Nutella :D
Giovanni da Colico è all'esordio in un IM, cerco di farlo sorridere per mitigare la comprensibile tensione, sfoggia una spiccata propensione per i social network spesso pizzicato con lo smartphone a "ciattare" a velocità supersoniche. Ed il buon Alex a sfotterlo amabilmente.
Successivamente al ritiro dei pettorali e briefing in italiano, tenuto dal sottoscritto e Dario Nardone, nel celeberrimo Club la Santa siamo partiti in auto per visionare il tratto presente nella frazione ciclistica che conduce al Mirador del Rio.
Soo, Caleta de Famara, Teguise, Mirador de Haria, Haria, Guinate, e nei pressi ecco materializzarsi quello che personalmente definisco il Muro di Grammont poichè, arrivati a questo punto, questo breve strappo è spesso una lama di coltello nei quadricipiti. Delusione della truppa allorchè raggiunto il punto più affascinante e spettacolare di tutta l'isola ci ritroviamo immersi nelle nuvole. La possibilità d'ammirare il mare cristallino con le varie tomalità d'azzurro e La Graciosa in fronte ci è precluso.
No problem, ritorneremo come da programma nei giorni successivi alla gara col gruppo di Lanzaroteforever quando dedicheremo un'intera giornata alla parte nord.
Il tempo a nostra disposizione è risicato,incombe il pasta party previsto sempre al Club la Santa, motivo per cui ripercorriamo a ritroso la strada che ci ha condotti sino al Mirador del Rio. Ricco come di norma il buffet allestito e ci siamo disimpegnati alla grande fornendo una prestazione degna di nota.
L'indomanì ,vigilia della gara, scorre all'insegna del riposo e dei preparativi per presentarsi, nel primo pomeriggio, al tradizionale bike check-in  depositando in zona cambio bici e sacche per le due transizioni.
L'ultima rifinitura del gruppo è un carboload serale tutti insieme ed il menu è quello trito e ritrito delle cene pre -IM. Pasta col tonno. Un must !
Una passeggiatina sull'Avenida di Puerto del Carmen e poi risalita all'appartamento attraverso una delle tante rampe dalle pendenze allucinanti che dal lungo oceano arrivano alle vie sovrastanti. Non siamo a livello di San Francisco tuttavia ,nel percorrerle, i vasti mediali tendono a lamentarsi :)
Il nemico giurato dei triatleti iscritti all'Ironman Lanzarote è da sempre considerato l'ostile vento canario e chi meglio di Eddi , istruttore di Kite e quindi profondo conoscitore del movimento degli stessi, potrà darci utili info? Purtroppo si prevedono alisei con direzione Nord- Est e se ciò verrà confermato significherà affrontare i saliscendi della Montana del Fuego nonchè i due Mirador controvento. Alleluia !!!
La nottata antecedente un IM dormo a sprazzi, il classico dormiveglia ed il puntare la sveglia è solo un modo per scongiurare eventuali "cadute" di sonno improvviso. Alberto rimane a letto, salterà la colazione e se dovessi seguire l'istinto eviterei anch'io di farla. Ingurgito tre barrette, una tazza di tè e ritorno a sdraiarmi sul letto. Prima di lasciare l'appartamento ricontrollo d'avere tutto il necessario per affrontare la rinfrescante nuotata oceanica ed in compagnia d'Alberto scendiamo in zona cambio.
Rimango dell'idea che 2200 triatleti per questo evento sono troppi, lo spazio a disposizione è parecchio ridotto, occorrerebbe diminuirli. Gli organizzatori, con abilità, cavalcano l'onda del momento ,sfruttano questo impellente desiderio di divenire IM Finisher e fanno cassa intascando notevoli cifre.
Scendo nel tendone in spiaggia, indosso la muta, esco e vorrei non averla perchè avverto caldo. Entro in griglia di partenza e, poco dopo, gli archi gonfiabili dei vari sponsor iniziano lentamente perdere pressione  presumo per un guasto elettrico ai generatori . Intervento dei volontari per tenerli sollevati sino al colpo di pistola dato alle 7 per la gioia di chi era stanco d'aspettare, corroso dall'estenuante attesa.
Per evitare un affollamento di concorrenti alla prima boa l'organizzazione ha studiato una modifica al primo lato facendoci giungere non direttamente bensì con un tragitto arcuato. Ciò nonostante inizia l'immancabile tonnara ed a farne le spese saranno l'Englishman e Giovanni centrati da due diretti. Lo "Smanettatore dell'Alto lago" dovrà far ricorso alle cure mediche per curare le ferite sulla fronte.
Alzi la mano chi è riuscito a schivare le botte ed a districarsi in quel marasma.
E' universalmente nota la mia scarsa propensione per il gesto natatorio ed essendo privo di tecnica cerco rifugio nell'utilizzo della muta in neoprene. E' un'ancòra di salvezza , un aiuto indispensabile per poter terminare la frazione più ostica.
Il tendone in cui avviene la trasformazione da pinguino ad aspirante ciclista sembra un formicaio con gli atleti intenti a cambiarsi con frenesia e mentre tolgo la muta noto un'abrasione all'interno dell'ascella destra. Asciugo le zampe intrise di sabbia lavica, una volontaria distribuisce velocemente la crema solare sulle spalle e, uscito dal marasma, salgo con calze da buttare e scarpe in mano, la rampa che collega la spiaggia alla zona cambio. Prendo la bicicletta, corro spingendola sino all'uscita della stessa ma debbo levare le calze ed indossare le scarpe se desidero pedalare....
Incrocio Kenneth Gasque, ideatore e icona dell'IM Lanzarote e d'istinto gli faccio segno se può reggermi la bici . Sorride, così come le persone vicine, augurandomi una buona gara.
I primi 25-30 km sono noiosi ed i più trafficati, malgrado abbiano chiuso al traffico la corsia, della carreggiata, a noi destinata.Si riescono ad apprezzare le prime bellezze "lanzarotegne" allorchè s'imbocca l'anello che fiancheggia le saline e le cartoline naturalistiche iniziano a generarsi dinanzi ai nostri occhi, mentre il cuore pompa forte così come le raffiche assassine dell'odiato vento.
A tratti, la ruota anteriore le subisce, e debbo correggere pericolosi sbandamenti, ma la sorte benigna ci consente di risalire la pittoresca Montana del Fuego piuttosto agevolmente, sennonchè accade un episodio direi clownesco. Mentre sgranocchio una barretta sento la capsula di un dente staccarsi , riesco forunatamente a bloccarla con l'intenzione di riporla nell'involucro della barretta. Destino vuole che in quel frangente si materializza una folata di vento ed il tutto finisce alle mie spalle!!!
Blocco la bici sul posto, torno indietro di pochi metri e scorgo un puntino bianco sulla superficie nera dell'asfalto. Tiro un sospiro di sollievo e colloco la suddetta capsula nel box portaoggetti.
Nel momento del misfatto stavamo affrontando uno strappetto impegnativo pertando qualche pedalatore situato alle mi terga, immagino, m'avrà tirato qualche accidenti per lo stop improvviso.
Gestisco saggiamente l'energie sino a Mancha Blanca, l'unico pueblo dove ogni anno si ritrova un gruppo di gente del luogo, generosi nel trasmettere il loro entusiasmo a tutti i partecipanti. Li ringrazio calorosamente gesticolando ed il saluto viene accolto festosamente.
Sento l'incoraggiamento di Eddi, affronto in scioltezza la lunga discesa sino al Club la Santa conscio che, arrivato alla rotonda situata in prossimità del famoso centro sportivo, inizia uno spartiacque mentalmente difficile.Si dovranno affrontare le salite dei due Mirador e nel mezzo un segmento ostico, con piccole erte e l'indigesto Muro di Guinate.
Temo di subire il percorso per mancanza d'allenamento ed i pochi chilometri nelle gambe, quindi nessun azzardo e la solita regolarità per giungere al Mirador del Rio in condizioni fisiche decenti.
Svolgo il compitino e nella lunga discesa lascio passare i velocisti sapendo che le insidie non sono terminate,  pensando al falsopiano vero Nazareth, celeberrima località caratterizzata da un fondo stradale seriamente dissestato, detestato dal primo all'ultimo degli iscritti.
Le sorprese sono dietro l'angolo ed alla rotonda di Tahiche svoltando verso Nazareth vorrei far scendere la catena sul 39 . Vorrei, invece non posso e "smanetto" con la leva collegata al deragliatore. Innervosito e col terrore di rompere il cavo accetto l'inconveniente meccanico affrontando il rognoso tratto col 53.
Grosse crisi sui pedali non ne ho avute e giungo a Puerto del Carmen felice d'aver superato un altro ostacolo, forse quello più oneroso e dispendioso. Il vento è stato protagonista, forse senza esserlo in maniera poderosa però, al solo pensiero di dover correre una maratona l'entusiasmo, scema conoscendone la difficoltà. In effetti mantengo un discreto ritmo per un terzo della distanza poi cala il sipario , improvvisamente inizia a girarmi la testa e nemmeno un copioso utilizzo di acqua fresca versata sul capo riesce a svegliarmi dall'intontimento. Devio in una via adiacente al percorso e ,con la scusa di un pit stop fisiologico, faccio sosta forzata nel tentativo di riprendere conoscenza e morale. Sarà una lotta impari con la mente intenzionata ad entrare in sciopero e dovrò cedere ai suoi voleri camminando parecchio. Nell'ultimo giro, più breve dei due precedenti, un moto d'orgoglio mi spinge a tener duro per porre fine a questo malessere. Incrocio Alex e lo vedo pimpante e sono felice perchè ha trascorso un inverno con problemi fisici e nella corsa ha dovuto interrompere spesso la preparazione. In bicicletta, sua grande passione soprattutto se la strada sale parecchio, era ottimamente preparato quindi in maratona ha potuto correre senza aver gambe troppo affaticate.
E lo smanettatore a due mani di smartphone? Sono preoccupato in quanto Giovanni risulta assente mentre Alberto corre a buon ritmo fasciato dalla sua CCC hot a maniche lunghe.
Cammino sull'ultima salitella  sapendo d'essere giunto nel punto cruciale di tutta la competizione. Ogni passo sino al traguardo sarà adrenalina pura, voglia di abbracciare tutti gli spettatori, sfogare la contentezza e liberare tutte l'emozioni che s'avvertono mentre lo si raggiunge.
Arrivo a braccia alzate e subito dopo trovo il nipotino Alex pronto a scattare una foto ricordo. Massaggi nel tendone in spiaggia (più lontano no è?) e bradipo rientro in appartamento per una doccia rigenerante. Eddi dice d'aver visto correre Giovanni, la cosa mi tranquillizza ed è stato emozionante sentirlo felice dopo l'estenuante prova festeggiato dagli amici accorsi dalla Valtellina per sostenerlo. Bravo Giò !!!
I giorni successivi saranno dedicati all'escursioni col gruppo, condite da grasse risate e sfottò reciproci consapevoli d'aver trascorso una divertente settimana di vacanza, con la cieliegina sulla torta rappresentata dall'aver raggiunto tutti quanti l'obiettivo sportivo prefissato.
Un caloroso ringraziamento al socio Eddi ed ai tre Ironmoschettieri Alex, Giovanni ed Alberto.

God bless you !!!

martedì 29 aprile 2014

E dopo tre anni d'assenza.....

 Il tradizionale saluto prima con Marco Stracciari .....
....poi con gli Scianca Brothers 
foto di gruppo con Silvia, Cinzia, Marco Scianca ed il fotografo ufficiale Roberto Mandelli

......sono tornato a correre la Maratonina di Cernusco Lombardone, a due passi da casa, notoriamente organizzata con molto puntilio dalla locale Libertas e sponsorizzata da Maxi Sport Merate.
Com'è accaduto nelle tre precedenti edizioni a cui ho preso parte, l'intento è sempre stato quello di correrla con le gambe affaticate dalla lunga pedalata effettuata il giorno precedente. Due settimane or sono avevo attuato lo stesso "combinato a scoppio ritardato" in quel di Cellatica (BS) e la sofferenza era stata piuttosto marcata...
Stavolta per motivi di calendario il lungo sui pedali si è svolto due giorni prima e, nonostante il massaggio e la breve nuotata della vigilia, le gambe erano comunque appesantite ed imballate. Granitiche forse rende meglio l'idea. Effettivamente è difficile, in siffatte occasioni, scovare un briciolo di voglia sapendo di dover affrontare un impegno sportivo quando la muscolatura è poco reattiva. Siccome trattasi di un allenamento col pettorale, occorre fare di necessità virtù e resettare la mente evitando di strafare per poi implodere in un tracciato già di per sè impegnativo.
La vicinanza  è un buon motivo per prendersela comoda e, come sempre accade, l'occasione di poter rivedere gli amici podisti e con loro inscenare una serie di scatti fotografici a dir poco pittoreschi :)
E' la solita personale interpretazione dello sport in compagnia a me tanto caro, cioè divertirsi prima e dopo, soffrire durante, ma in quest'occasione con oculatezza.
Le tragiche previsioni meteo con forti temporali previsti durante lo svolgimento della manifestazione erano motivo di discussione con gli Scianca Brothers , Marco e Mauro, amici milanesi dell'Atletica Lambro fisiologicamente amanti dei climi nordici. Dopo colazione dando una sbirciatina a 3B Meteo notavo un deciso peggioramento a partire dalle ore 10 con piogge piuttosto consistenti.
Durante il breve riscaldamento scambio quattro chiacchiere con i vari amici incrociati e osservo il differente approccio dei partecipanti. Alcuni scanzonati altri visibilmente concentrati. Sin dalle prime falcate il passo è decisamente greve, i quadricipiti "legnosi",quindi, conscio dell'altimetria del tracciato, sarà salutare gestire l'energie per non ritrovarsi a metà dell'opera in modalità zombie :D
Breve siparietto con una zelante giudice Fidal, la quale richiama la mia attenzione sul numero di partenza non posizionato correttamente sulla canotta con le canoniche quattro spille.
Salvo qualche rara eccezione utilizzo. come avviene durante le gare di triathlon-duatlon,  un elastico dove "affranco" il cosidetto pettorale ed in questi ultimi due anni a maggior ragione, avendo anteriormente la scritta dedicata all'amico Simone Grassi.
Si fa vivo anche il capo dei giudici, cerco ulteriormente di spiegare la situazione a quest'ultimo, e seppur leggermente adirato la butto sul ridere alzando l'elastico a livello ascellare, mossa che suscita l'ilarità dei presenti. Quando avevo fatto notare che nelle altre competizioni Fidal a cui avevo partecipato nessun giudice aveva contestato l'uso dell'elastico, alla risposta "ma qui comando io...." ho tenuto a sottolineare l'importanza della sudetta scritta aggiungendo di non essere interessato alla gara bensì presente solamente per correre in compagnia.
Al colpo di pistola vedo sfrecciare atleti a velocità siderali ma, seppur a fatica, mantengo un discreto passo forse leggermente più rapido di quello preventivato. Percorsi 4 chilometri affronto con brevi passettini il primo ostacolo posto sul percorso, costituito da un cavalcavia a cui fa seguito una breve discesa, terminata la quale si materializza il muro di Grammont per salire a Lomagna. Breve strappo che è come una lama tagliente per le mie gambe affaticate. Al solo pensiero di doverlo ripercorrere una seconda volta accuso giramenti e non solo di testa :)
Saliscendi dal 6° sino al 10° km, maldigeriti dal sottoscritto e poi una ripida discesa che termina in prossimità dell'11° km. Altro piccolo strappetto e poi si ritorna nei pressi del traguardo. Varcato l'arco gonfiabile la domanda nasce spontanea : "Ed io dovrei ripetere un'altra volta il medesimo giro ?" :O
Evito d'ascoltare la vocina interna, la quale consiglierebbe di deviare sulla destra e prendere la via degli spogliatoi, stante una condizione fisica precaria.
Considerando che i prossimi tre chilometri sono in discesa, proseguo correndo in scioltezza sino all'inizio del cavalcavia. Riesco a correrlo e metto in preventivo di camminare la successiva salita impegnativa  ed invece la corro a rallentatore senza interruzioni. Mentalmente soffro nei tratti in falsopiano a salire e tiro i remi in barca nella discesa situata all'inizio all'ultimo chilometro, evitando di giungere al traguardo stremato.
Il post gara è come il prima, condito da sorrisi , foto , battute, analisi della prestazione, visi contenti , delusi  e la comune soddisfazione di aver scansato la temuta perturbazione. Scianca Brothers a parte .... :D

God bless you !!!



venerdì 4 aprile 2014

100 km Seregno


     La maglia della manifestazione presentata da Maxi Sport Lissone
                  I Bognini Brothers immortalati dalla simpatica Angela
                                Arrivooooooooooo !


Pensare, a volte, è nocivo per la salute mentale, soprattutto nel caso in cui ci si deve cimentare in una 100 km di corsa. L'idea di tornare a Seregno, dopo tre anni d'assenza, s'era incuneata nella mia testa poichè, da decennale testimonial running di Maxi Sport Merate, non potevo mancare ad un campionato italiano in terra brianzola dove tra gli sponsor figurava il suddetto negozio, molto legato al mondo del podismo.
Sentita Ester, responsabile marketing, le ho illustrato questa opportunità di partecipare alla 100 km di Seregno e la cosa è stata accolta, da quest'ultima,con entusiasmo.
Conoscendola da diversi anni mi sono permesso di chiederle un piccolo favore, vale a dire poter stampare sulla canotta da utilizzare durante la prova, la solita frase che compare sulla t-shirt dedicata al compianto amico Simone Grassi. Permesso accordato, ma non avevo dubbi al riguardo.
Il venerdì antecedente la gara, presso il negozio Maxi Sport a Lissone, si è svolta una breve intervista pubblicata sul tg web del Comune di Seregno agli atleti testimonial del negozio, impegnati sulle tre distanze presenti in calendario. Ai nastri di partenza della 100 km il sottoscritto, mentre nella 60 km Emanuele Zenucchi. favorito d'obbligo alla vittoria dopo il successo ottenuto l'anno scorso. Fabio Coduto prenderà parte alla mezza . Indossiamo la t-shirt rossa dedicata alla manifestazione ed alla fine immortaliamo l'avvenimento con alcuni simpatici scatti fotografici, il tutto in un clima molto amichevole e scherzoso.
L'introduzione dell'ora legale proprio in corrispondenza della gara non l'ho digerita nè metabolizzata allorchè alle 5.20 (che poi erano le 4,20 del giorno prima...) sono bruscamente ripiombato nel mondo dei vivi tramite la suoneria della sveglia :O
Fette biscottate, una barretta proteica, un tè per veicolarle nello stomaco e poi "road to Seregno", accompagnato dall'inseparabile colonna sonora in auto, viaggiando quasi in solitaria lungo strade solitamente trafficate.
Sono le 6,45 e nel parcheggio al Parco della Porada vi sono già un considerevole numero d'auto parcheggiate. Ritirare il pettorale è una formalità sbrigata in pochi istanti, il tempo di scandire il numero , nome e cognome ,dopo di che entro al calduccio nel palazzetto dello sport. Fuori l'aria è assai frizzante e contrariamente al solito lascio volutamente nel borsone, consegnato al deposito custodito dagli addetti dell'organizzazione, sia guanti che manicotti.
Nel tragitto fra il palazzetto ed il primo ristoro personalizzato, mentre deposito alcuni gel, ripenso a quanto sono poco coperto però confido nelle previsioni meteo, le quali davano un notevole innalzamento delle temperature.Incontro piacevole coi Bognini Brothers e l'immancabile fotografa Angela moglie di Stefano uno dei due gemelli e compagno d'avventura nelle precedenti partecipazioni seregnesi.
Dopo la spunta di ogni concorrente ci disponiamo in griglia ed alle 8 l'esercito degli ultramaratoneti inizia la lunga giornata di lavoro prettamente aerobico. Per i concorrenti iscritti alla 60 km saranno tre giri da 20 km, per i centisti due in più e lasceranno il segno negli arti inferiori. Ero curioso di conoscere l'anello all'interno del quale avrei trascorso gran parte di questa domenica, correndo sino a quando il fisico avrebbe retto. Qualche camminatina sarà da mettere in preventivo, considerando l'assenza di "fondo" per una competizione così lunga, così come l'inesorabile serie di crisi psicofisiche. Primo comandamento : mettere fieno in cascina poi si vedrà....
Si forma sin dal principio un bel gruppetto ed oltre all'amico Stefano s'aggregano alcuni partecipanti alla 60 km e Stefano Molteni , anch'egli viso noto del panorama podistico. I primi due giri scorrono velocemente e, alla ricerca dei punti più critici, noto tre sottopassi con altrettanti strappetti spaccagambe. Causa problemi d'intorpidimento ad un arto e quindi relativa perdità di sensibilità, si stacca Stefano Bognini e nel terzo giro faccio coppia col Molteni. Il caldo inizia a farsi sentire quindi ad ogni ristoro bevo abbondantemente e,come volevasi dimostrare, pur passando all'interno della via principale di Seregno, i passanti quasi ignorano la nostra presenza. Qualcuno si prodiga  nell'incitarci, forse impietosito dal vedere i partecipanti procedere con una certa lentezza oppure perchè si notano i visi sofferenti degli stessi. Non smetterò mai di sottolineare quest'assenza di cultura sportiva tipica dell'italiano al quale l'evento sportivo, fatta eccezione per il calcio, provoca un certo fastidioso prurito. Idem nel Parco della Porada dove intere famiglie vedono sfilare ai propri fianchi gli atleti e passeggiano senza tributare un briciolo d'incoraggiamento, esclusa qualche anima pia.
Sfortuna vuole che nell'ultima tornata rimango l'unico superstite del trio iniziale, entro in crisi e solo la stanchezza sarà testimone del mio incedere con tratti nei quali la testa mal sopporta il dolore ai quadricipiti e consiglia caldamente di camminare.
Maledetti sottopassi ! Una stilettata durante la discesa e quando cerco di correre in salita avverto un inizio di crampi al polpaccio sinistro, quindi l'unica alternativa è procedere passeggiando. Giungere ai ristori è come la scoperta di un'oasi per un assetato nel deserto e continuo a bere parecchio timoroso di disidratarmi. La sensazione di caldo viene acuita dalla fatica, ma gli ultimi 4 km si percorrono a Seregno e s'inizia a sentire profumo di traguardo.
Meno di 2km alla meta, vorrei proseguire drittto e concludere la lunga corsa giornaliera, invece so di dover svoltare a sinistra e rientrare nel Parco, scansando i bambini lasciati pericolosamente liberi di circolare....
Una caduta a questo punto sarebbe degna del miglior/peggior Fantozzi :)
Detesto questo segmento perchè sembra infinitamente lungo e mentre affronto la brevissima rampa, mediante la quale riguadagno il vialone finale , il sostegno degli spettatori presenti ai suoi lati è galvanizzante , riacquisto verve e morale. Al termine di una 100 km di corsa, scorgere a poche centinaia di metri l'arrivo è uno shock emotivo capace di rianimare anche Lazzaro senza l'intervento dell'Altissimo :)
Vola Ame , Vola Simone è giunto finalmente il momento di raccogliere i frutti di tanto sforzo , alzare le mani in alto , riscoprire la gioia di un sorriso, piegarsi in due dopo l'agoniata finish line.
Ringrazio di cuore coloro i quali  mi hanno rivolto una parola di conforto e tutti i volontari presenti sul percorso il cui apporto è sempre prezioso e significativo.
Grandi tutti dal primo all'ultimo finisher.

God bless you !!!

sabato 15 marzo 2014

Ricordando Beppe...

                         Sorridente prima.......                            (foto D.Bonizzoni)
                          Concentrato durante .....                 (foto D. Bonizzoni)
                            Stanco dopo l'arrivo ....            (foto A. Capasso)


Per il terzo anno consecutivo indosso il pettorale alla Brescia Art Marathon quest'anno con l'intento d'onorare la memoria del decano dei maratoneti, Beppe Togni, "enfant du pays" scomparso recentemente. Era doveroso nonchè scontato dedicargli la maratona di casa ed è stato commovente, per chi come il sottoscritto ha avuto il piacere e l'onore di conoscerlo, il minuto di silenzio prima del via.
Da due anni partenza ed arrivo sono ubicate in due diverse zone della città e la scelta è stata forzata in quanto il programma prevede, cavalcando la moda del momento , tre competizioni con chilometraggio crescente: La Brescia Ten, l'Half Marathon e la classica distanza della Maratona.
Ricordo il caos venutosi a creare tre anni or sono allorchè i partecipanti di tutte e tre le prove confluirono in una via del centro non consona a smaltirne il numero elevato. Fu terrificante dover zigzagare tra i genialoidi posizionati nelle prime file pur non avendo un passo svelto. Ma si sa l'italiota deve sempre mettersi in mostra in tutti i campi, anche in quello sportivo,dove la cultura latita da sempre...
Partire sul lungo e spazioso Viale Europa, situato nella zona universitaria a nord della città, suddividendolo in due parti è stata la quadratura del cerchio. Da una parte gli iscritti alla 10 km stracittadina dall'altra quelli di mezza e maratona.
Nota positiva, la vicinanza del capoluogo bresciano alla mia dimora quindi, oltre al contenimento delle spese di viaggio,  anche la comodità di partire la domenica mattina ed essere sul posto dopo poco più di un'ora. Ritrovo in zona ospedale con l'amico Enrico al via della 10 km ed in preparazione per la Maratona di Milano. E' in gran forma e se riuscirà a mantenerla sino ad aprile si toglierà delle belle e meritate soddisfazioni. Parcheggio l'auto nei pressi di una fermata della metropolitana , un vero gioiellino tecnologico ed evitiamo di salire sul primo convoglio stracolmo di podisti. Non che quello successivo sia vuoto ma per lo meno si riesce a respirare per il breve tratto da percorrere. Due fermate e siamo nel punto nevralgico della manifestazione con un frenetico andirivieni di persone intente a ritirare la busta contenente il pettorale. Averlo fatto ritirare il giorno prima da Enrico m'evita un'indesiderata ed irritante perdita di tempo.
Sono le 8.30 ed il sole "picchia", a tal punto che non appena ci si sposta in una zona d'ombra  s'avverte sensibilmente lo sbalzo termico. Corricchio un paio di minuti poi entro in griglia di partenza ed attendo lo start chiacchierando con i vicini podisti. Sarà una personale impressione però in siffatte occasioni si perde la percezione del tempo. Trascorre lentamente, non passa più...
Una ragazza canta l'inno italiano , il toccante minuto di silenzio dedicato a Beppe Togni e pochi istanti dopo la massa si scatena riempiendo ogni centimetro quadrato di Viale Europa. Partire contemporaneamente con gli iscritti alle distanze più brevi ti fa sembrare un bradipo più di quanto tu non sia :)
Saggiamente imposto il mio passo noncurante di chi sfreccia al mio fianco ponendo attenzione nei bruschi cambi di direzione all'interno del centro cittadino. Una volta usciti dallo stesso è salutare per la testa poter beneficiare della compagnia dei concorrenti della mezza in quanto i chilometri, come si suol dire, volano. Unica eccezione il breve ma indigesto strappetto all'altezza del 10° km. Ve possino !
Allo scoccare.....del 19° km le strade si separano ed a noi maratoneti spetta l'arduo compito di gestire oculatamente l'energie per altri 23 km. Conosco il percorso ed oltre ad essere più ostico nella seconda parte il rischio di rimanere quasi isolato e procedere nel nulla è da mettere in preventivo. Corro in compagnia di un atleta col quale ho condiviso a tratti l'approdo a Busseto due settimane fa ed entrambi accusiamo un briciolo di stanchezza col trascorrere dei chilometri. Il vento contrario ed un lungo cavalcavia dopo il 30° km risulteranno fatali cosi come qualche lieve asperità trovata nel rientro in città. A questo punto della gara tutto ciò che non è piano o in discesa viene percepito dai quadricipiti alla stregua di un colle di prima categoria del ciclismo.
Gli ultimi tre chilometri sono un mix di stati d'animo contrastanti , dalla voglia d'arrivare per porre fine alla sofferenza al desiderio di camminare. Cosa che accade in due frangenti, l'ultima a 500 metri dal traguardo mentre percorro la via in leggera salita lastricata in porfido..
Udire la voce dello speaker è la molla psicologica grazie alla quale riprendo vigore e giunto nella centralissima Piazza della Loggia mi si apre il cuore, provo la solita indescrivibile felicità nel percorrere quegli ultimi 100 metri. Stavolta la dedica è speciale perchè rivolta al leone bresciano Beppe Togni che dall'alto avrà benedetto ogni singolo maratoneta giunto al traguardo.
Sembrerà comico ma, in quasi mezzo secolo di vita, due volte sono stato colto da crampi,una lo scorso anno , l'altra quest'anno anche se in maniera lieve rispetto alla prima volta. Dove? Qui alla Maratona di Brescia subito dopo aver ritirato la borsa al deposito. Sarà l'aria bresciana o l'etò che avanza? Propendo per la seconda ipotesi  :)

God bless you Beppe !

mercoledì 26 febbraio 2014

Un anno dalla scomparsa ...

                                   con Antonio prima del via.....
     pittoresco passaggio ed alle mie spalle Maurizio (foto Teida Seghedoni)
         il sofferto arrivo immortalato da Angela Bolis
       Legnata sulla testa di Maurizio sotto l'occhio attento del Maestro

.....dell'amico Simone Grassi e "come passa il tempo...." potrebbe essere la classica frase fatta, scontata, ma personalmente non è così se ripenso alla commemorazione podistica avvenuta nella Maratona delle Terre Verdiane di dodici mesi fa. Si corse in un clima surreale, con i campi completamente innevati, ed il gelo esterno mi ricordava la sensazione agghiacciante avvertita nel momento in cui appresi la tragica notizia. Nacque l'idea di creare una t-shirt dedicata all'amico ceseante , diventata compagna di fatica in diverse gare podistiche.
Personalmente considero la partecipazione alla competizione parmense come il modo migliore per ricordare l'anniversario della scomparsa di Simone. Difatti la scorsa domenica mattina ero nuovamente presente al via della Maratona organizzata dall'istrionico Giancarlo Chittolini, il quale ha deciso di tornare all'antico e far partire le quattro distanze previste nel menu da Salsomaggiore Terme.
Nella passata edizione, per motivi a me sconosciuti, lo start era stato dato da Fidenza presso il famoso outlet sempre con arrivo sotto la statua del Maestro Verdi in quel di Busseto.
E, contrariamente a com'ero solito fare, ho programmato la trasferta pernottando la vigilia della gara presso un carino B&B a pochi chilometri da Busseto, evitando in tal modo il traumatico viaggio in pulman per tornare a riprendermi l'auto a Salsomaggiore. L'unico sacrificio è stato il doversi alzare all'alba per raggiungere Busseto, dove l'organizzazione aveva predisposto i bus diretti alla partenza, peraltro ripagato dal poter gustare a colazione dei ravioli dolci deliziosi. La pasta frolla si scioglieva in bocca per la gioia delle papille gustative :)
Domenica ore 6,45. Il parabrezza ghiacciato dell'auto è il segnale della temperatura frizzante dell'aria, mentre il clima nel viaggio verso Salsomaggiore è da foresta tropicale. Infatti appena sceso nella Capitale di Miss Italia lo sbalzo termico si avverte considerevolmente. La coda per il ritiro del pettorale diventa, mano a mano, sempre più consistente ed il locale dove vengono distribuiti troppo piccolo per contenere tutti gli atleti , i quali attendono poco felicemente all'esterno dello stesso. Nell'osservare la lunga fila ritengo sia stata una mossa intelligente farselo ritirare, da un amico, una settimana fa...
Inizio ad aver freddo, quindi seguo la massa podistica, la quale si dirige negli pseudo spogliatoi situati non molto lontano dalla zona di partenza. Sono in compagnia dell'amico Antonio, anch'egli amico di Simone, il quale indossa una maglia creata appositamente per ricordarne la scomparsa . Immortaliamo le due t-shirt con una bella foto ricordo.
Una peculiarità di questa maratona è la coincidenza con i festeggiamenti del Gran Carnevale a Busseto, una kermesse molto spettacolare con carri allegorici giganti in cartapesta, ragion per cui cerco nel mio piccolo di dare un contributo indossando qualcosa di pittoresco. E stavolta la scelta è caduta su una voluminosa parrucca rossa, scenografica, però significativamente poco traspirante :)
Il congestionamento atleti formatosi a ridosso della linea di partenza, causato dalle quattro gare in contemporanea , consiglia di prendere posto nelle prime posizioni dello schieramento, perchè allo start sarà fondamentale trovare uno spiraglio evitando spiacevoli intoppi. E la scelta si rivela perfetta poichè, percorsi un centinaio di metri, corro libero, quasi trattenuto nella lunga discesa verso Fidenza, intervallata da un breve tratto a salire in prossimità del 2° km . La tentazione di lasciar andare le gambe è elevata ma i conti con l'oste si fanno alla fine ....
Il lato positivo dei primi 8 km è stato il poter scambiare quattro chiacchere con l'amico Simone Confalonieri iscritto alla 30 km e questa opportunità ha contribuito a far sì che il tempo è scivolato via....sotto i piedi senza accorgermene.
L'entrata nel centro cittadino di Fidenza è salutare nel "rompere" la monotonia dei lunghi rettifili, i quali saranno protagonisti nella seconda parte di gara dopo il passaggio a Fontanellato, traguardo della Mezza Maratona. Corro in compagnia di Federico, podista che ritrovo spesso, dedito alle lunghissime distanze e visibilmente brillante come passo. Dice di sentirsi bene ma è decisamente rischioso mantenere tale andatura quindi decido di lasciarlo andare. Credevo di perderlo col passare dei chilometri invece dopo aver attraversato Soragna , arrivo della Corsa del Principe, il distacco rimane invariato. Correre soli  in questi frangenti, quando la stanchezza inizia a dettare legge su corpo e mente, aumenta notevolmente il disagio generale. Ed in aggiunta a tutto ciò si formano delle sgradite vesciche sotto le pianta dei piedi ed il procedere diventa arduo nonchè doloroso. La reattività e meccanica di corsa, già di per sè precarie, vengono accentuate da una postura condizionata negativamente dall'errato appoggio e spinta dei piedi. Ed anche dalla paura che le vesciche perdano il liquido al loro interno ed il dolore mi costringa a diminuire marcatamente il ritmo . Un leggero vento contrario ci fa visita, vengo raggiunto da Maurizio conosciuto la mattina sul pulman nel tragitto verso Salsomaggiore. Amante dei trail , anch'egli Ironman finisher, è all'esordio in maratona. Ombretta , la sua simpatica ragazza conosciuta anni addietro,  sempre per frequentazioni legate al mondo della triplice, l'aveva esortato a seguirmi. E' stato di parola e forse senza il problema vesciche avrei potuto rimanere al suo fianco, non sino all'arrivo in Piazza Verdi, però sicuramente qualche chilometro ancora. Complimenti a lui, avrà modo di migliorarsi ulteriormente grazie all'entusiamo tipico di chi si è avvicinato da poco alla maratona e soprattutto perchè seguito nella preparazione da chi se ne intende.
Raggiunto il 41°km il desiderio di camminare è elevato e l'assecondo passeggiando brevemente prima di svoltare a sinistra ed immettermi in un altro lungo rettilineo, alla fine del quale, svoltando a destra è posizionato il cartello che ogni maratoneta in gara leggerà con immane gioia: quello del 42° km.
Giunto nel centro di Busseto odo lo speaker Brighenti complimentarsi con ogni concorrente e quando m'immetto negli ultimi 100 metri provo la solita infinita soddisfazione, elevata all'ennesima potenza, allorchè transito sotto il traguardo. Ed è lo stesso Brighenti a ricordarne il perchè dopo aver assistito alla stessa scena l'anno scorso quando inagurai la t-shirt dedicata a Simone ....
E come allora da lassù avrà apprezzato :-)

God bless you !!!

mercoledì 19 febbraio 2014

Infangato....

                               Arrivo....... (foto V.Capasso)
               Pasta e fagioli ottima, così come le gentili signore arancioni :)

Doveva essere un allenamento pre-maratona senza sforzi eccessivi, preferito ad una noiosa corsa in solitaria nei soliti luoghi casalinghi ed invece......
Contattato l'amico Alessandro, riguardo i suoi programmi podistici del fine settimana, mi comunica l'intenzione di correre questa prima edizione della "22 km in Valmorea" con partenza ed arrivo ad Olgiate Olona. Entro nel sito della manifestazione e noto che l'iscrizioni on line sono chiuse,  ma gli organizzatori si riservano la possibilità d'accettarle il giorno della gara. Ricevo conferma positiva della cosa dopo aver scritto, a tal proposito , un'email all'organizzazione della manifestazione.
Il trio formato dal sottoscritto, Alessandro e Luigi parte alle 7,15 alla volta di Olgiate Olona con un imprevisto allungamento del tragitto dovuto alle scarse capacità d'orientamento del navigatore Luigi. Grasse risate, perchè lo spirito del gruppo è molto improntato allo scherzo :)
Purtroppo il tempo peggiora ed al nostro arrivo nella cittadina varesina la pioggia aumenta d'intensità. Nel breve riscaldamento, pochi istanti prima del via, notiamo a fondo strada numerose pozzanghere e ironizziamo con un volontario sul fatto che durante la prova in quel punto svolteremo a destra evitandole.
Nessuno dei tre conosceva il tracciato, sul sito si parlava di pista ciclabile quindi s'ipotizzava di poter correre senza alcun problema su un terreno misto formato da asfalto o sterrato battuto.
In effetti i primi 3 km c'illudono riguardo le nostre aspettative e quando scendiamo in prossimità della ciclabile si riesce a correre con continuità, ma il bello (o brutto) deve ancora venire.....
Purtroppo le continue piogge dell'ultimo periodo hanno reso impraticabile il fondo sterrato e, barcollare in mezzo ai campi con fango sino alle caviglie e pozzanghere ovunque, si è rivelata un'indigesta esibizione d'equilibrismo. Facile incorrere in spiacevoli capitomboli com'è successo ad Alessandro eroico nel proseguire nonostante qualche ammaccatura ed abrasione.
E la salita nel bosco in prossimità del 12° km ? Il volontario dice di prestare attenzione perchè si scivola.
Infatti la camminerò tutta per poi riprendere a correre con poca convinzione, demoralizzato dal dover correre ancora 10 km tra una pozzanghera e l'altra. Nel lento incedere affronto una scalinata in discesa assistendo ad un'evoluzione acrobatica di un concorrente, il quale aveva tentato di correre in discesa anzichè rimanere sui gradini. Ora posso buttarla sul ridere, ma se fosse caduto avrebbe rischiato di farsi male seriamente e questo episodio è un monito ad usare la testa in tali situazioni.
Ripresa la strada principale asfaltata pensavo d'aver abbondonato definitivamente il fango invece mi rimarrà impresso a lungo un tratto dove, anche volendo, non si poteva correre, perchè si pattinava nel vero senso del termine :-O
Ancora due salite asfaltate e mentre la prima decido i correrla la seconda invece l'affronto "farcendola" di qualche camminata prima di percorrere gli ultimi km in scioltezza. Come dicevo ad uno degli organizzatori nel dopo gara , non è colpa loro se Giove Pluvio ha deciso d'essere presente massicciamente all'interno di questo bizzarro inverno. Sarebbe stata tutt'altra cosa correre col fondo asciutto, sicuramente un percorso impegnativo però non così assurdo e pericoloso come si è dimostrato....
Un bravo ai miei due compari Luigi ed Alessandro ed a tutti i partecipanti tra i quali si è ben comportato l'amico Marco Scotti , Presidente ed organizzatore di Elbaman e della neonata Mezza sull'Adda. Lo ritroverò domenica prossima alla Maratona delle Terre Verdiane e sarà fatica doppia con il classicco arrivo sotto la statua del Maestro Verdi a Busseto.

God bless you !!!

mercoledì 12 febbraio 2014

Ricordando Beppe....

                               Piatto unico per la cena
                               subito dopo l'arrivo.....

Doveva essere il solito ironico post , il racconto di una delle tante avventure sportive condivise con amici fuori e dentro l'evento. Poi, in men che non si dica l'umore, sino a quel momento gioioso, si tramuta in tristezza malinconica e la voglia di scherzare scema.
Sono in spiaggia a San Benedetto del Tronto, in procinto di prendere parte alla Maratona sulla Sabbia , creatura podistica ideata dal simpatico ultramaratoneta Francesco Capecci , quando quest'ultimo richiama l'attenzione dei partecipanti. Prende il microfono in mano e ci comunica la scomparsa durante la notte di Beppe Togni, un'istituzione della maratona e primatista italiano con 761 traguardi nel suo palmares.
Bresciano tutto d'un pezzo, figlio di una generazione dove la parola sacrificio assume un valore particolare così come la sofferenza sportiva vissuta durante le sue tante competizioni podistiche.
Rimango basito di fronte alla notizia e, nel minuto di raccoglimento a lui dedicato, il pensiero corre indietro nel tempo quando nelle maratone a circuito lo sorpassavo e gli gridavo "Forza Beppe! ". E lui col capo chino bofonchiava un saluto...
Per il resto è stato un fine settimana caratterizzato da due "viaggi - odissea" per giungere nella località adriatica e riabbracciare Ivan e Raffaele, due amici di lunga data ai quali sono sportivamente legato per aver vissuto, in loro compagnia, momenti indimenticabili. L'occasione era sempre quella , la trasferta di un Ironman dove il folto numero d'atleti ed accompagnatori del Flipper di Ascoli Piceno si rendeva protagonista. Io l'infiltrato alle loro foto di gruppo.
Raffaele è il Presidente carismatico e rivederlo è stato emozionante così come ammirare Grottammare, la località dove risiede Ivan raggiunta al termine di un "trasbordo" durato ben 7h40.
Il mare d'inverno è affascinante così come risultano gradevoli la temperatura, ben al di sopra dei 10 gradi, e l'aria respirata,  assai diverse da quelle nordiche a cui siamo abituati noi abitanti della Pianura Padana.
La serata è trascorsa in allegria in un ristorante messicano con Ivan, Raffaele, la sua simpatica ragazza ed Alessandro un "nordico" trapiantato alla fine del secolo scorso da queste parti . Dopo aver concluso 3 Ironman e l'esperienza lavorativa ha saggiamente deciso di tenersi l'appartamento marchigiano e di tornarci una volta al mese.
Riguardo la cena abbondante, evitando gli sgraditi cibi piccanti,  la scelta è caduta su un piatto unico a base di pollo, riso, fagioli ,insalata verde, mais e pomodori con un'ulteriore porzione di riso a me utile per la maratona del giorno seguente. A questo punto avrei dovuto dire stop ma al dolce è difficile rinunciare, motivo per cui , ho scelto una tortilla ripiena di nutella con panna montata rivelatasi decisamente scadente. Per la cronaca era quella spray acquistabile in qualsiasi supermercato e sulla consistenza di quest'ultima evito spiacevoli commenti.....
Al risveglio domenicale il cielo si è presentato velato e giunto in spiaggia a San Benedetto, gentilmente accompagnato da Ivan, l'umidità dell'aria invitava a star coperti . Infatti solo mezz'ora prima dello start, tolgo giaccone e pantaloni portando la borsa sotto al gazebo predisposto come deposito.
Una breve sgambata nei pressi della battigia ed anche all'interno della spiaggia per capire l'impatto del piede sulle due superfici d'affrontare durante la gara  . Poi Francesco ha richiamato la nostra attenzione informandoci della triste notizia riguardante la scomparsa di Beppe Togni. E' sgorgato spontaneo un applauso da parte di tutti i presenti, oltre al canonico minuto di silenzio prima della partenza per ricordare la sua memoria. In programma oltre alla maratona anche la mezza ed il totale degli iscritti alle due prove è attorno ai 200 partecipanti. Prevista anche una non competitiva di 7 km.
Il tracciato presenta un bastone andata-ritorno di 3 km (da ripetersi sei volte), con una indigesta deviazione a metà dello stesso che ci porta a sprofondare nella sabbia per poi affrontare una piccola rampa ed uscire momentaneamente dalla spiaggia. Si percorre un tratto asfaltato ridiscendendo verso il mare sempre in equilibrio precario sino a quando non ci si avvicina alla battigia. Affrontare per ben 12 volte questo segmento sarà una spiacevole esperienza per l'apparato muscolare degli arti inferiori.
Giunti nei pressi del gonfiabile si prosegue per circa mezzo chilometro dov'è posizionato un secondo giro di boa. Da qui occorre puntare l'arrivo e transitare sopra il tappeto del rilevamento cronometrico collocato sotto lo striscione d'arrivo.
E' quindi una ricerca spasmodica del terreno più compatto anche se in leggera contropendenza mentre in prossimità dei due giri di boa si torna a calpestare la sabbia non battuta. Ad aggravare la situazione s'aggiunge un vento contrario e freddo, sadicamente presente quando si fa ritorno verso San Benedetto...
Il bello di questa competizione è stato correre al proprio passo come se lo facessi in solitaria, costantemente attorniato in un senso o nell'altro dagli altri atleti. Il ritmo, come preventivato, è calato alla distanza quando è subentrata l'inevitabile stanchezza e sul finire ho ritenuto opportuno ridurre significativamente l'andatura. Negli ultimi 3 km controvento e con la pioggia venuta a farci visita  correre al risparmio è stata la logica conseguenza, col solo desiderio di giungere all'arrivo e completare la prima delle tre maratone programmate. Fra una e l'altre cercherò di recuperare le forze in vista della successiva per ripresentarmi ai nastri di partenza in discreta forma nonostante il peso forma continui ad essere un obiettivo difficile da conquistare.
La golosità ha sempre la meglio.....
Ringrazio di cuore Ivan, Raffaele per l'accoglienza e l'amicizia come sempre dimostrata ed Alessandro assai gentile nell'accompagnarmi durante il viaggio di ritorno alla stazione di Fidenza. Per varcare l'uscio di casa sono stati necessari tre treni e l'auto, mediante la quale ho percorso il tragitto dalla stazione di Carnate-Usmate alla mia abitazione. No comment....

R.I.P. Beppe and God Bless you !!!

domenica 26 gennaio 2014

Decisamente impegnativa.....

                        Con l'amico organizzatore Marco Scotti
                         col Catu e Bruno due amici triatleti

                                   con Miss Tavoletta Sara :-)

                                la sorridente Alessia col suo trofeo

Gli ultimi due mesi sono trascorsi "maratoneggiando" o, come due settimane or sono, superando la fatidica distanza dei 42,195 km., ragion per cui oltre all'aumento ponderale si è aggiunta la prolungata assenza da competizioni veloci, delle quali avverto la necessità una tantum per dare una "sgasata" al motore imballato. In settimana, come ben sanno i miei storici lettori, effettuo solo un'uscita di mantenimento e l'appuntamento con la Mezza nel Parco Adda era l'occasione buona per togliere un po' di ruggine dalle fibre veloci :)
Il percorso, sulla carta impegnativo, consigliava una doverosa gestione delle risorse energetiche in quanto l'altimetria risultava essere particolarmente ostica.
La gara , al suo battesimo nel calendario delle mezze nostrane, è stata concepita dall'amico Marco Scotti coadiuvato dal suo entourage familiare e dal rodato gruppo di volontari presenti anche all' Elbaman, fiore all'occhiello del sopraccitato Marco ed organizzato con molta abilità
L'unica incognita era rappresentata dal meteo di fine gennaio notoriamente rigido nelle lande padane. Fortunatamente, come si è verificato ultimamente nelle competizioni invernali, abbiamo riscontrato un clima insolito per il periodo associato a temperature gradevoli. Unica nota stonata la presenza di un irritante vento infiltratosi in una giornata perfetta.
Cielo azzurro, splendido panorama, caratterizzato dalle prealpi lecchesi sullo sfondo con cime abbondantemente innevate e ritrovo dei partecipanti a Cornate d'Adda nel locale palazzetto dello Sport.
Raccolgo sotto casa l'amica Alessia , convinta all'ultimo a prendere parte alla prova, e pur giungendo con abbondante anticipo all'interno della struttura osserviamo una lunga coda d'atleti in attesa di ritirare la busta contenente chip e pettorale. I volontari dell'organizzazione risultano visibilmente indaffarati a gestire un numero di partecipanti ben oltre le previsioni e sono felice del successo ottenuto dall'evento sportivo sin dalla sua prima edizione.
E' divertente incontrare e salutare i molteplici amici, ironizzare con loro nel tragitto che conduce agli spogliatoi , caldi e spaziosi, il sogno di ogni podista che s'accinge a gareggiare .
Consegna borse al deposito, condito da un momento d'ilarità a tre coi Kailua Brothers Ernesto e Roberto. Tutti e tre con lo stesso modello running di Hoka ai piedi , da qui l'idea d'immortalare la cosa con uno spiritoso scatto fotografico. Segue trasferimento di corsa verso la zona di partenza situata qualche centinaio di metri dal palazzetto e già affollata dagli atleti intenti a riscaldarsi .
Memore dell'esperienze passate sono posizionato in terza fila accanto all'amico Matteo Bruletti ed al fatidico colpo di pistola riesco a sfruttare abilmente lo spazio venutosi a creare fra un concorente e l'altro, evitando rallentamenti o spiacevoli capitomboli. Dopo un giro lancio nella zona industriale ci si dirige verso Villa Paradiso e successivamente nel centro abitato di Cornate d'Adda per poi raggiungere la frazione di Porto d'Adda. Sinora il ritmo tenuto è piuttosto allegro quindi, conscio di cosa m'attende nell'ultimo segmento, affronto rilassato la discesa asfaltata che termina sulla strada parallela al fiume Adda. Seppur in leggera discesa,e con diversi tratti fangosi , la scarsa propensione del momento a correre veloce ne condiziona l'andatura e sino al 14° km cerco di tenerla sotto controllo.
Vedo in fondo lo sbarramento, l'inizio del preventivato calvario ed abbandonato il fondo sterrato ritorno a calpestare l'asfalto attaccando un'erta, non lunga, però capace di dare la stilettata finale a carico dei quadricipiti. Si torna brevemente in piano ma la seconda salita, "condita" da due tornanti, invita a due passi di camminata per alleviare la sofferenza e mentre svolto a destra covo l'illusione che il peggio sia  passato.
Eh no Ame, dovrai gustarti anche un bel falsopiano a salire controvento, contraddistinto da un'aria gelida col morale sceso al limite minimo, così come la capacità di sopportazione del dolore.
"Dai non mollare del tutto, mantieni questo passo !" e considerata la perentorietà del messaggio pervenuto dalla vocina dentro me, l'accontento nonostante l'evidente dèbacle fisica.
Ad un chilometro dall'arrivo ulteriore strappetto indigesto ed al termine dello stesso, un lungo interminabile rettilineo durante il quale ringrazio la vocina perchè, senza il suo proverbiale intervento, ero sul punto di mettere la ridotta "switchando" in modalità passeggiata .
Il traguardo è in ogni caso il raggiungimento di una meta, un cammino affrontato di corsa con i suoi alti e bassi e oggi non solo quelli dell'umore, cosiderando i saliscendi della competizione.
Complimenti ad Alessia, perseguitata da qualche acciacco fisico,vincitrice della sua categoria d'età :- )
Un abbraccio a tutti i simpatici amici coi quali ho condiviso l'ennesima giornata di sport.
Un plauso per la perfetta orchestrazione della neonata mezza a Marco, dimostratosi come sempre all'altezza della situazione.Sentendo i commenti entusiasti degli atleti al termine della loro fatica, credo diverrà un appuntamento sportivo di rilievo per gli anni a venire.

God bless you !!! 


venerdì 17 gennaio 2014

Non sembrava neppure d'essere in gara.....

                               con Alina e Gessica all'interno del bar
                       Gigioneggiando con Andrea Bernabei ed Ivan Cudin
                                  Si vede che siamo ai primi passaggi ;)
                                Gustose !!!!

Il variopinto mondo delle "Ultra" conferma il suo tradizionale marchio di fabbrica anche in occasione dell' Ultramaratona della Pace corsa domenica scorsa lungo le sponde del fiume Lamone.
Spirito familiare, nessuna traccia di quella tensione pre gara tipica delle maratone dove notoriamente si scorgono visi tirati ed atleti spesso alla spasmodica ricerca del loro primato personale....
A Traversara, piccola cittadina romagnola, il clima che si respira odora di convivialità, come tra i commensali invitati ad uno stesso banchetto.L'occasione per "consumare" parecchi chilometri, senza sedersi, godendo di codesto clima a tratti goliardico ,ci viene offerta dall'amico di vecchia data Enrico Vedilei organizzatore dell' evento.
Sembrerebbe un film già visto, ed in effetti lo è, perchè analogamente allo scorso anno vengo gentilmente ospitato dalla Girasole Family rappresentata stavolta solo dall'amico Federico, universalmente conosciuto con l'appellativo di "Gira".
Prosegue il periodo meteorologicamente inusuale con temperature ben al di sopra della media ed è stupefacente ritrovarsi con 10 gradi il 12 gennaio. Siccome detesto l'inverno e le basse temperature è tutta manna scesa dal cielo ! :)
E' l'ora di cena e dall'ordine telefonico a quando finalmente si materializzano le tanto sospirate pizze, trascorrono ben 50 minuti. Iniziavo ad avvertire un significativo appetito subito sedato in pochi minuti , cioè quelli necessari a divorare la "verdure con bresaola" :)
La serata trascorre piacevolmente ed approfitto del lettino di Agnese, una delle due scatenate gemelline assenti, per un sonno dal quale mi risveglierò l'indomani mattina attorno alle 6.20.
Colazione col Gira ed un pacchetto di biscotti Colussi sparisce, in men che non si dica, inzuppato nel tè, sostituendo egregiamente le tradizionali barrette. Un'ottantina di chilometri mi separano dalla periferia della capitale emiliana alla ruspante Romagna e posso gridare vittoria per l'assenza dell'odiata nebbia, regina incontrastata da queste parti....
Come accennato in precedenza l'ultramaratona è una grande congregazione podistica e giunto a destinazione scorgo i soliti volti noti coi quali si scherza bonariamente in attesa del via, quest'anno spostato fuori dal centro abitato di Traversara. C'incamminiamo, dal piccolo bar attrezzato a spogliatoio e deposito borse, per raggiungere il gonfiabile situato a circa 5-600 metri da dove avrà inizio la prova. Al tradizionale colpo di pistola il gruppo si sposta ad andatura turistica sino all'argine del Lamone raggiunto tramite una stretta e breve scalinata.
Sfrutto il piccolo lembo di terra battuta e tramite alcuni esercizi di puro funanbolismo cerco di scongiurare lo sconfinamento nell'erba ai suoi fianchi correndo in compagnia di due amici ed atleti di spicco dell'ultramaratona italiana, ovverosia Andrea Bernabei e Ivan Cudin.
Rimango cono loro solo il primo dei cinque giri previsti per evitare deleterie "scottature", prediligendo la cottura a fuoco lento, conscio che nelle fasi finali sarò un podista "bollito" :)
Dei 47 km abbondanti ne corro 37 in solitaria, molto concentrato sul dove poggiare i piedi, timoroso per le mie legnose caviglie, col lato di ritorno a Traversara muscolarmente e mentalmente più impegnativo. Come ebbi a sottolineare lo scorso anno, la cospicua  presenza di un manto erboso irregolare attenua notevolmente l'effetto benefico della spinta, a scapito dei quadricipiti e la risultante è una riduzione della velocità di percorrenza. Affronto con regolarità e buon ritmo i primi tre giri, cercando di preparare corpo e mente a combattere l'inesorabile decadimento fisico e vi riesco sino quasi al termine del quarto.
Mi fermo al ristoro sotto la scalinata e, contrariamente ai precedenti passaggi , la sosta è più prolungata con qualche battuta scambiata coi giudici ed i volontari presenti.  
Carbo Jet Gel, due bicchieri d'integratore, affronto l'ultima passaggiata sui gradini e vorrei possedere la grinta necessaria per correre questa andata-ritorno col piglio giusto. Ed invece.....
Sarà l'età matura, la consapevolezza d'aver già raggiunto negli anni passati l'apice a livello di rendimento, l'approccio amatoriale, l'innata assenza di competitività , fatto sta che al primo segno di stanchezza calo bruscamente l'andatura. Nelle competizioni di lunga durata, ribadisco quanto già sottolineato in passato, occorre attingere dall'energie mentali per sopperire alle defaillance fisiche. Attualmente questa mancanza di reazione alle avversità o crisi che dir si voglia, è una pecca alla quale ho fatto l'abitudine senza peraltro voler porre rimedio.
Quinto giro, o per meglio dire girone dei dannati, in quanto memore della via crucis della passata edizione riassaporo le medesime sensazioni di stanchezza, il passo si fa greve ed ogni singolo chilometro infinitamente lungo....
Lo vedo all'orizzonte l'inizio dello sterrato, anch'esso decisamente sconnesso per l'impronte lasciate dai mezzi congolati, ed abbasso lo sguardo per cercare d'isolare la mente dal contesto. Con reattività muscolare ridotta al lumicino, arrivo nei presi dell'ultimo ponte e calpestando il breve tratto l'asfalto che lo ricopre so che il godimento è dietro a quella brusca curva a destra
Breve e ripida discesa verso l'arco gonfiabile e soddisfazione immensa nel transitarvi sotto.
L'occasione di ricordare Simone nella sua terra natìa , lui romagnolo doc, è andata a buon fine, con una prestazione dignitosa. Immagino l'abbia reso felice, sogghignante da lassù  :)
La rinomata generosità delle genti di queste latitudini si nota nel ricco pranzo successivo alla gara, composto da una significativa porzione di tagliatelle al ragù, piadina con salumi e squacquerone, insalata, un piatto con alcuni dolci caserecci  d'assaggi.
Arduo trovare le parole per ringraziare nuovamente il Gira....E' proprio vero il detto "gli amici si vedono nel momento del bisogno" ;-) 


God bless you !!!

giovedì 2 gennaio 2014

Ippopotamo run a San Silvestro...

Foto di gruppo ed alla mia dx l'amico Stefano (foto Angela Bolis)
                                con l'amica Cinzia nel pre gara....
                     e dopo, sempre con lei, e la sua squisita torta  :-)

Ma cos'è ? Una neonata competizione podistica per runners in sovrappeso? A ben vedere dopo le irrinunciabili e tradizionali abbuffate consumate durante le feste natalizie con pranzi e cenoni luculliani per molti sportivi urge lo smaltimento dei chili in eccesso.
Personalmente ho solo abusato di tutti i dolci classici del periodo ovverosia il famigerato "panetun" milanese, cioccolatini marchiati Lindt , torrone morbido, datteri e frutta secca varia.
Se consideriamo che sono trascorsi diversi mesi da quando diedi l'addio al peso forma estivo, il surplus calorico della settimana natalizia ha contribuito ad aggravare la situazione e la bilancia si è stupefatta nel vedermi così ingrassato :O
Fine anno, come da copione, è un momento ludico-sportivo utile per riabbracciare la famiglia Girasole e veder brillare gli occhietti delle due gemelline Agnese ed Alice mentre scartano il regalo portato dall'adottivo zio brianzolo. Ricevo a mia volta dalle mani di papà Federico, per gli amici "il Gira", e mamma Silvia il consueto e prestigioso berretto Odlo, regalo assai gradito dal sottoscritto :-)
A completare la combriccola s'aggregano Monica ed il marito Fabrizio, alias il "Mazzo", compagno di merende d'alcune iron-trasferte affrontate col solito approccio goliardico e trasformatesi in momenti d'autentico folklore in qualche angolo dell'est europeo...
Mentre il ragazzo della pizzeria ci consegna la nostra cena ecco giungere il forte triatleta Emanuele, il quale dice d'aver già cenato quindi si fermerà solo per far due chiacchiere. Ottima la "Tenerina", torta al cacao confezionata con amore da Monica, a conoscenza della mia innata predisposizione verso i dolci e l'insaziabile golosità :D
Il tempo trascorre velocemente ed è sempre piacevole sentire i racconti ricchi d'anedddoti relativi a personaggi conosciuti tramite lo sport, però la stanchezza inizia ad affiorare ed il giorno seguente m'attende una lunga ed estenuante corsa. L'indomani l'intenzione era quelle di far colazione con le tradizionali barrette ma dopo aver consumato la prima cedo alla tentazione di provare i biscotti Colussi sgranocchiati dal Gira e continuo con quelli abbandonando l'idea primitiva ;)
L'aria esterna è si frizzantina però in linea con la stagione e si prospetta un innalzamento delle temperature in tarda mattina per l'assenza di nebbia e l'arrivo dell'amato sole. Giungo con largo anticipo al palazzetto dello sport posto all'interno del Centro Pederzini, situato alla periferia di Calderara di Reno, e ne godo il tepore mentre sbrigo le solite formalità pre gara. Incontro diversi amici, alcuni di loro sono degli habituè di questa competizione, dal percorso direi poco attrattivo a livello paesaggistico ma capace di schierare al via più di 250 atleti escluse le staffette. L'ambiente scanzonato e familiare della manifestazione, orchestrata da patron Gozzi, è una peculiarità consolidatasi col passare degli anni e viene largamente apprezzato dagli atleti amanti della Maratona di S. Silvestro , l'ultima prevista per l'anno 2013 sull'italico suolo.
Dopo una prima tornata più breve, i concorrenti dovranno completare 7 giri della lunghezza di poco inferiore ai 5,5 km e, seppur privi di vere e proprie salite saranno, a lungo andare, probanti anche per la presenza di un ostico sottopasso in corrispondenza del 5° km. Vi posso garantire che quel breve indesiderato strappetto sarà percepito con malcelata antipatia dai quadricipiti dei maratoneti :-)
Se dovessi dar retta al teorema espresso dall'esimio Dott. Arcelli, secondo cui ogni chilo corporeo superfluo (leggasi grasso) incide negativamente sulla prestazione nell'ordine di due minuti, dovrei mettere in preventivo un surplus di 6 minuti sul crono finale. Noncurante di tutto ciò adotto la tattica di gara sperimentata con successo a Reggio e parto con un'andatura abbastanza controllata.
Si forma ben presto un terzetto, viaggiamo di pari passo per 22 km circa poi uno di loro, Raffaello, dà un'accellerata e l'esperienza, nonchè le sensazioni fisiche del momento, sconsigliano di seguirlo poichè rischierei di finire la benzina anzitempo. Purtroppo l'altro socio è temporaneamente assalito da una crisi passeggera e si stacca leggermente per ritornare al mio fianco negli ultimi due giri. Ha ritrovato vigore e rimango aggrappato a lui sino all'inizio del giro finale quando la lancetta del serbatoio inizia a lampeggiare e comprendo l'inutilità di voler tenere quel ritmo. Sarebbe un suicidio, una morte annunciata con tanto di deflagrazione.
A sensazione calo la velocità di una decina di secondi al chilometro e nei tratti a salire gestisco la crisi autoincoraggiandomi in quanto, conoscendo a menadito il tracciato, so che la sofferenza finirà allorchè giungerò al 4° km. Da quel punto in avanti vi sarà un breve tratto per riallacciarsi alla strada principale ed a seguire un lungo rettifilo, leggermente in discesa, interrotto solo dal maledetto sottopasso.
Nel percorrerlo per l'ultima volta vorrei girarmi e dedicargli un amorevole gesto dell'ombrello invece continuo il rilassamento mentale intrapreso pochi minuti prima. Comincio a pregustare il sapore adrenalinico, dell'appagamento percepito nel concludere uno sforzo logorante come lo è correre senza soluzione di continuità per 42.195 metri. E' gioia breve, intensa , un orgasmo sportivo.
Al termine della canonica doccia soddisfo l'appetito prima col bis di pasta cucinata dai volontari dell'organizzazione e, dulcis in fundo, delizio il palato con la torta preparata dall'amica reggiana Cinzia. Una delizia!
Concludo ringraziando di cuore Gira e Silvia per la solita fraterna ospitalità, non potevo chiudere in miglior modo, sportivamente parlando, il 2013 un anno ricco di soddisfazioni. Per il resto nulla di nuovo all'orizzonte, meglio stendere un velo pietoso e guardare avanti vivendo alla giornata....

God bless you !!!